LO STILISTA ANTONIO MARRAS ALLA SETTIMANA DELLA MODA DI MILANO: L’AMORE, LA SARDEGNA E L’ELOGIO DELLA FOLLIA

ph: Max Botticelli

di Mariella Cortès

E’ strana la mente. Strane le sue sovrapposizioni, l’alternarsi di ossessioni e realtà, il suo cercare di ricostruire e trovare speranze. E qui che si genera quella “creatività della follia”, che viaggia su lettere, ricordi, passioni e modi di vestire. Se allora, il cuore ha ragioni che la ragione non conosce, lasciamo che si nutra del non detto e viva delle trasformazioni e dei desideri di ciò che poteva essere e non è stato.

Osa e sorprende, Antonio Marras, esplorando le sfumature di una romantica malinconia anticonvenzionale, mettendo in scena una collezione donna per il prossimo autunno-inverno in cui l’abito diviene sentimento in perpetua trasformazione e viaggio, sino ad arrivare in Sardegna.  L’ispirazione arriva dalle lettere di Adele Hugo, figlia di Victor Hugo, divenuta folle di un amore non corrisposto per il Tenente Pinson, resa immortale nella magistrale interpretazione cinematografica di Isabelle Adjani diretta da Truffaut.  

Marras modifica la trama del film e immagina, al rientro dal Canada dove Adele aveva inseguito il suo amato, un arrivo in Sardegna,“Luogo magico dove le canne sono sempre scosse dal vento” e in cui vive e scrive, anche lettere d’amore, Grazia Deledda, con la quale diventa amica di penna. Lo spazio di Via Compagnoni a Milano, in un sabato di Moda Donna bagnato dalla pioggia, diviene cornice di un viaggio fisico e mentale, fuori da ogni schema.

La melodia, quasi irreale del Theremin, nella performance di Doris Chryler accompagna la sfilata che si apre all’insegna del rigore, nei toni del nero e del grigio, in gessati e capi sartoriali resi ancor più severi dal taglio smoking, punti vita segnati e velette nere a coprire lo sguardo. L’Adele H. di Antonio Marras, in quello che lo stilista definisce “un elogio alla follia” si muove, seguendo il flusso del pensieri, sulle note di uno degli strumenti musicali più complessi che si suona senza essere toccato, tra vasche da bagno traboccanti di fiori a ripensare casa e giardini, dislivelli che scoprono e rivelano.  I tagli sono rigorosi come nei capi militari ma, non appena la melodia si fa meno cupa, sull’oscillazione di un romanticismo inglese che riempie l’animo, iniziano a scivolare lungo il corpo. Qui, si fa strada quella che Antonio Marras chiama “creatività della follia”.

L’arrivo in Sardegna cambia Adele e il suo modo di vestire che si fa audace e leggero, si tinge di colori, come se avesse ritrovato l’armonia in questo paradiso terrestre dove diventa “amica di penna, e quindi amica per la vita” di Grazia Deledda. Il bianco subentra al nero sui nuovi abiti della donna che diventano sovrapposizioni di tessuti e stili, di trame e inserti, dove il maculato incontra il verde militare e si arricchisce di lunghe piume nere e le stampe floreali sono nette e sfumate, proprio come i ricordi. Nero e bianco, luce e ombra, follia e amore che, in fondo, sono la medesima faccia della medaglia di una metafora di rinascita che va in scena sotto la regia di Marras. Se, allora, la passione di Adele per il suo uomo va oltre la consapevolezza che tutto in lui sia spregevole, scivolando nella follia, questa diviene arte.  

L’Adele di Marras trasforma i suoi capi convenzionali, li ricama d’oro, rouches e ne riveste i bottoni. Mescola, Adele, ora che si sente cambiata e lo fa con la disinvoltura dell’audacità, con trasparenze inaspettate e corte giacche di pelle e piume, pantaloni ampi, al ginocchio; fa scivolare le lunghe gonne sopra le  sneakers, aggiunge maniche di pelliccia importanti a cappotti militari, fa traboccare di fiori le cappe, inserisce sulle giacche bordi merlettati e gioca con le assimetrie delle gonne, rende le giacche strutturate e simili a pannelli artistici, accosta ai gessati gialli, rosa e verdi salvia. Dipinge, l’Adele di Antonio Marras. E, da innamorata, i suoi sono bouquet di fiori e delicati volti a china su impalpabili sete e rose. C’è l’aria di un esotismo ottocentesco e di oggetti rinvenuti in una wunderkammer che diventano spille, decorazioni e accessori e il tocco della Sardegna nell’uso delle frange su gonne e abiti sfiorati dal nero.   Intanto la melodia del  Theremin si fa più incalzante e accoglie l’ultima uscita di Adele, ” Un momento–  spiega Marras – in cui la collezione, che nasce in maniera rigorosa, cambia e si stravolge fino alla follia totale, a perdersi totalmente quando Adele esce di casa con il pigiama e la coperta sulle spalle”.

 E guardando questa Adele ripensata da Antonio Marras, con il suo completo di seta traboccante di fiori e quella coperta tenuta con incurante fierezza, quasi fosse un mantello, ci si perde nella delicata follia di uno sguardo che è insieme Vecchio e Nuovo Mondo, audacia e castità e Sardegna, nel suo vento che sfiora le canne lungo i corsi d’acqua portando con sé profumi e pensieri.

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