UN COGNOME RICCO DI STORIA: IL LIBRO DI ANNA MARIA SGARBI DEDICATO A GIULIANO, FIGLIO DI “PAPA’ GRAMSCI”


di Sergio Portas

D’accordo con Tolstoj (Incipit di Anna Karenina, 1887) che “…ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo, non possiamo non auspicare che il parlamento italiano si degni finalmente di dare normative certe alle migliaia di coloro che, anche nel nostro paese, abbiano scelto di vivere la loro vita affettiva all’interno di un istituto diverso da quello cosiddetto “naturale”. E chissà come sarebbe stato contento Gramsci. “C’è un avvocato che ha conosciuto suo figlio e ce ne viene a parlare alla biblioteca di Brugherio, sabato “, mi dice al telefono Maria Collu, sanlurese DOC, trasferita a Milano che non aveva ancora vent’anni per diplomarsi in un corso d’insegnamento elementare e ci sarebbe rimasta per altri 35 a insegnare, ora è in pensione ma, nei momenti che non sono dedicati alle nipotine, è iscritta a tutti i corsi possibili e immaginabili che mette in piedi il comune. Uno, di giornalismo, lo tiene Claudio Pollastri, scrittore bulimico (mi pare che siano 37 i romanzi che ha dato alle stampe, 27 raccolte di interviste, 14 biografie di musicisti e altro ancora) e giornalista televisivo, vaticanista,  per l’ACU (accademia di cultura universale) di Brugherio quest’anno invita per i suoi allievi, i discendenti di personalità conclamate, l’ultimo il bisnipote di D’Annunzio, Federico si chiama. L’intento, par di capire, è chiedere loro come riescano a portare dignitosamente sulle loro esili spalle il peso di cognomi così ponderosi e ricchi di storia. Oggi tocca al figlio minore di Antonio Gramsci, Giuliano. Per lui parla, in forma di lettere scritte, un libro che ha pubblicato  Anna Maria Sgarbi nel 2008  e ha intitolato: “Papà Gramsci”, Gabrielli editori, ne scrive la prefazione Valter Veltroni. La Sgarbi è un fior d’avvocato, segue sopratutto cause che riguardano il diritto di famiglia ( e ci risiamo), nasce a Rolo, due passi da Reggio Emilia, una parlata che ha conservato tutto l’accento dolce e strascicato di quelle parti e un “look” personale che si impone da subito: lunghi capelli biondi e rossetto vivace a contrasto, magari come oggi, di vestito e calze nere, sorriso che più simpatico non si può. Lo scrivo perché sono convinto che sia servito, questo suo essere una “bella bionda”, a rompere la corazza di timidezza di Giuliano Gramsci. Lo dice lei stessa del resto quando ci racconta come è cominciata la sua frequentazione moscovita col figlio del nostro Antonio.  Lei a Mosca ci sarebbe andata due volte l’anno per quattro anni, a seguito di una commissione ministeriale   e “in una di quelle sere che il tuo interprete non ha voglia di accompagnarti a vedere l’ennesimo balletto” si è sentita proporre di far la conoscenza di un moscovita che parlava abbastanza bene in italiano, un suo compagno di scuola, avevano ambedue frequentato la scuola di violino alla fine degli anni ’30. In seguito lui, Alexander Makhov, sarebbe diventato primo segretario dell’Ambasciata russa in Italia negli anni ’60 , traduttore in russo di molti scrittori e poeti italiani.  Sia come sia comparve Giuliano, stretto, dice la Sgarbi, in un cappottino molto modesto che stonava nella hall dell’hotel riservato agli stranieri. Parlava un italiano molto elementare. Gli si dovevano levare le parole di bocca. Se non avesse più che insistito, mettendo a frutto tutto il suo charme acquisito in anni di frequentazioni forensi, se ne sarebbe scappato via e non lo avrebbe più rivisto. Invece riuscì a fargli intendere che era la sua di vita a cui era interessata, non anche quella del suo celeberrimo papà, e  ne conquistò la confidenza. Si videro ancora e ancora e Giuliano ebbe modo di raccontarle la storia che ora rivive in questo libro. La sua storia di orfano di un padre che non avrebbe mai viso nella sua vita. Tocca ora, per dovere di cronaca, rinvangare seppur per sommi capi la storia della famiglia materna, la storia delle sorelle Schucht, almeno le tre: Giulia, Tanja e Genja che ebbero con Antonio Gramsci la ventura di insieme attraversare periodi storici di sconvolgenti trasformazioni politiche e sociali.   Apollon Schucht, babbo delle nostre tre, era un piccolo possidente di non grande nobiltà. Personaggio a suo modo assolutamente singolare si era avvicinato ai movimenti che ne avevano abbastanza del potere degli Zar. Per questo era stato costretto a lasciare Pietroburgo per la Siberia, era il 1883 (niente arcipelago Gulag, si era fatto persino spedire il pianoforte di casa). Qui era nata Genja, terza dopo Nadia, la prima, e Tanja (poi verranno anche Anna e Julja e buon ultimo Victor, che scompare però in tanto gineceo). Dato che la bimba doveva essere battezzata assolutamente, pur risultando la sua essere una famiglia di “atei”, provvide al caso un suo amico e “compagno di lotta”, tale Lenin, che molta fortuna ebbe avuto poi nella sua carriera di rivoluzionario. Lo ritrovarono pochi anni dopo a Ginevra, dove vennero alla luce Anna e Julja. Nel 1908 dopo aver soggiornato a Montpellier sono a Roma, le ragazze vanno tutte a scuole d’élite, chi all’accademia di belle arti, chi a quella musicale di santa Cecilia. Saltiamo la “grande guerra” e la rivoluzione russa del’17, dove il compagno Lenin ebbe ruolo di grande protagonista e corriamo dietro a Giulia e Genja tornate in patria per prendere parte attiva, assieme al padre, alla lotta tra bolscevichi e menscevichi. Nel 1922 a 33 anni Genja è in un sanatorio vicino Mosca, ha una forma nervosa che non la fa rimanere salda sulle gambe, il posto si chiama “Serebrian Bor”, bosco d’argento. Ci capita, causa crisi di epilessia con cui deve convivere da anni, l’esponente politico di un piccolo partito comunista, fondato da poco anche da lui, un tipo non troppo alto, folti capelli ricci, occhi che sprizzano intelligenza: Gramsci Antonio, sardo di Ales. Sono sette  tra fratelli e sorelle, venuto su a Ghilarza in grazia di una madre che aveva dovuto sobbarcarsi l’onere di portare avanti la famiglia quando il marito si era beccato sei anni di galera per malversazioni contabili, Antonio aveva cinque anni. Poi borse di studio, studi universitari a Torino, giornalista all’Avanti, giornale del partito socialista italiano. Fondatore dell’Ordine Nuovo, altro organo di stampa socialista, attività politica. Fondazione del partito comunista d’Italia. A Mosca con una delegazione che deve incontrare i massimi dirigenti del comunismo internazionale. A casa nostra, dopo la guerra, Mussolini ha già marciato su Roma e Gramsci è sull’elenco dei ricercati.  Al “Bosco d’argento” entra naturalmente in comunicazione con la giovane ricoverata che parla correttamente italiano, magari tra loro nasce anche più di una simpatia (qualcuno lo dice e lo scrive) ma quando arriva in visita alla sorella Julia, con la sua coda di cavallo sciolta sulle spalle e il violino che sa suonare angelicamente, è il colpo di fulmine. I due si mettono insieme e, tra una riunione al comitato centrale e l’altra, Julia resta incinta e dà alla luce Delio, a Mosca è il 1924, Antonio è a Vienna in attesa di rientrare in Italia, che è stato eletto deputato del regno, quindi ha l’immunità parlamentare. E, per ora, ancora i fascisti la rispettano. Nel ’25 Giulia e Genja e il piccolo Delio sono a Roma, vivono nella casa di Tanja. Antonio sta per conto suo in pensione. L’anno dopo è quello del delitto Matteotti, dei reiterati tentativi di fare fuori Mussolini, delle “leggi fascistissime” : è il regime, ogni altro partito che non sia il fascista è naturalmente fuori legge. Giulia è incinta di un altro figlio e assieme a Genia ritorna in Unione Sovietica. Antonio è arrestato e, tramite tribunale speciale, condannato a vent’anni di galera. Vi morirà praticamente, nel ’37 quando spirò era una larva d’uomo, da poco scarcerato per “motivi umanitari”. Scrive Giuliano Gramsci : “ Il 1° maggio del 1937…squillò il telefono annunciandoci la visita degli amici italiani…  sarebbe passato da casa, a salutarci e a parlarci, Palmiro Togliatti…ci salutò molto dolcemente, accarezzandoci il volto e i capelli, e s
ubito ci chiese di parlare con la mamma…zia Eugenia ci accolse col viso cupo e ci disse: “Papà è morto”. Ebbi un colpo alla testa, come di un badile che ti spacca il cranio. Non ti avrei mai visto. Finiva la speranza di vederti. Finivano i sogni.” (pag.65-66). Dal carcere italiano arrivavano le lettere di Antonio, che chiedeva gli rispondessero spesso e presto, ma Julja soffriva di una “malattia nervosa” che le impediva forse di comprendere appieno quanto fosse importante per lui  avere anche le minute notizie della vita di tutti i giorni.  Faceva da tramite Tanja che era rimasta a Roma e che seguì Gramsci nella peregrinazione delle carceri italiane. Gli spedì libri e medicinali, lo andò a trovare , salvò i suoi scritti e li trafugò in Unione Sovietica.  Coi diritti d’autore Giulia e i suoi figlioli sarebbero stati ricchi. Lei, pare, firmò che restassero “al Partito”. Dice l’avvocatessa Anna Maria Sgarbi che sente puzza di circonvenzione d’incapace e che, se non fossero oramai passati i 70 anni canonici in cui tali diritti scadono, le sarebbe piaciuto adire le vie legali per mettere in discussione tale patto scellerato. E che di questo molto si era lamentato anche Giuliano Gramsci, che pure riuscì a diventare un buon musicista  tanto da insegnare nel locale conservatorio di Mosca. Tutto il libro è comunque prezioso, parla di un padre che non c’è mai ed è sempre presente. Ci sono i protagonisti politici russi e italiani del periodo. La mamma e la sua malattia. La zia Tanja che vuole che i piccoli parlino e imparino l’italiano. La zia Genja che è il vero architrave di tutta la famiglia. Una famiglia di donne che parlano almeno tre lingue, suonano un po’ tutti gli strumenti, divinamente il violino Giulia, sanno di politica nazionale e internazionale. In un modo e un altro hanno avuto un carissimo e illustrissimo compagno in carcere per svariati anni, da lui due figli che tutte e tre hanno tirato su: una vera famiglia arcobaleno. 

Una risposta a “UN COGNOME RICCO DI STORIA: IL LIBRO DI ANNA MARIA SGARBI DEDICATO A GIULIANO, FIGLIO DI “PAPA’ GRAMSCI””

  1. Io ho avuto il piacere e l’onore di avere ospite a Bologna e passare due meravigliosi giorni con Giuliano Gramsci…. adorava la pizza e ne abbiamo mangiato tanto ! Una persona MERAVIGLIOSA !

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