DJ BLACKDEATH 1334: LONDRA DI GIORNO E DI NOTTE RACCONTATA DA FRANCESCA MENDOLA

ph: Francesca Mendola

di Giovanni Runchina

«Penso che Londra abbia perso la sua anima alternativa e che sia diventata più fredda e più monotona rispetto a quando sono arrivata. Ora tutto è più frenetico, l’atteggiamento rilassato e creativo di anni fa ha lasciato il posto allo stress e alla velocità». Fuori dal coro e diretta, Francesca Mendola parla con cognizione di causa dall’alto dei suoi vent’anni nella capitale inglese. Vissuti intensamente, in divisa da lavoro e nei panni di dj col nome d’arte Dj Blackdeath1334.

Cagliaritana, 42 anni, studi in Lettere Moderne all’università del capoluogo, Francesca, sin dal primo giorno, si è immersa anima e corpo nella vita della metropoli: «Conoscevo già bene la lingua e poi Londra era il luogo alternativo per eccellenza, quindi molto attraente per me che ero andata via dalla Sardegna perché mi stava troppo stretta e perché non intravvedevo la possibilità di costruirmi un futuro. Ogni volta che torno poi mi balzano evidenti agli occhi i motivi per i quali ho deciso di trasferirmi all’estero, su tutti la diffusa abitudine a cercare scorciatoie assumendo condotte furbe e l’altrettanto frequente attitudine a lamentarsi delle cose che non vanno. Se non si cambia mentalità è difficile che la nostra isola diventi realmente il posto meraviglioso e pieno di possibilità che potrebbe essere».

Un rapporto di grande intensità che l’ha portata a vedere tutte le pieghe del variopinto vestito della città: di giorno e di notte. E, cosa più importante, a costruirsi il proprio futuro: «Qui – rivendica con orgoglio – ho avuto la possibilità di crearmi una vita grazie esclusivamente ai miei meriti e con le mie sole forze. Trovare un’occupazione è ancora relativamente semplice ma l’ambiente è cambiato moltissimo, gli abitanti sono raddoppiati in vent’anni e la quotidianità è molto più stressante rispetto al passato. Tuttavia chi è umile e ha forza di volontà può trovare la propria dimensione, a patto di non farsi fagocitare dall’iperattivismo tipico della metropoli che ti fa dimenticare l’importanza del tempo da dedicare a te stesso e agli amici».

Esperienze allo Shakespeare Globe Theatre e alla Tower Records, Francesca lavora da dieci anni per la compagnia Eurostar: «Avevo trovato l’inserzione per Customer Services in una pagina di ricerca lavoro online e, vista la mia esperienza nel settore e la conoscenza del francese, dell’italiano e dell’inglese, oltre a un minimo di tedesco, avevo deciso di presentare la candidatura. Dopo alcune interviste, il training e varie prove ho ottenuto il posto. Nel giro di due anni sono diventata Cashier e attualmente mi occupo delle entrate della biglietteria nella stazione di St Pancras International; qui aiuto il personale che si trova alle prese con prenotazioni difficili o altri problemi e, quando serve, svolgo anche il ruolo di Terminal Controller, responsabile della corretta attività operativa della compagnia sotto tutti gli aspetti».

Ma a Londra è diventata anche un punto di riferimento della vita notturna, riuscendo in un’impresa non da poco: imporsi come dj. «La mia musica – racconta – spazia dal Gothic al Neo folk, passando per Industrial, Dark wave e Minimal techno. Tutto, ovviamente, dipende dal tipo di locale in cui mi trovo e dalla serata in cui suono. E pensare che il percorso è nato quasi per gioco; mi ricordo che mi proposi assieme a un’amica nel nostro locale preferito (Slimelight). Abbiamo trascorso due anni a suonare assieme come resident djs in tre diversi club (Djs Ophelia and Rednettle), dopodiché le nostre strade si sono separate e ho continuato la carriera con il nome Dj Blackdeath1334».

Passione per la musica alternativa, coltivata a Cagliari: «Ho esordito al Tempio dei Faraoni, e per diverso tempo ho collaborato con varie band, poi a Londra ho provato e trovato il mio spazio perché sono riuscita a introdurre qualcosa di nuovo. Ho avuto tantissime soddisfazioni; ricordo che ai tempi in cui stavo alla Tower Records avevo la responsabilità di ordinare i nuovi prodotti della scena gotica/industriale. Stesse sensazioni come dj, ogni volta che vedo la sala piena di gente felice che balla o che qualcuno mi ferma per strada o mi scrive per ringraziarmi ecco, tutto questo, assieme all’amore per la musica mi stimola a continuare su questa strada. Tornare a vivere in Sardegna? Mi piacerebbe ma so non avrei molte possibilità di rifarmi una vita».

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