CAGLIARI ANTICA: VIA LA MARMORA 10 E IL MUSEO CONTUS DE ARREJOLAS


di Claudia Zedda

Per essere felici basta poco. Per essere felici è sufficiente che qualcuno ci racconti una storia vecchia ogni giorno.

Questa di oggi è stata una giornata felice davvero. Ero alla ricerca di storie vecchie. Mi sono messa in macchina e ho raggiunto Cagliari antica. Non so se hai la mia stessa fortuna: passeggiando per la mia città ho sempre la sensazione di essere turista. E’ una cosa strana non trovi? Conoscerla, conoscerla tutta e bene, in tutte le sue storie è impossibile. Nonno chissà quante ne conosceva. Si chiamava Antonio ma chissà perché tutti lo chiamavano Vittorio.

Stamattina ero alla ricerca di storie e sono andata a cercare la casa di Vittorio. Nonno è nato e cresciuto a Castello. Ne andava particolarmente fiero. Veniva chiamato Castello de susu per distinguerlo dai quartieri geograficamente più bassi e ieri doveva essere diverso da oggi. Mi ha sorpreso scoprire che nonostante tutto la casa di Vittorio esiste ancora. E te lo dico sinceramente, l’ho sentita anche un po’ mia. Tutto lì, a Castello de Susu è fermo e silenzioso, conservativo e antico.

Non saprei spiegartelo, mi sono sentita a casa. Via La Marmora è lunga e alta, un mistero dietro l’altro, casa di is duennas e di storie antiche, scatti perfetti e racconti che avrei voluto ascoltare.

In via La Marmora stamattina ho trovato un pezzo della mia storia, ma non solo. C’era anche un piccolo panificio con porticina in legno e vetrina per l’esposizione squisitamente vintage e anche un piccolo museo. Era aperto per pura casualità mi ha detto la proprietaria. “Normalmente apriamo il mercoledì”, ma chissà perché quel martedì ha avuto voglia di aprire.

E’ intitolato Contus… e già questo potrebbe bastare, ma c’è di più. Contus de Arrejolas e mette in mostra piccole mattonelle provenienti da castello e dintorni.

L’ambiente è confortevole, caldo, di legno. Provo a descrivertelo. Si accede scendendo piccoli scalini: ti accoglie il legno scuro che canticchia sotto i tuoi piedi e un piccolo cane che abbaia. Alla parete un’esplosione di colori sbiaditi dal tempo ma che, diavolo, ci sono ancora tutti, e tu te lo chiedi come abbiano fatto e quante ne abbiano viste. Se hai un po’ di fantasia te li immagini forti e densi, ma anche ora, nonostante tutto non sono male.

Ci ha accolto la proprietaria, una donna simpatica che ha il dono del racconto. Spesso capita che le donne ci nascano con questo dono.

Ci ha raccontato tutto e se non tutto tanto. Ero avida di racconti. Temo se ne sia accorta subito. Sono un libro aperto io.

Ho imparato un sacco di cose nuove.

Mi ha raccontato delle cementine, piccole piastrelle di cemento e di come venivano decorate. Destino vuole che a Bono il pavimento della cucina sia decorato proprio con una di quelle esposte nel museo. No, quella mattonella non ha un significato specifico, ma mi è piaciuto vederla esposta là, come una cosa preziosa, come una cosa antica.

Mi ha raccontato che a Cagliari le piccole mattonelle segnate dal passaggio di un gatto si riteneva portassero fortuna, e chi se ne accaparrava una la poneva in bella vista.

Mi ha raccontato e mostrato un’antica cisterna punica. Al suo interno ha trovato piccoli resti di passato. Frammenti di storia che ha conservato gelosamente.

Mi ha raccontato e mostrato di un piccolo foro sul muro che lei ha in parte coperto. La storia di quel foro non la conosceva prima della visita di due signore anziane. Un tempo le due che allora erano bambine avevano abitato la casa. Durante la guerra il padre aveva deciso di fare un buco nel muro che entrava in collegamento con i molti cunicoli cagliaritani. Le bambine potevano farvi accesso quando la città veniva bombardata: insomma quell’uomo aveva regalato loro un nascondiglio sicuro, o per lo meno un nascondiglio che riteneva tale. Fantastico che sia ancora lì. Fantastico.

Mi ha raccontato che lì ha abitato Francesca Sanna Sulis. Ci credi che ho scritto tutti i testi per il suo museo, a Muravera? Una donna speciale: mi  segue come un’ombra.

Mi ha raccontato e mostrato mille mattoni di recupero: ciascuno raccontava una storia.

Sono saltata fuori da quel piccolo museo con la testa leggera e il cuore felice, con l’impronta di gatto stampata su un medaglione, che se porta fortuna dovevo averla, e la voglia di raccontare di quel piccolo gioiellino cagliaritano.

Non so se tu hai la mia stessa fortuna, ma la mia città, Cagliari, mi regala sempre l’idea d’essere turista, la sensazione che qualsiasi pietra in mostra o sotterranea abbia una storia, una vecchia storia da raccontare. E ascoltare a me piace da morire.

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