“BIANCO DI BABBUDOIU” IL FILM DI IGOR BIDDAU: LA SARDEGNA RACCONTATA CON L’IRONIA DEL TRIO “PINO E GLI ANTICORPI” ED IL FASCINO DI CATERINA MURINO


di Bruno Culeddu

Tra i vincitori del bando “Filming Cagliari 2015” figura il lungometraggio “Bianco di Babbudoiu” di Igor Biddau. Il film, ideato e scritto dai Pino e gli Anticorpi con la collaborazione per la sceneggiatura di Nicola Alvau e Dario Tiano, racconta le vicende di due fratelli, della loro sorella e del marito di quest’ultima, tutti impegnati a salvare dal fallimento la loro storica azienda vitivinicola “Le Tenute Babbudoiu” in Sardegna. Oltre al trio Pino e gli Anticorpi, composti da Roberto Fara, Michele e Stefano Manca, resi popolari da “Colorado”, nel cast figurano anche altri personaggi del mondo televisivo come Francesca Rossi, Carlotta Bazzu, Marco Bazzoni, Dario Cassini, Gabriele Cossu, Jacopo Cullin,  Valeria Graci, Massimiliano Medda, Aldo Milia, Daniela Simula, Benito Urgu. La principale protagonista femminile della commedia è, invece, Caterina Murino. La star internazionale, già conturbante Bond girl di “Casino Royale”, è stata chiamata a interpretare il ruolo di Giusy Mannu, bella e un po’ svitata contitolare e promoter delle cantine “Babbudoiu”.  L’opera, prodotta da Piero Crispino di 3Zero2, Firenze Produzioni Cinematografiche e Babbudoiu Corporation con il  supporto della Fondazione Sardegna Film Commission. Il film è stato completamente girato in Sardegna, tra Sassari, Usini, Torralba e l’Argentiera ed altre bellissime location, con base presso l’azienda vitivinicola “Delogu” lungo la strada Sassari-Fertilia, realizzando appieno il  binomio cinema e promozione del territorio che giustifica il riconoscimento attribuitogli da “Filming Cagliari 2015”. Il regista Igor Biddau è un talento sardo d’esportazione che si è affermato professionalmente in Toscana. Sassarese, ha studiato grafica pubblicitaria e fotografia presso l’Istituto d’Arte e l’Accademia delle Belle Arti di Sassari. Si trasferisce quindi a Firenze per terminare gli studi e per costruirsi una brillante carriera tra teatro, televisione e cinema.

Nel 1997, ancora studente di scenografia, entra nella Compagnia dell’ Orsa di Reggello per  curarne, con grande competenza, luci e scenografie. Dal 2003 al 2010 firma come autore e regista numerosi programmi televisivi e documentari. Insegna inoltre educazione all’immagine e porta a termine diversi progetti e prodotti multimediali, tra i quali un tg per ragazzi, il lungometraggio “Cosmetica”, il cortometraggio “Sala d’attesa” e, soprattutto, fonda la “Fresnel Multimedia“. Dall’unione di quest’ultima con la “Flatstone Multimedia Service”, che si occupa di tecnologia digitale, nasce il consorzio  “Firenze Produzioni cinematografiche” che, dopo aver realizzato i film “Sul Confine” , “Mi Chiamava Valerio” e  “The Evil Inside “, sbarca in Sardegna per produrre “Bianco di Babbudoiu”.

Igor Biddau è, insomma, un grande professionista che con intraprendenza e determinazione si è imposto, lontano dalla terra d’origine. Abbiamo voluto rivolgergli qualche domanda, ringraziandolo per la calorosa disponibilità.

Cosa lo ha spinto a fare questo film? Prima di tutto la grande amicizia che mi lega con Roberto, Stefano e Michele, so che può essere un’arma a doppio taglio collaborare da professionista tra amici, ma la nostra strada in comune è molto lunga. Con Roberto e Michele ho condiviso l’adolescenza, quando ancora non ci balenava minimamente nella testa l’idea di fare questo mestiere, Stefano invece per me è stato un Maestro di vita e artistico. Quando iniziai l’accademia di belle Arti di Sassari lui era al quarto anno di scenografia e mi prese sotto la sua ala, gli stavo simpatico, mi stimava e mi ha insegnato l’applicazione e la dedizione al lavoro, in questo i fratelli Manca sono degli esempi da seguire. Poi arrivò la famosa “Cartolina” del militare e le nostre strade apparentemente si divisero, io andai in Toscana dove ho messo radici, loro hanno continuato la loro strada da Cabarettisti. Non ci siamo mai persi  di vista e abbiamo sempre fatto tante cose insieme: videoclip, puntate pilota, cartoni animati, teatro, fino a che mi hanno coinvolto in Bianco di Babbudoiu.  Inizialmente la regia del film era affidata ad Antonello Grimaldi, poi una volta che ha dovuto, suo malgrado, abbandonare questa strada, sono subentrato io. Per me è un onore aver potuto sostituire Antonello e aver fatto da regista alla prima opera di Pino e gli anticorpi, spero di esserne stato all’altezza.

La formula “scuola, formazione, progetti cinematografici e produzione”, sperimentata con successo dalla sua  “Firenze Produzioni Cinematografiche”, è esportabile in Sardegna? Assolutamente si, dove c’è scuola, c’è talento, non bisogna mai scordarlo! In Sardegna il talento esiste, è un dato di fatto e lo dimostrano tutti i sardi di successo, quello che manca e che invece ho trovato in Toscana, è il supporto economico. Mi spiego meglio. Molti si dimenticano che il cinema è innanzitutto industria, è uno degli strumenti più potenti di promozione, quindi più film ci sono che parlano del territorio e più il territorio si arricchisce. Questo concetto deve essere innanzitutto spiegato alle aziende e agli imprenditori, considerare il cinema come investimento economico con un grande potenziale. Quindi il connubio formazione e azienda è valido non solo per gli altri settori dell’economia ma anche per il cinema. Si potrebbe asserire che con questa formula vengono presi in considerazione solo prodotti commerciali che hanno un basso rischio di investimento, il rischio c’è, sta agli autori rendere il loro pensiero più popolare possibile.

L’abbinamento tra Cinema e promozione del territorio a volte pregiudica la  visibilità dell’opera. È stato così per “Bianco di Babbudoiu”? Assolutamente no! Non lo è per nessun film, anzi è l’esatto contrario. E’ la territorialità la forza del cinema…Faccio degli esempi: Il ciclone, Basilicata coast to coast , anche i film di Zalone, si basano sulla spinta e sull’orgoglio regionale. Mi ricordo ai tempi del Ciclone di Pieraccioni che i toscani andavano più volte a rivedere il film, qualcuno anche 3 \4 volte. La comicità toscana (che già aveva una lunga tradizione) ha contagiato il resto d’Italia. In Sardegna non esiste ancora la tradizione del cinema comico, spero vivamente che Bianco di Babbudoiu faccia la sua parte.

Nella troupe, oltre ai suoi ragazzi della scuola di Reggello,  ha dato spazio anche a maestranze sarde? Prima di rispondere a questa domanda devo fare una premessa. Prima ho citato Stefano come mio Maestro di dedizione e metodo e insieme a lui devo citare anche Davide Mura altro grande amico e collega, maestro scenografo. Purtroppo (non me ne voglia chi lo ha sostituito) non è stato possibile collaborare con lui, la maggior parte delle volte bisogna adattarsi ai compromessi. Detto questo, la risposta è SI, siamo riusciti a dare maggior spazio possibile alle maestranze sarde che hanno dato il loro meglio (e su questo non avevo dubbi) dimostrando che, se ancora ce ne fosse bisogno, il cinema non è cosa solo per romani! Voglio citare anche  Stella La Boccetta e Mirco Fincato, grandi professionisti del cinema.

Perché ha affidato la parte della sorella svampita a Caterina Murino? Come è stato lavorare con lei? In realtà, essendo subentrato ad Antonello Grimaldi, molte decisioni erano già state concordate da Michele e Stefano Manca autori del film. Erano innamorati di Caterina e dell’entusiasmo che aveva dimostrato nei confronti della sceneggiatura, lei voleva farne parte in tutti i modi! Lavorare con lei è stato molto difficile, voglio essere onesto, il suo curriculum spaventerebbe chiunque! Sicuramente la mia poca esperienza (paragonata alla sua) ha spaventato lei. Penso che quando vedrà il film sarà felice di averlo fatto.

In “Bianco di Babbudoi” ha diretto i più popolari comici corregionali, quanto spazio ha lasciato all’improvvisazione sul set? Ha qualche aneddoto da raccontare? Anche se non avessi voluto lasciare spazio all’improvvisazione sarebbe stata una battaglia persa!  Come si fa a tenere per le briglie dei cavalli di razza!? Innanzi tutto per me lavorare con Benito Urgu è stato emozionante, sono cresciuto con le sue battute e tutti dobbiamo rendere merito al suo genio, lo vedrete in una veste inedita. Aneddoti ce ne sono tanti da raccontare legati sopratutto al maialino Gino che ha lavorato con noi, ma le cose più belle sono successe fuori dal set quando tutti erano meno carichi di responsabilità, tutti hanno percepito l’importanza di questo film e sul lavoro sono stati molto “seri”!

Da sardo trapiantato a Firenze  che legame conserva con la Sardegna? Ormai mi ritengo toscano, sono stato adottato da questa terra meravigliosa, mi è stato dato tutto quello di cui avevo bisogno e mi ritengo fortunato. Ma le mie radici sono in Sardegna, la mia famiglia ancora vive a Sassari, immaginatevi che orgoglio ho provato nel ritornare in Sardegna e restituire un po’ della mia fortuna facendo il mio lavoro. Come tutti i Sardi emigrati soffro la lontananza ma lo ritengo un male necessario: “Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. “(Odio e amo. Per quale motivo io lo faccia, forse ti chiederai.)

La produzione cinematografica in Sardegna è stata prevalentemente relegata a un certo tipo di storie  legate alla  pastorizia e al banditismo. Lei ha dimostrato che è possibile raccontare con ironia una Sardegna diversa e moderna. È così? Non ho ancora dimostrato nulla, sarà il pubblico a dimostrarlo dandoci ragione o no. So solo che quella Sardegna raccontata tante volte dai miei colleghi mal si sposa con il mercato cinematografico e la modernità. Si potrebbe parlare di banditi di isolamento e di Sardegna Ancestrale con un linguaggio più moderno, d’altronde la tragedia è ancora un riferimento per i registi contemporanei, ma non è il mio caso…A me piace ridere!

Quando e dove potremo vedere il film? A questa domanda ancora non posso rispondere, lo saprete a breve.

Classica ultima domanda: progetti per il futuro? Sì tanti, ma in questo momento incrocio le dita per Bianco di Babbudoiu. E’ un progetto al quale crediamo e per il quale abbiamo lavorato con tanto sacrificio, soprattutto Pino e gli anticorpi, quindi…fate il tifo per noi e venite al cinema!

Igor Biddau, grazie mille per quest’intervista.  Non vediamo l’ora di vedere il suo film al cinema.

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