C’E’ SEMPRE QUELLA PERSONA CHE LASCIA UN VUOTO PIU’ GRANDE ALL’UMANITA’: E’ MORTA UNA CITTADINA DEL MONDO … BUON VENTO VALERIA

Valeria Solesin

di Claudia Sarritzu

L’obitorio è vicino alla Senna, i corpi vengono mostrati ai parenti da dietro un vetro. Ognuno ha un numero, i più fortunati hanno già un nome, hanno qualcuno che è andato a cercarli sperando con tutto il cuore di non trovarli lì. All’entrata secondaria dell’edificio continuano ad arrivare i furgoni grigi, grigi come il colore della paura. All’interno ci sono altre vittime a cui dare un’identità perduta in mezzo a quella follia. E ogni volta qualche genitore, un fidanzato, un amico smette di respirare, temendo che questa volta lo schiaffo più terribile della sua vita sia per lui o per lei.

I morti sono tutti uguali. E’ vero. Eppure non sempre è così, c’è sempre quella persona che lascia un vuoto più grande, e non mi riferisco alla famiglia e agli amici, mi riferisco all’umanità. I morti sono tutti uguali, ma i vivi no. Ed è questo il punto: chi si è stati quando ancora c’era aria nel petto, quando si macinano sogni e nutrono passioni, fa la differenza. Quando si sceglie di vivere anche per gli altri, quando si dà un senso ai propri giorni.

Valeria ha dato un senso ai suoi 28 anni, e non perché fosse particolarmente istruita. Non conta il numero di titoli di studio per farci mancare una persona. Forse conta cosa si è deciso di apprendere, e quale senso si vuole dare a quello che si è conosciuto con tanta passione.

In queste ore terribili, dopo gli attentati di Parigi, tutti noi siamo stati vittime, non solo dell’atroce violenza dei terroristi, ma anche dei commenti stupidi e disumani di chi condannava i musulmani in quanto musulmani, come fossero un corpo unico votato al martirio contro noi “poveri” occidentali. Tra i miei contatti di Facebook, che ho deciso di cancellare, tantissimi erano laureati e avevano studiato all’estero, c’era tanta scuola quanto odio nelle loro parole di pietra, al punto di chiedermi che senso ha l’istruzione se riesce a partorire tali mostri? Per questo ripeto: che non tutte le vite sono uguali e non sono i dottorati a rendere una ragazza “meravigliosa”. L’ha detto sua madre “la mia era una figlia meravigliosa”. E lo era davvero Valeria, lo era per quello che aveva scelto di fare ogni giorno. Amava le persone, non ne aveva paura e voleva conoscerle, per questo si era laureata in sociologia. Amava la libertà e stava compiendo alla Sorbona degli studi di ricerca sul ruolo della donna nella nostra società, si era concentrata sul come ci destreggiamo con difficoltà tra lavoro e famiglia. Era una volontaria di Emergency e da quando stava a Parigi il suo impegno sociale si era concentrato sui clochard.

Valeria era emigrata dall’Italia, qui nessuno aveva mostrato vero interesse per la sua bella testa. Era una meravigliosa persona in fuga dall’indifferenza di un Paese che esporta ogni anno migliaia e migliaia di energie positive.

A noi in eredità ha lasciato alcuni dei suoi scatti, con la sua faccia pulita, luminosa, limpida. Aveva il sorriso di chi sa che il mondo in cui viviamo è difficile, duro, crudele, ma non per questo si era lasciata intrappolare dall’intolleranza, dalla diffidenza, dall’egoismo.

E’ caduta vivendo nei suoi e nostri valori, in un venerdì sera di riposo, distrazione e gioia, ascoltando musica, nutrendo la sua anima di note e amicizia. Era al fronte senza saperlo, i suoi nemici volevano uccidere proprio donne come Valeria, libere, felici, istruite, artefici del proprio destino. A noi, che siamo rimasti, spetta non dimenticare il motivo per cui questi ragazzi sono caduti, dobbiamo continuare a vivere, a viaggiare, a conoscere come faceva Valeria, prima che il folle odio ce la portasse via.

Il 13 novembre del 2015 è morta una folta rappresentanza della meglio gioventù dell’umanità, dobbiamo per loro, continuare a difendere la nostra idea di pace, che era la stessa idea di Valeria, uniti nell’umanità, lontani dai pregiudizi, senza muri. Tutti i morti sono uguali, ma quelli come Valeria ci mancheranno di più.

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