SCULTURE PUBBLICHE E MOSTRE PERSONALI, L’ULTIMA A WASHINGTON: L’ARTE DI PINO MASCIA, SOCIO DEL CIRCOLO “ELEONORA D’ARBOREA” DI PESARO

Pino Mascia e uno spaccato della sua Mostra a Washington


di Luigi Lilliu

Pino Mascia è un pittore e scultore che eccelle nell’innovazione e attraverso la ricerca e lo studio dei materiali, soprattutto compositi, modella e da colore alla sua straordinaria creatività  pittorica e scultorea. Egli è famoso  in Italia e all’estero e le sue opere, sempre più  ambite dai collezionisti privati e pubblici,  hanno varcato i confini nazionali, contribuendo così all’innalzamento del prestigio artistico italiano nel mondo. L’ultima sua performance è stata la mostra personale negli Stati Uniti, presso l’IDB Art Gallery di Washington  dal 19 al 30 ottobre, accolta con notevole interesse, calorosa simpatia e seguita da un pubblico numeroso e dal favore della critica. Ma il nostro Mascia ha solide radici sarde e, per tenerne viva la memoria, ha intitolato questa importante mostra “AMMENTUS”; una sottolineatura di sentimenti  e del valore di appartenenza, con cui gli artisti veri sono soliti dare identità e vigore alle loro opere.     Le sculture di Mascia hanno destinazione sia interna che all’aperto ed in questo caso sono per lo più monumentali, collocate nelle Piazze, nei crocevia ed in altri luoghi pubblici di grande richiamo simbolico della cultura, della storia e delle gesta di singole persone o di popoli, capaci di suscitare emozioni e riconoscenza di notevole impatto sociale. Per i sardi del Circolo “Su Nuraghe” di Fiorano Modenese ha realizzato il monumento agli emigranti, evocativo del particolare status che specialmente nel dopoguerra ha spinto i sardi a cercare altrove migliori condizioni di vita che la terra natia negava. Interpellato in merito, l’artista riferisce che i suoi lavori sono il risultato del patrimonio di radici sarde (Cagliari e Bultei), affermando di essere prevalentemente uno scultore di opere pubbliche.

Chiedo a Pino della mostra di Washington e con grande disponibilità e cortesia egli risponde: Mi sento appagato  per l’andamento e l’esito della mostra dal titolo  ““Ammentus bronze on canvas” costituita da due sculture e  50 quadri realizzati con una tecnica artistica di mia invenzione, che sostituisce i tradizionali sistemi di pittura rivestendo le tele con sottili polveri metalliche.  Le   superfici  su cui  agisco consentono al colore di emergere dal mezzo e anche se io  esercito un determinato controllo del risultato, non ho mai due opere che siano esattamente uguali, in modo che ogni lavoro è unico non riproducibile. La gamma di colori generata dall’ossidazione è vasta, per questo il mio lavoro restringe il campo di intervento utilizzando solo  prodotti acidi di uso domestico (limone, sale, aceto, ammoniaca, muriatico etc.), che rappresentano la  connessione alla quotidianità della mia vita privata. La magia dell’alchimia genera la mia arte solo quando arrivo a conseguire un determinato risultato poetico, blocco la progressione del colore fissando la patina, se il lavoro procede diversamente  lo distruggo. Il gesto dell’azione avviene sulla superficie orizzontale e pur provenendo dai metodi dell’ action painting, dallo schizzo, alla stratificazione, alla sovrapposizione materica, l’uso dei pennelli e i metodi di lavoro  lo riportano  al senso “classico” della pittura. La rappresentazione: l’immaginario è sostanzialmente astratto e si collega alla sensazione, al sogno, all’evocazione che si svela attraverso i titoli che sono una parte fondamentale delle opere,  il collegamento tra i miei pensieri e ciò che si vede.

Della tua arte pittorica, per la quale adotti materiali e tecnica sicuramente rivoluzionari, è facile affascinarsene; delle sculture che cosa puoi dire? Realizzo sculture dalla forma rappresentativa e sculture prettamente evocative. Per queste sculture realizzo prima un modello in argilla e una volta asciugato lo frantumo con lo scopo di eliminare ogni traccia di quello che era la scultura, i vari pezzi della forma vengono ricomposti con un materiale più resistente della creta, una volta consolidato, il tutto viene immerso in acqua allo scopo di eliminare ogni traccia del modellato iniziale. Il nuovo lavoro non è né un positivo e neanche un negativo dell’opera originale ma solo lo scheletro che aveva la funzione di tenere insieme i suoi frammenti, la struttura viene riprodotta in cera e poi fusa in bronzo e questo successivamente galvanizzato in oro.  Il risultato è  solo una forma composta dalle linee di sostegno è  s’ AMMENTU un ricordo del trauma che è stato e nulla di  ciò che era il modellato, l’originale”.

La pittura e la scultura sono state sempre un fronte aperto di libera creatività ed espressione dell’arte, in senso evolutivo e anche rivoluzionario segnato dal genio e dal coraggio di personaggi mitici, come la storia e le loro opere testimoniano. In tale contesto, caro Pino, come definisci il tuo impegno innovativo? “La ricerca di un percorso coerente in grado di esprimere le diverse parti che formano la mia personalità e anche se ammiro molto l’arte di impegno e di denuncia e caratterialmente sarei portato a quel tipo di atteggiamento la mia ricerca ha invece preso una strada più interiore più silenziosa che fino ad ora ha prodotto questi risultati non rivoluzionari ma certamente personali e unici“.

Puoi presentare ai lettori la tua famiglia e parlare del suo rapporto con la tua arte? Il mio critico più severo e mia moglie Marie, lei è venuta in Italia dopo l’università per specializzarsi nel restauro e abbiamo condiviso l’arte come interesse di vita. Le nostre figlie sono anche loro fiancheggiatori di questo mondo: Leah,  archeologa, si sta specializzando in  archeologia orientale, Jenny studia arte alla SVA, entrambe con ottimi risultati. Sono state spesso compagne o protagoniste dei miei progetti soprattutto nella scultura, ma l’arte è anche dentro ogni cosa che si fa bene e  ogni una ha preso una sua strada un proprio mondo creativo, e ora sono già molto più avanti di me”.

A parte la bella esperienza e la felice condizione di appartenere entrambi all’Associazione Culturale Sarda “Eleonora d’Arborea”, quali sono i tuoi ricordi di sardità e che cosa ti lega di più alla Sardegna ed ai sardi? ”L’amicizia cieca e incondizionata,la grandiosità silenziosa del paesaggio, l’emozione degli odori ad ogni approdo, le mie origini, i ricordi”.

Siamo tutti ammirati della personalità, dell’arte e dell’insegnamento con cui l’artista e professore Pino Mascia plasma futuri artisti oggi suoi allievi dell’Accademia di Belle Arti di Urbino, per questo lo ringraziamo e gli formuliamo i migliori auguri per le più vive soddisfazioni a venire.

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