RIVOLTA NEL SULCIS IGLESIENTE: I MALATI SLA CONTRO LA RIORGANIZZAZIONE DELLA ASL 7


di Claudia Moica

L’articolo 32 della costituzione italiana recita “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.” Probabilmente la ASL 7 del Sulcis Iglesiente è dimentica di quello che scrissero i padri fondatori della Costituzione tanto da ridimensionare le cure ai malati SLA (sclerosi laterale amiotrofica) del territorio. In questa fase di transizione del modello organizzativo dell’azienda sono numerose le difficoltà e le complicazioni emerse dovute alla realizzazione del rinnovamento dell’assistenza domiciliare, ad opera del Commissario straordinario Antonio Onnis, di pazienti con elevato livello di complessità, tra i quali portatori di malattie neurologiche degenerative/progressive in fase avanzata (SLA e distrofia muscolare), pazienti con necessità di nutrizione artificiale parenterale, pazienti con necessità di supporto ventilatorio invasivo e pazienti in stato vegetativo e stato di minima coscienza. Una riorganizzazione in linea con gli indirizzi dettati dall’Assessorato della Sanità della Regione Sardegna  che mira a deospedalizzare i malati per fornire cure appropriate in un ambiente familiare ma senza una reale valutazione dei bisogni di assistenza specialistica quindi imposto e che nel tempo potrebbe creare un aumento dei ricoveri degli stessi pazienti deospedalizzati. L’associazione onlus “Le rondini”, presieduta da Sanzio Bertolazzo che racchiude i familiari di tutti i malati di SLA del Sulcis Iglesiente, dichiara in una nota che “Non vi è traccia di organizzazione valida, solida e funzionante, di dotazione organica adeguata, di figure professionali con formazione specifica, di considerazione della centralità del paziente, di valutazione e soddisfacimento dei bisogni, del rispetto della dignità e della volontà del malato e delle famiglie, di gestione delle emergenze e che non rispetta i principi normativi di riferimento. Non prevede la reperibilità medica nelle 24 ore ma il ricorso, in caso di urgenza, al sistema di emergenza territoriale, alla guardia medica o al medico di base, circostanza che inevitabilmente porterebbe al ricovero in ospedale con costi aggiuntivi in termini economici per l’Azienda e di sofferenza inutile per il paziente. È un modello imposto, non condiviso, in totale antitesi rispetto alle effettive necessità e bisogni di assistenza specialistica, posto in essere in modo unilaterale; un castello di sabbia senza fondamenta.”  Una situazione tragica che potrebbe portare a conseguenze drammatiche per la precaria salute dei malati e in nome di una riassetto organizzativo rigettato completamente dai pazienti “in quanto ritenuto un oltraggio al comune senso di giustizia e di civiltà e un’offesa alla dignità delle persone sofferenti e delle proprie famiglie. Qualora la programmazione dovesse proseguire senza le modifiche richieste – prosegue la nota – riterremo il Commissario della ASL 7 Dr. Onnis responsabile della violazione dei diritti dei malati e della disapplicazione arbitraria della normativa vigente e di ogni eventuale conseguenza si verifichi a danno dei nostri cari, al pari dell’Assessore alla Sanità Dr. Arru, il quale, informato del rischio cui sono esposti i cittadini più fragili con elevato livello di complessità, non interviene a loro difesa e tutela, legittimando di fatto il Commissario. ” A supporto della richiesta di disperato aiuto il Senatore Maurizio Romani (IDV) insieme alla Senatrice Alessandra Bencini (IDV) ed la Senatrice Ivana Simeoni (del Gruppo Misto) hanno presentato una urgente interrogazione parlamentare (4/04690) al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin in cui si chiede “se il Ministro in indirizzo sia in grado di stabilire quali siano le motivazioni che hanno portato la Asl 7 di Carbonia a modificare il precedente modello ADI, che comprendeva il team medico-infermieristico, afferente alle unità operative di anestesia e rianimazione degli ospedali di Carbonia e Iglesias, con successivo reclutamento di altro personale sanitario da formare, e quali azioni urgenti voglia intraprendere per rispondere alla richiesta di maggiori tutele espressa dai cittadini deospedalizzati, attualmente in protesta, affetti da gravi malattie, che necessitano di personale specialista con continuità professionale nei reparti di rianimazione;

se sia in grado di riferire quale numero di ricoveri ospedalieri e di richieste di intervento al personale sanitario del 118 si è registrato per l’assistenza del personale in cura domiciliare integrata di terzo livello, a seguito dell’approvazione della delibera n. 633/C del 29 aprile 2015 del commissario straordinario della Asl 7 di Carbonia e quali azioni intenda attuare per assicurare ai cittadini che necessitano di un elevato livello assistenziale le garanzie di diritto alla salute statuite per l’attuazione dei LEA, compresi gli interventi in urgenza effettuabili a domicilio dal personale delle unità operative di anestesia e rianimazione;

[….] quali urgenti azioni infine intenda intraprendere per valorizzare i principali obiettivi stabiliti dalla relazione della commissione nazionale per la definizione e l’aggiornamento dei LEA, in tema di supporto alle famiglie e di continuità assistenziale specialistica ed al fine di evitare il ricorso inappropriato al ricovero in ospedale o ad altra struttura residenziale dei pazienti del Sulcis in ADI di terzo livello attualmente in protesta.”

In attesa che la lenta macchina burocratica italiana dia risposte e sperando che nulla di irrimediabile nel frattempo accada i malati di SLA si vedono costretti a “proseguire la protesta rifiutando l’assistenza infermieristica e se necessario anche quella medica per arrivare fino allo sciopero della fame.” 

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