L’ARDIA A POZZOMAGGIORE IN ONORE DI SAN COSTANTINO

Da sinistra nella foto: Tonino Cossu (ex Presidente Comitato San Costantino), Mariano Soro (sindaco di Pozzomaggiore) e Salvatore Fara (Presidente Comitato San Costantino). Alle spalle “Su Caddu e punta” e la scorta

di Maria Vittoria Dettoto

Ogni anno si svolge a Pozzomaggiore l’Ardia in onore di San Costantino.
La manifestazione fa seguito al ringraziamento al santo da parte dei reduci della Prima Guerra mondiale, sopravvissuti alla guerra, e di alcuni emigrati nelle Americhe che chiedevano al santo il ritorno in patria.
La chiesa in onore di San Costantino si trova sul colle all’ingresso del paese:eretta in soli tre anni grazie al contributo economico e materiale di tutta la comunità di Pozzomaggiore, fu inaugurata il 5 luglio 1923 dall’allora vescovo della diocesi di Alghero, monsignor Francesco D’Errico.
Quello stesso anno si corse la prima Ardia che da subito si distinse in tutto il Logudoro per bellezza ed imponenza.
L’Ardia si correva già negli anni precedenti in realtà in onore di San Giorgio, San Narciso, San Pietro, grazie alla devozione degli uomini e le donne appartenenti prevalentemente al mondo agropastorale, che più di altri vantavano uno stretto rapporto col cavallo.
L’Ardia rappresenta un atto di omaggio al Santo Imperatore e simboleggia la battaglia vittoriosa di San Costantino sul tiranno Massenzio, avvenuta a Roma nei pressi di Ponte Milvio nel 312 dopo Cristo, a seguito della quale l’Imperatore Costantino concede la libertà di culto ai cristiani vittime delle persecuzioni e costrette a praticare la loro religione nelle catacombe.

L’Ardia oltre ad essere atto di devozione è atto di coraggio, forza, abilità, che nel succedersi dei cavalli in pariglia in sfrenata corsa e nei giri intorno al santuario a gruppo di carica fra il crepitio dei fucili a salve, suscita emozioni uniche.
Il termine Ardia deriva dal verbo “bardare” ovvero “proteggere-fare la guardia”:il primo cavaliere, “Su caddu ‘e punta”, vestito con giubba rossa rappresenta l’imperatore Costantino.
Siede su un cavallo bianco e porta la bandiera con l’effige del santo; la tradizione vuole che non può essere superato nella corsa da nessun altro cavaliere.
Egli apre e chiude la corsa, scortato da “Sas Iscortas”:tre coppie di cavalieri in giubba rossa, coroncina e bandiera ad asta corta.
La vestizione de “Su caddu ‘e punta” e degli uomini della sua scorta, avviene presso la casa dell’obriere maggiore.
Spetta a quest’ultimo benedire con grano misto a petali di rosa,gli altri obrieri che portano tutte le bandiere dei santi.
L’obriere maggiore bacia le bandiere ad asta corta.
I cavalieri si segnano col segno della croce.
I fucili sparano in aria i colpi che danno il via all’Ardia.
I cavalieri seguiti dalla folla si recano al passo verso la chiesa di san Costantino, dopo aver ricevuto la benedizione del parroco del paese.
Altri colpi di fucile indicano che la strada che circonda il santuario è libera:a quel punto, “Su caddu ‘e punta” percorre al galoppo l’intero viale, gira velocemente attorno alla chiesa in senso antiorario e si ferma poi di fronte al portone di ingresso.
Seguono a coppie di due tutti gli altri cavalieri che compiono a loro volta il giro del sagrato.
Quando tutti i cavalieri si trovano all’interno del “tancato” antistante la chiesa, mentre all’interno del santuario si celebrano i vespri in onore del Santo, “Su caddu e punta” atteso il momento propizio, parte in una corsa sfrenata attorno alla chiesa seguito da “Sas iscorta” e dagli altri cento cavalieri che lo accompagnano.

E’ il momento più pericoloso ma anche il più suggestivo dell’Ardia:polvere, sudore, spari di fucile, applausi ed urla festanti della folla si mischiano mentre ancora una volta Pozzomaggiore ed i suoi abitanti rendono omaggio al santo.
Gli oltre cento cavalieri compiono  attorno al santuario tre giri in senso orario rivolti verso il bene e tre in senso antiorario rivolti verso il male; poi la corsa si ferma nuovamente di fronte al portone del santuario.
Il giorno successivo, 7 luglio, il rituale si ripete però tra una fase e l’altra dell’Ardia si svolge una solenne processione nel corso della quale vengono portati su carri finemente addobbati i simulacri di San Costantino, Silvestro Papa ed Elena, madre di Costantino.
Tra la folla che segue la processione, spiccano i numerosi bambini del paese vestiti di rosso,ad imitazione del santo.
L’Ardia del 6 e 7 luglio, viene riproposta il 31 agosto ed il primo settembre, data nella quale ricorre “Santu Antineddu”:in quella occasione si celebra la novena in onore del santo.
La ripetizione dell’Ardia a settembre pare sia dovuta al fatto che molti agricoltori nel mese di luglio fossero impegnati nei lavori di mietitura e fossero dunque impossibilitati ad assistervi.
Da qui la decisione di ripetere la manifestazione in un periodo che permettesse a tutti gli abitanti del paese di essere presenti.
Il primo settembre peraltro iniziava l’anno secondo il calendario bizantino:è grazie ai monaci orientali di provenienza bizantina che il culto di Costantino venne importato in Sardegna.
Lo stesso nome in sardo del mese di settembre “Capidanni”, pare sia dovuto proprio all’inizio del nuovo anno corrispondente al primo settembre.

Ho assistito personalmente all’Ardia di luglio a stretto contatto dei cittadini di Pozzomaggiore che si prodigano affinché la festa si svolga nel migliore dei modi.
Di un’ospitalità che ha pochi eguali nell’isola, curano tutti i dettagli in modo quasi maniacale.
Tutti partecipano alla manifestazione, arrivando a chiudere le attività commerciali nel corso della manifestazione per essere presenti di fronte al sagrato della chiesa di San Costantino per rendere omaggio al santo.
La manifestazione richiama turisti da tutte le parti della Sardegna e non solo, ma per la bellezza, l’imponenza e la spettacolarità ed il trasporto che io stessa ho avvertito nell’assistervi, meriterebbe senza dubbio un occhio di riguardo da parte delle istituzioni a livello regionale e nazionale.
Colgo l’occasione per ringraziare personalmente il Presidente del Comitato di San Costantino, Salvatore Fara, per la disponibilità mostratami nella preparazione dell’articolo.
Ringrazio anche il sindaco di Pozzomaggiore Mariano Soro che afferma: “Sono e siamo a fianco di ogni manifestazione che dia lustro alla cultura e tradizioni Pozzomaggioresi. Faremo di tutto per promuovere le nostre forze per portare visibilità ed economie nuove”.
Concludo dicendo che in un momento storico come quello che viviamo, nel quale molti paesi si spopolano e le tradizioni si perdono, è bello vedere un paese vivo ed attaccato alle proprie tradizioni come Pozzomaggiore.
Da parte mia, complimenti a tutti.

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