ALFABETI SCONOSCIUTI, PENNELLI CINESI, MANO E DNA SARDO DANNO VITA A RITRATTI INEDITI, FRA CUI ANCHE QUELLO DEDICATO A SANT’ANTIOCO, IL SANTO PATRONO DELLA SARDEGNA. INTERVISTA ALL’ARTISTA GIORGIO MASCIA

Giorgio Mascia nella foto di Marino Orbolato

di Elisa Sodde

Un Flash mob di segni atipici, spontanei, creativi, quasi musicali, che ad un cenno preciso dell’artista convergono sulla tela. Inizialmente pian piano, timidamente, in punta di piedi. Poi, con un ritmo crescente ed incalzante, dando forma, sempre più distinta e nitida, ad un’immagine, un volto. Una pittura dinamica che unisce tratti fini, veloci, apparentemente caotici e dissonanti i quali trovano la loro sintesi perfetta e la loro unitaria armonia alla fine, col tutto, nell’insieme, nel momento in cui lo spettatore si allontana dalla tela ed osserva l’opera (conclusa). Una sorta di “teoria del caos” applicata alla pittura. Nelle opere di Giorgio Mascia si assiste ad un duplice spettacolo pittorico nella stessa tela: l’occhio individua ed apprezza nella sua interezza la vera immagine raffigurata soltanto da lontano, astraendo dal sottostante moto degli atomi di colore e movimento; mentre, la complessità, la ricchezza e la singolarità delle pennellate si colgono avvicinandosi ad essa. Scrutare da vicino un’opera di questo artista poliedrico, infatti, è come guardare  nel microscopio di uno scienziato: si osserva tutta la vitalità e molteplicità del movimento degli atomi (i tratti) che compongono la materia (l’immagine sulla tela). Queste le sensazioni che ho avuto di fronte ai quadri – in particolare i ritratti – che Giorgio Mascia ha realizzato con la peculiare tecnica alla quale sta dedicando la sperimentazione personale di questi ultimi anni. Giorgio Mascia non è solo un pittore dalla tecnica originale ed affascinante, è anche uno scultore ed uno scenografo. Veneto d’adozione (vive a Noale (VE) da oltre 20 anni, dove collabora anche con l’Associazione Culturale Un ponte fra Sardegna e Veneto di cui è prezioso socio), ma originario della Sardegna. Nasce a Carbonia (CI) nel 1961. Concluso il Liceo Artistico a Cagliari frequenta il corso di Scenografia all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e poi quello all’Accademia di Belle Arti di Venezia. All’inizio degli anni ‘90 inizia la sua attività di scenografo realizzatore, specializzandosi nella pittura e scultura di scena, lavorando in prestigiosi teatri lirici quali il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino a Firenze, il Teatro Regio a Torino, il Teatro dell’Opera a Bilbao, in Spagna. Da circa 18 anni, dapprima come collaboratore esterno, poi come dipendente, presta la sua opera presso il Teatro La Fenice di Venezia.  Molte sue realizzazioni hanno la firma di grandi maestri della scenografia italiana e straniera del calibro di Dante Ferretti, Pier Luigi Pizzi, Hugo de Ana.  Nel suo percorso artistico non annovera solo il teatro lirico ma anche importanti collaborazioni in altri settori come la realizzazione di scenografie per programmi televisivi ed allestimenti per eventi pubblici e privati. Come pittore ha partecipato a numerose mostre collettive in diverse città italiane. Ora, la sua ultima opera dal titolo “Antiogu”, un dipinto ad acrilico su tela, di dimensioni 80 x 120 cm., entrerà a far parte della Mostra itinerante L’effige di Sant’Antioco in chiave contemporanea (*) – promossa dall’Associazione di Storia e Archeologia Sulcitana Arciere Onlus e fortemente voluta dal suo attivissimo ed appassionato Presidente, il Cav. Roberto Lai – la cui seconda tappa si terrà in autunno nella Capitale e che sta richiamando e suscitando grande interesse in tanti artisti, sia nazionali che internazionali.

Chiedo a Giorgio: A chi ti sei ispirato per la realizzazione del ritratto di Sant’Antioco “in chiave contemporanea”? Devo ammettere che, pur essendo originario della Sardegna, effettivamente, non conoscevo la vera storia di Sant’Antioco. Quindi, dopo aver approfondito la storia del nostro Santo Patrono attraverso gli Annali di Storia e Archeologia Sulcitana editi dall’Associazione Arciere Onlus, ho cercato di immaginare come poteva essere un Antioco del XXI secolo. Così ho pensato alla figura del medico insieme a quella del Santo, calandole in epoca contemporanea: il camice bianco e lo stetoscopio per il medico, uniti però alla simbologia cristiana legata alla Santità, l’aureola e la palma del martirio, che identificano il Santo Antioco.

Al tuo “Antiogu” però hai scelto di dare dei tratti somatici mediorientali. La cosa mi sembra molto originale: come nasce questo accostamento? Per il viso ho tratto ispirazione da una persona che stimo molto. Si tratta del mio amico e collega di origini palestinesi, Al-bara Allubadi. Mi piace, infatti, ritrarre in particolare le persone che conosco. Lo trovo più stimolante perché riesco a caratterizzare maggiormente il ritratto attraverso la personalità, il modo di essere di quella persona.

L’espressione del viso sorridente e pacata, gli occhi luminosi e sereni sono molto belli e credo significativi. Cosa volevi esprimere? Hai colto esattamente ciò che intendevo esprimere. Il messaggio che mi piace possa esser veicolato attraverso il mio ritratto di Sant’Antioco, un Santo Medico contemporaneo che si misura concretamente, appunto, con animo sereno, fiducioso e lungimirante, con la complessità delle vicende dei flussi migratori che viviamo nell’attuale momento storico. Quindi, nonostante le notevoli difficoltà e drammaticità che tali vicende innegabilmente comportano, grande positività espressa attraverso lo sguardo sicuro e calmo, sereno e fiducioso, di questo medico-Santo competente ed accogliente.

Come nasce l’uso di questa tecnica personale? Per me, la pittura è una ricerca continua. A questa tecnica sono arrivato gradualmente, sperimentando e giocando con i colori. Dipingo i miei quadri con pennelli cinesi da scrittura perché la loro struttura particolare mi permette pennellate molto lunghe e sottili che vanno a creare un groviglio di forme e colori.

Come trovi la concentrazione per la realizzazione delle tue opere? Ascolto musica. Tutte le musiche tradizionali e antiche del mondo mi accompagnano durante la realizzazione delle mie opere, in particolare quella sarda che mi affascina forse più di tutte. Così trovo la mia concentrazione. Entro nel flusso dei suoni, delle note, del ritmo e mi lascio trasportare.

Qui, non posso esimermi dal chiederti: quali sono le musiche sarde che ami di più e che accompagnano spesso la tua arte? Le musiche in cui predomina lo strumento più antico del mondo, la voce umana, quindi il canto a tenore, un canto polifonico unico per la sua bellezza. E poi, quelle composte con le Launeddas, un altro strumento antichissimo.

Come ti senti quando dipingi o crei le scenografie teatrali? Considero tutto un po’ un gioco. È quello che amavo fare da bambino, prendevo carta e colori e disegnavo: quello era il mio mondo. È sempre stata una mia grande passione, sin da piccolissimo. Mi considero una persona fortunata perché sono riuscito a fare del mio gioco preferito un lavoro!

(*) Ved. Tottus in Pari n. 514 del giugno 2014

http://tottusinpari.blog.tiscali.it/2014/06/07/nasce-la-mostra-itinerante-dedicata-al-santo-patrono-della-sardegna/

Tottus in pari n. 551 del febbraio 2015

http://tottusinpari.blog.tiscali.it/2015/01/30/il-messaggio-di-antioco-medico-migrante-ancora-vivo-ed-attuale-coinvolge-sempre-piu%E2%80%99-artisti-contemporanei-la-pittrice-bulgara-katya-andreeva-dona-una-sua-opera-alla-chiesa-di-n-s-di-bon/

Antiogu

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