GHILARZA, AL CENTRO DELL’ISOLA: NEL PAESE DEL CUORE DI ANTONIO GRAMSCI

Ghilarza


di Elisabeth Ledda

L’ambasciatore Angelino Corrias descriveva così il territorio in cui nacque: “Ghilarza è un paese situato al centro… tra il sardo del nord della Sardegna, dei pastori e dei cavalieri selvaggi, e il sardo del Campidano, più mite e influenzato dal clima sciroccoso e dalla natura della piana con le coltivazioni di grano, uva e ortaggi…”. Luogo di un ideale confine tra settentrione e meridione dell’isola, Ghilarza, situato nella parte centro-occidentale della Sardegna, ai margini del vasto altopiano di Abbasanta, è oggi un grazioso paese dalle scure abitazioni basaltiche, perpetuato nei ricordi prodotti dalla autorevole penna di Antonio Gramsci, che qui trascorse la sua infanzia. “Queste notizie del paese mi interessano molto – scriveva nel carcere di Turi in una lettera destinata alla madre –. Non credere che siano trascurabili e che mi annoino e che si tratti di pettegolezzi. Io sono sempre curioso come un furetto e anche le piccole cose le apprezzo. D’altronde, cosa vuoi, che a Ghilarza ogni settimana inventino la polvere?” Il territorio si sviluppa nel cuore della regione storica del Guilcer, sulla riva destra del Tirso e del grande lago, compresi in un maestoso arco di colline. Grazie alla sua particolare ubicazione, questo comune gode di una suggestiva visuale che si apre su una delle sponde dell’Omodeo. Le floride campagne, da sempre ottimali per i pascoli, sono attraversate da diversi corsi d’acqua del bacino del Tirso. L’abitato si sviluppa su una zona pianeggiante fittamente popolata, ormai confinante col Comune di Abbasanta e vicino a quello di Norbello e Zuri, sua frazione. La fertilità del luogo e le condizioni ambientali e climatiche favorirono già in epoca preistorica l’insediamento di popolazioni di cui ancor oggi rimangono interessantissime testimonianze: oltre trenta nuraghi, domus de janas, villaggi, tombe di giganti. Anche in epoca punica e romana Ghilarza continua ad avere una sua importanza. L’attuale centro abitato risale in gran parte all’epoca medioevale, durante la quale il paese, appartenente al Giudicato di Arborea, fu incluso nella curatoria del Gilciber della quale divenne capoluogo. L’attuale tessuto urbano è in continua espansione, tanto che risulta oramai congiunto a quello di Abbasanta. Quello che un tempo era un piccolo villaggio, è attualmente una cittadina, punto di riferimento per tutti i paesi dell’altipiano grazie ai numerosi servizi garantiti. Ghilarza è caratterizzato da basse costruzioni agro-pastorali accostate le une alle altre, dalle tipiche tonalità scure, nelle quali primeggia l’uso del basalto locale. L’utilizzo diffuso della pietra vulcanica è un biglietto da visita per chi si reca in questo luogo, un elemento che ritorna in ogni angolo del paese e che difficilmente un occhio attento può dimenticare. La lavorazione del basalto ha caratterizzato per lunghi anni la vita economica di questa comunità, inizialmente dedita in modo esclusivo alla pastorizia e all’agricoltura. Il notevole sviluppo dell’ambito artigianale, contraddistinto dalla lavorazione della pietra ma anche del ferro e del legno, ha consentito alle maestranze locali, all’inizio del ‘900, di partecipare alla realizzazione di opere di valore in diverse zone dell’isola, e anche alla costruzione dell’imponente diga sul fiume Tirso. I maistros de muru ghilarzesi, noti ovunque per le loro abilità, hanno lavorato presso le più importanti città del mondo, partecipando perfino alla realizzazione del lastricato della Piazza Rossa a Mosca. Anche oggi l’edilizia continua ad avere un ruolo fondamentale nell’economia del paese, insieme alle attività commerciali e al settore terziario. L’aspetto religioso è ben radicato nella vita quotidiana ghilarzese e ricopre un’importanze notevole per tutta la comunità: lo testimoniano le undici chiese presenti nel territorio comunale. Oltre alla chiesa parrocchiale e a quella di San Giorgio, nel centro abitato di Ghilarza si trovano altre quattro chiese, intitolate alla Madonna del CarmeloSanta Lucia, Sant’Antioco e San Palmerio. Quest’ultima, del tredicesimo secolo, ha un aspetto particolare e si distingue per il suo stile romanico e i variegati colori delle pietre che la compongono: bianche, nere e rosse. Gioiello del territorio è la bellissima chiesa di San Pietro nella frazione di Zuri. Edificata nel 1291 da Anselmo da Como, in trachite rossa, conserva un grande campanile a vela e alcuni importanti bassorilievi che rappresentano scene di ballo sardo. Zuri e la sua chiesa hanno un passato affascinante, in quanto si trovavano inizialmente in un altro luogo. In seguito alla realizzazione del lago Omodeo, il villaggio originario venne abbandonato e ricostruito a monte, mentre la chiesa fu smontata e ricostruita pietra per pietra, ossia sottoposta  ad anastilosi. Percorrendo la via principale di Ghilarza, corso Umberto, si giunge alla Casa Museo di Antonio Gramsci nella quale, a partire dal 1898, egli visse gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza con i suoi familiari. Nel 1965 il PCI acquistò l’edificio che fu trasformato, grazie a intellettuali e uomini di cultura, in un centro di documentazione e ricerca sull’opera gramsciana e sul movimento operaio. Attualmente nei suoi locali è ospitata l’associazione Casa Museo di Antonio Gramsciche opera per favorire la conoscenza del pensiero e degli scritti dell’intellettuale accogliendo gruppi di visitatori, scolaresche e studenti. Il monumento più rappresentativo di Ghilarza è la Torre Aragonese, nel cuore del centro abitato. Esempio raro di architettura militare gotico-aragonese, avrebbe dovuto comprendere altre torri e forse una cinta muraria, per dar vita ad un più complesso sistema di difesa. Un tempo adibita a carcere, la torre oggi ospita manifestazioni culturali e convegni, eventi che sempre più spesso animano Ghilarza. Già nel passato il paese si è distinto per vivacità culturale: nel 1200 la scuola permetteva i primi studi, nella metà dell’Ottocento furono fondati il Circolo di Lettura e le Società di Mutuo Soccorso, ai primi anni del Novecento nacque il Circolo femminile. Di questo nutrito contesto culturale si sono cibate diverse personalità di spicco che hanno reso onore al proprio paese: giuristi, medici, militari, diplomatici, studiosi, uomini di cultura. Oltre a Gramsci sono originari di Ghilarza il regista Nino Meloni, il magistrato Santi Licheri, il famoso scienziato Giuseppe Brotzu e l’ambasciatore Angelino Corrias. Una ragione in più per visitare un luogo che continua a far parlare di sé, nel nome di coloro che Ghilarza contribuì a rendere grandi.

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