UN VETERINARIO OCCIDENTALE A SHENZEN: FRANCESCA PODDA SOGNAVA L’AUSTRALIA MA SI E’ RITROVATA IN CINA

Francesca Podda

di Giovanni Runchina

Sognava l’Australia e si è ritrovata in Cina; non è la cronaca di un incubo ma la traiettoria felicemente imprevista di Francesca Podda, da tre settimane a Shenzen: «Dopo quattro anni d’Inghilterra avevo bisogno di stare in un posto con un clima migliore, avevo pensato all’Australia ma sono felicissima di essere arrivata qua». Specchio della grandezza economica nazionale, il cuore della Provincia del Guangdong è luogo dalle infinite opportunità; secondo la rivista Forbes ben sedici miliardari sui 168 presenti nel Paese vivono proprio in città, dove la trentenne cagliaritana al momento detiene pure un primato curioso e ragguardevole «sono l’unico medico veterinario occidentale in una megalopoli con quattordici milioni di abitanti». Qui tradizione e innovazione s’intrecciano continuamente: nell’architettura, nei servizi e pure nel rapporto con gli animali.«La Cina – racconta – guarda all’Occidente cercando di coglierne gli aspetti positivi e questo passa anche per l’attenzione nei confronti degli animali, soprattutto quelli domestici. Per il loro benessere ricorrono tanto alla medicina tradizionale quanto a quella moderna. I gatti sono i più amati in assoluto, tuttavia pure i cani sono molto diffusi, particolarmente i volpini e i barboncini adatti a vivere in appartamento. In generale sono molto ben educati, penso che i proprietari trasmettano loro la severa educazione, tipica di questa cultura». Laureata nel 2009 a Parma in Medicina Veterinaria, Francesca ha la passione per questo mestiere nel dna: «Mio nonno era veterinario così come mio padre e mio fratello che gestisce la clinica di famiglia ad Assemini. Mio papà mi ha spinto sempre a misurarmi con altre realtà così da poter acquisire più competenze». Il primo terreno di confronto è stato la California, sei mesi di tirocinio a Ventura «un’esperienza bellissima», poi il rientro in Italia per alcuni mesi e la nuova partenza, nel 2010, verso l’Inghilterra dove è rimasta sino a poco tempo fa. Scelta professionale ed economica: «In Inghilterra tutti hanno un’assicurazione che copre le spese sanitarie per gli animali e ciò consente alle cliniche di pagare i propri dipendenti in maniera adeguata, cosa molto difficile da noi. In una giornata facevo quattro, cinque interventi e almeno dieci visite». Il salto verso l’Oriente è stato quasi casuale: la voglia di cambiare, una ricerca su internet e una mail spedita senza troppa convinzione. Trama più da film ma del tutto reale, invece. «Una sera, reduce dal lavoro, mi sono messa davanti al pc; ero insoddisfatta e insofferente e ho scorso le opportunità per veterinari all’estero; tra gli annunci ho trovato pure quello della mia attuale compagnia e, senza pensarci due volte, ho mandato il mio curriculum con tanto di lettera di presentazione. Qualche giorno dopo ho ricevuto la risposta dal settore delle risorse umane, mi proponevano un colloquio telematico, che ho fatto alle sette del mattino via Skype e per giunta in pigiama. Superato il primo test, ne ho fatto un altro col proprietario dell’azienda, infine mi è arrivata una mail di benvenuto. Due settimane dopo ho fatto i bagagli e sono partita». Veterinary Surgeon Vip Consultant alla Doctors Beck & Stone, compagnia sino-inglese in continua espansione con filiali a Pechino, Shangai, Hong Kong, Guangzhou, la dottoressa cagliaritana coordina un team di sette persone, due veterinari e cinque infermieri, tutte cinesi: «Metto a disposizione la mia professionalità per risolvere i casi più complessi e per consolidare questa sede di recente apertura». Il potenziale di crescita è enorme sotto tutti gli aspetti: «L’economia è in continua espansione e ciò consente di svolgere la professione in modo gratificante ma questo non è l’unico elemento evidente; pur essendo qui da poco tempo – sottolinea Francesca – ho già colto alcune peculiarità affascinanti, su tutte la laboriosità, l’umiltà e la cura della salute fisica e spirituale della persona. Sinora ho avuto poche difficoltà. Mi sto adattando abbastanza bene al cibo mentre la comunicazione è più problematica; mediamente poche persone parlano l’inglese per cui negli spostamenti soprattutto in taxi bisogna avere con sé l’indirizzo in cinese». Quadro sintetico ma ben diverso da quello si sta componendo in Italia e in Sardegna in modo particolare: «La crisi economica penalizza chi vuole fare questa professione ma la scarsa propensione alla collaborazione e alla condivisione costituiscono ostacoli che, allo stato attuale, sono difficili da superare. Tutti fattori che non incoraggiano certo lo spirito imprenditoriale, la sola via per garantirsi un domani in questo settore».

* Sardinia Post

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