VARCARE GLI EDIFICI DEL POTERE FACENDOLI RISPLENDERE DI DEMOCRAZIA CONSAPEVOLE: PIERINA FALCHI, LA DECANA DELLA POLITICA SARDA

Pierina Falchi

di Federica Ginesu

Noi dobbiamo avere passione per la Sardegna”. È la voce di una donna sarda che parla di orgoglio, fierezza e amore incondizionato per la sua terra e per l’arte, che feconda sboccia dalla rude e selvaggia Isola dei coralli.  Come Eleonora d’Arborea, la signora de tottu su logu che per destino e indole scese nell’agone politico, anche Pierina Falchi, prima donna assessore della politica regionale sarda, dedicò la sua vita all’impegno civile, al desiderio della sua anima che così trovava compiuta realizzazione. Nata nell’Atene sarda, Nuoro, il 27 gennaio 1919, respira cultura sin da bambina in una città speciale che offre un ambiente straordinario dove è facile sbocciare. Il tempio è il liceo Asproni, scuola prestigiosa in cui anche chi proviene da una modesta famiglia ha la possibilità, se bravo e di talento, di brillare.  I preziosi volumi che educano la mente sono invece custoditi in un appartamento privato con un caminetto sempre acceso in cui crepita inestinguibile il fuoco vivo del sapere: la Biblioteca Sebastiano Satta dove subito dopo la guerra erano arrivati, tradotti, anche gli autori inglesi e americani. Pierina si laurea in lettere e filosofia e si dedica all’insegnamento nelle scuole superiori. È una giovane donna che ama sapere, continuamente accresce la sua preparazione che non è mai fine a se stessa, ma da condividere educando i suoi alunni a un continuo dialogo con la storia e la filosofia. Sono anni in cui l’insegnante matura consapevolezza e coscienza critica che le infondono il coraggio necessario per osare una sfida che cambierà la sua esistenza. La condizione di estrema indigenza e arretratezza, che circonda il centro urbano, non è più ignorabile e la spinge a volersi impegnare concretamente per la realtà che la circonda. I tempi, infatti, sono ormai maturi. Le donne hanno appena conquistato il diritto di voto, non sono più cittadine a metà, lo specchio riflesso in cui si rimira il potere, ma infrangono il vetro per liberarsi ed entrare a testa alta in quei luoghi prima sbarrati e inaccessibili. Pierina è pronta a farlo: attivista cattolica, fa parte del gruppo costituivo del partito del biancofiore, la Democrazia Cristiana che decide di appoggiare la sua candidatura. L’operatrice di cultura socialmente disponibile è pronta a divenire donna politica e a scrivere la Storia nel momento in cui la Sardegna, piegata dalla guerra appena conclusa, ha bisogno di riscossa. Il 26 febbraio 1948 l’Isola diventa Regione autonoma, con l’approvazione dello statuto speciale. L’8 maggio 1949, data memorabile, in una bellissima giornata che preannunciava l’estate, per la prima volta il popolo sardo vota per il Consiglio Regionale e Pierina Falchi diventa la prima donna consigliere della regione Sardegna insieme a Claudia Loddo, le uniche due donne elette. “L’atto del votare così semplice nel breve gesto di tracciare una crocetta in un minuscolo quadratino bianco, non conclude ma inizia la responsabilità politica della donna che ormai sa di partecipare alla vita della cosa pubblica” scriveva Elodia Macis nel giornale “Vita Femminile sarda“.  Sempre nella prima legislatura consiliare la Falchi viene eletta segretario: il primo passo di una carriera in ascesa. Sotto l’egida dello stendardo della regione dei Quattro Mori Pierina conquista un altro primato: il 13 luglio del 1955 viene nominata, nella giunta Brotzu, assessore alla Pubblica Istruzione, assistenza e beneficenza prima donna in assoluto in Italia che entra a far parte di un esecutivo regionale. Grazie al libro di Franca Sini “Il Chi è delle donne sarde” possiamo ricostruire l’intensa attività politica di una donna straordinaria: “Pierina Falchi porta all’approvazione della Cassa del Mezzogiorno il piano d’intervento per l’istruzione professionale, imposta il progetto per la costruzione di settanta scuole materne e un programma di assistenza scolastica inteso a combattere l’assenteismo e l’analfabetismo”.  Insieme ad Antonio Pigliaru, suo grande amico, elabora un piano di sviluppo dell’istruzione elementare che aiuti i piccoli e indifesi figli della Sardegna a cambiare un destino che in passato era già segnato.  Chioma corvina e il tailleur al ginocchio non rinuncia mai alla sua femminilità. Tenace e combattiva, la sua presenza dura cinque legislature, un record. È l’unica donna, ancora una volta, a ottenere questo risultato. Sono anni mutevoli, di cambiamento. La Sardegna è in un momento di transizione. Proteste, rivolte e le lotte contadine, pastorali, operaie spingono la classe politica ad agire. Viene approvata la Riforma Agraria ma non basta.
Le scarse scolarizzazione ed istruzione elementare, l’obbligo scolastico, la formazione professionale e magistrale costituivano questioni non più rimandabili che contribuivano all’arretratezza. La Falchi è innamorata della sardità, è convinta che sia un volano di sviluppo e in suo favore si prodiga. Organizza convegni, dibattiti, perché la cultura possa portare crescita e diventi motivo di arricchimento continuo. Presenta, poi, iniziative per l’aumento dei musei degli Enti locali, promuove lo sviluppo degli scavi archeologici, riesce a far approvare la legge per la partecipazione della Regione al finanziamento del piano di sviluppo delle università sarde che ha permesso tra l’altro la creazione del Museo etnografico nell’ex Arsenale di Cagliari. Si deve a lei l’istituzione delle cattedre universitarie di interesse regionale: Storia della Sardegna presso l’Università di Cagliari e Flora ed Erboristeria in quella di Sassari. “Ho dedicato parte della mia vita alla ricerca estetica e alla valutazione delle teorie filosofiche che precedono la valutazione estetica“. Il tempo della politica è concluso. Pierina entra nel Consiglio di Amministrazione dell’istituto superiore regionale etnografico di Nuoro dove grazie alla sua energica vitalità partecipa alla creazione e allestimento del Museo del Costume.  Nominata Cavaliere di Malta, è diventata anche Commendatore della Repubblica incarnando la voglia di protagonismo che era nata nei cuori delle donne sarde. Gli ostacoli e i problemi non la spaventavano. Aveva varcato gli edifici del potere facendoli risplendere di democratica consapevolezza.

* LaDonnaSarda

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *