PLOAGHE E IL LOGUDORO: CONFERENZA CON PAOLO PULINA A LOSANNA PRESSO IL CIRCOLO “NURAGHE”

Paolo Pulina con Josiane Masala a Losanna

di Roberta Pilia

Venerdì 20 marzo 2015, il Circolo Sardo Nuraghe di Losanna, con la chiacchierata intorno alla storia, alle memorie di Ploaghe e il Logudoro, brillantemente tenuta da Paolo Pulina, ha dato il via alla sua programmazione culturale per il 2015.

Il pubblico, caloroso e appassionato, ha seguito con attenzione e curiosità la conversazione. E non solo il pubblico direttamente chiamato in causa, logudorese per intenderci…

Vero è che il relatore, grande conoscitore della sua regione, come mostrano le sue ricerche, ha saputo catturare e tener viva l’attenzione dei presenti, dosando con brio riferimenti e rivelazioni al limite dello scoop, almeno per quanto mi riguarda, come per esempio le origini logudoresi di Italo Calvino…

Al di là degli interessi più strettamente legate al vissuto dei presenti, al di là del fatto che non si finisce mai di imparare, per fortuna, al di là del sempre piacevole momento di convivialità che caratterizza gli incontri al Nuraghe, due riflessioni mi sono apparse come un’evidenza.

La prima, una sorta di “amarognolo”, quasi un senso di inferiorità, un pudore e come una conferma all’adagio “nessuno è profeta in patria”, che mi procura il constatare che questa nostra Terra Sarda è capace da sempre di creare cose grandi, una Terra che ha visto nascere grandi piccoli uomini che le hanno, le avrebbero fatto onore, ma di cui spesso Lei stessa, e noi sardi con Lei, non ne siamo consapevoli… Ripenso ai nomi dei Ploaghesi, studiosi, scienziati, non da poco, e non sono che una minima parte di questi sardi straordinari… che rivivono finalmente riconosciuti, anche e soprattutto grazie al lavoro del conferenziere,

La seconda riflessione è stata quasi immediata, un’evidenza rivelata dalle prime parole di Paolo, nel citare Ovidio: “di nuovo l’amor di Patria (…); “non so per quale dolcezza il suolo natio tutti attrae, e non si lascia dimenticare.” (Ovidio, Lettere dal Ponto 1, 3,).

Gli anni passano, le modalità dell’emigrazione cambiano, la lontananza è meno “lontana”, la facilità del rientro, dei rientri è indiscutibile, ma la dolcezza della nostra terra, l’amor di patria sono più forti che mai, forse ancora più forti per noi sardi e isolani, che, facendo il verso a Dante, grande migrante, sappiamo benissimo “quanto salato sia il pane degli altri“ (Dante, XVII Paradiso vv 58-59).

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