VIVERE PER RECITARE: NOEMI MEDAS, ATTRICE DI NASCITA

Noemi Medas

di Ilaria Muggianu Scano

Il suo nome potrebbe essere “identità”, nessuno avrebbe da ridire. Noemi Medas, attrice teatrale e cinematografica, è infatti il più giovane membro della compagnia “Figli d’arte Medas” l’unica dinastia teatrale in Sardegna, attiva nei più grandi teatri sardi già dai primi del ‘900 e dal 1939 in tutta Italia. Noemi recita dall’età di sei anni, nella sua evoluzione artistica, che l’ha portata dal cinema sardo a quello nazionale e internazionale, è stato decisivo il contatto con figure quali Mereu, Cabiddu, Giannini, Crawford e Jara tra gli altri. Di recente ha interpretato il ruolo di protagonista femminile nel capolavoro “Perfidia” di Bonifacio Angius, selezionato come unico film italiano al Festival di Locarno aggiudicandosi il Premio della Giuria Giovani.

La condizione professionale del provenire da una stirpe di attori come ha condizionato il tuo apprendimento del mestiere? Mi ha certamente condizionata in maniera positiva proprio dal punto di vista lavorativo. L’idea di una vita senza recitazione mi fa stare male, quindi ritengo una fortuna aver respirato quest’arte fin dalla nascita. Quando ho iniziato con il Teatro e la recitazione con me c’erano mia sorella e i miei fratellini quindi, in un certo senso, l’ho vissuto come un gioco. Ricordo ancora che il Regista Michele Salimbeni, con cui abbiamo realizzato “Un anno sull’Altipiano”, rideva del fatto che durante le prove, un attimo dopo aver detto il mio monologo, sparivo per giocare e ricomparivo esattamente in tempo per dire quello successivo. Quando avevo undici anni miei fratelli iniziarono ad avere altri interessi, rimasi quindi in un certo senso “sola” in balia di mio nonno, di miei zii e pro zii, attori fissi e occasionali.
Con gli occhi di oggi, rivivendo quei ricordi, penso di esser stata tanto fortunata e che siano stati tutti di grande insegnamento per me, ma quando ero piccola era molto difficile accettare determinate situazioni, dover immagazzinare tutte quelle informazioni e consigli, o sostenere e rielaborare costruttivamente tutti quei rimproveri.

Quali sono le difficoltà per chi come te intende portare il sacro fuoco del teatro ad un serio livello lavorativo? Le persone si innamorano di questo mestiere perché vedono i prodotti finiti a Teatro o al Cinema. Il mestiere dell’attore non è semplice, ci sono tante soddisfazioni ma anche tante frustrazioni. Innanzitutto le prime cose che servono sono la Disciplina e l’Ascolto. Cinema e Teatro, profondamente diversi, hanno in comune solo le fonti emozionali dell’attore. Nel Cinema su 12 ore di lavoro molte di esse sono solo di attesa. A Teatro in un’ora si concentrano tutte le forze fisiche e mentali e poi si conclude l’impegno. Riguardo alla formazione, se non si ha la possibilità di frequentare una scuola di recitazione, il modo migliore sono i corsi. È sempre meglio non fissarsi con un solo corso, in un solo metodo o scuola di pensiero.

Durante le interviste tanti artisti mi confidano che una delle domande più ricorrenti è questa “Sì, sei un attore, ma il tuo vero lavoro…?”. Ti è mai successo? Quale sarebbe la tua reazione? In realtà non la troverei una domanda così inadeguata, significherebbe che sono persone informate sulla realtà: essere l’imprenditore di sé stessi comporta un rischio. Se non veniamo ingaggiati per degli spettacoli, degli eventi, o se non rientriamo all’interno di coloro che meritano di essere finanziati dalla Regione, il lavoro ce lo dobbiamo creare e con i tempi che corrono sono più spese che guadagni. Ci sono tanti attori che nella vita fanno un secondo lavoro e li capisco perfettamente. Non toglie nulla al loro talento, hanno tutto il mio rispetto perchè hanno la forza mentale e fisica per fare entrambe le cose e non mollare.

Cosa significa essere un’attrice in Sardegna?  Vuol dire essere una professionista entusiasta. Vuol dire che magari una persona che non è più brava di te lavorerà più di te e farà parlare più di se. Conosco tantissimi validi attori che sono usciti dal Centro Sperimentale di Cinema e non stanno combinando niente. Sono fortunati se ogni tanto trovano una parte in qualche pubblicità, o se gli fanno fare qualche personaggio in alcune soap opera, dove tra l’altro gli si chiede: “Per favore, non recitare, qui sono tutti dei cani. Se reciti bene poi ci fai brutta figura tu!”.

* La Donna Sarda

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