L’ANNO DELLA CONSACRAZIONE? I MOTIVI PER CUI FABIO ARU PUO’ DIVENTARE UN CAMPIONE

 

Fabio Aru

di Massimiliano Perlato

La splendida stagione del ciclista sardo Fabio Aru, quella appena trascorsa del 2014,  che auspichiamo sia la prima di una lunga e gloriosa carriera, si è conclusa con la prima convocazione in nazionale per partecipare al Mondiale di Ponferrada in Spagna. Un Mondiale purtroppo avaro di soddisfazione per i colori azzurri, causa anche un tracciato che non si prestava alle caratteristiche delle punte nostrane. Anche in quella occasione comunque, è stato l’atleta sardo, una dei corridori che più si messo in mostra, “rompendo” la corsa in una delle salite del circuito.  Ma è il 2014 che va incorniciato perché è l’anno che ha legittimato Fabio Aru, come il ciclista più promettente per il futuro a livello mondiale insieme ad un manipolo di colombiani che proprio al Giro d’Italia hanno battagliato con il villacidrese. La corsa rosa del mese di maggio ha fatto conoscere le qualità di Aru che lo hanno portato ad ottenere il terzo posto nella classifica generale dietro ai sudamericani Quintana e Uran e ad ottenere la sua prima vittoria tra i professionisti nella scalata a Monte Campione. La sua partecipazione alla Vuelta di Spagna è andata in archivio con il terzo successo della carriera di Alberto Contador su queste strade. Nella Vuelta 2014 c’è stata però anche tanta Italia, soprattutto grazie a Fabio Aru che fino alle ultime tappe ha lottato alla pari con i più grandi del momento. Per lui due tappe vinte e la certezza di avere un grande futuro davanti.

Ma sarà il Campione del futuro Aru? Il 2015 sarà la stagione della consacrazione?

VA FORTE. Può essere banale, ma non lo è affatto. Senza il talento non si va da nessuna parte, e Fabio è già oggi uno dei più forti corridori in salita di tutto il panorama internazionale. A cronometro, dove deve comunque migliorare, non va piano, e il 2° posto nella tappa del Grappa al Giro è lì a dimostrarlo. Quella volta, però, le pendenze erano importanti, e sulle lunghe distanze, sui lunghi rettilinei da rapportone, Aru farebbe ovviamente molta più fatica. Ma il tempo è dalla sua parte: può e deve crescere in questo fondamentale.

LEGGE BENE LA CORSA. Per meglio comprendere questa qualità bisogna riguardarsi le tappe in salita dell’ultima Vuelta. Chi gli scattava davanti raramente ha ricevuto risposta: Fabio saliva regolare, senza strappare, per poi rientrare con il suo passo. Viceversa, quando scattava lui, il più delle volte faceva il vuoto.

HA LA TESTA SULLE SPALLE. Umiltà, raziocinio, e grande senso di responsabilità: sono queste le qualità caratteriali che più apprezza di lui chi lo conosce meglio. Sa di aver scaldato il cuore della gente, ed è perfettamente conscio che ora quegli stessi tifosi si aspettano molto da lui. Non si monta la testa, lavora tanto e cerca di rubare il mestiere ai migliori, che siano avversari (Contador, Froome, Quintana) o compagni di squadra (Nibali) poco importa. Si impara da tutti, sempre e in ogni situazione.

HA GRANDE PERSONALITA’. E’ maniacale nella preparazione della corsa, durante gli allenamenti ma anche nei giorni delle gare. Prende appunti su tutto e annota con dedizione ogni cosa. Non è un guascone, ma è il classico leader silenzioso che sa farsi rispettare e voler bene da tutti. E’ riconoscente verso chi lo aiuta (gli abbracci ai compagni dopo le sue vittorie sono tra le fotografie più belle), ma allo stesso tempo è uno che pretende molto da chiunque gli sta intorno. Lui è abituato a dare il 100%: ecco perché esige dagli altri lo stesso impegno.

E’ GIOVANE, PUO’ MIGLIORARE TANTISSIMO. Non va dimenticato. Fabio ha solo 24 anni: è nato il 3 luglio del 1990, lo stesso anno di nascita di Nairo Quintana, il corridore che lo ha battuto all’ultimo Giro d’Italia. Nella stagione della sua esplosione definitiva, il 2010, Nibali era nell’anno dei suoi 26: quattro anni fa per il siciliano arrivò il podio al Giro (3°) e il successo alla Vuelta. Come dicevamo poco più su, il tempo è assolutamente dalla parte del giovane scalatore sardo.

GRAN FISICO. Non ha il classico fisico dello scalatore, che per definizione è basso e piuttosto esile. Aru è magro, sì, ma anche molto alto, 183 cm x 66 kg, queste le sue misure: agile in salita e potente (lo diventerà) a cronometro. Ha più o meno il fisico di Nibali e Froome: il primo è un po’ più minuto (181 cm x 65 kg), il secondo leggermente più prestante (185 cm x 69 kg). Contador è il più basso e il più leggero tra i tre (176 cm x 62 kg), ma è quello uscito meglio dalla Vuelta di Spagna, la corsa che ha fatto salire a 6 il numero dei grandi Giri vinti dallo spagnolo. Fenomeno, esattamente quello che speriamo un po’ tutti possa diventare anche il nostro Aru.

Ora l’unico dilemma per la stagione 2015 è paradossalmente la sua squadra. Forte, organizzata ed ambiziosa ma che annovera fra le sue file il leader indiscusso del ciclismo italiano, ovvero quel Vincenzo Nibali vincitore del Tour 2014. Scegliere gli obiettivi della prossima stagione, sarà complicato a meno che Aru non cambi squadra. Ma da più parti il ciclista di Villacidro viene invitato ad attenersi agli ordini di scuderia dell’Astana e del suo capitano, per poter capitalizzare ancor più esperienza e forza fisica.  Per gli addetti ai lavori, sarà sicuramente il 2016 l’anno in cui Fabio Aru potrà finalmente ambire alla vittoria nelle grandi corse a tappe. Nel frattempo, con molta umiltà e spirito di squadra, per Fabio ci sarà modo e motivo per ottenere e raggiungere nuovi traguardi e soddisfazioni.

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