COL CIRCOLO “DEU SEU SARDU” DI TERNI-RIETI AL CASTELLO DI CONTIGLIANO (RI), LA CONFERENZA SULLA VITA E LE OPERE DELL’ARTISTA SASSARESE GIUSEPPE BIASI

fotogramma della conferenza con il circolo "Deu Seu Sardu"

di Elisa Sodde

Il 21 novembre scorso, il Professor Giovanni Fiora, Presidente del Centro d’Arte e Cultura “Giuseppe Biasi” di Sassari, ha tenuto in provincia di Rieti un’interessante conferenza sulla vita e le opere di uno degli artisti più importanti del ‘900 italiano: il pittore di origine sassarese, Giuseppe Biasi.

La particolare serata è stata organizzata da un sodalizio sardo il Circolo “Deu seu Sardu”, (non rientrante nel circuito F.A.S.I.), composto dalle Sezioni di Terni e  Rieti, di cui è Presidente la Professoressa Lucia Maria Tanas e Presidente Onorario il Professor Adolfo Puxeddu, illustre medico, già Preside della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Perugia.

L’iniziativa, curata nello specifico, dal responsabile della sezione di Rieti, il Professor Enea Mancosu –  originario di Villamassargia (CI) –  si è svolta in una sala del Castello di Contigliano (RI), sede del Municipio. L’incontro è stato introdotto dal Sindaco, Dr. Angelo Toni, che, portando i saluti di tutta la sua comunità, ha ringraziato sentitamente gli organizzatori per aver scelto il suo Paese per l’appassionante convegno.

Con la proiezione di molte immagini e dovizia di particolari anche inediti, il Professor Fiora, ha illustrato la vita e le opere dell’eclettico artista sardo: pittore, ma anche valentissimo incisore e scultore, annoverato fra i più significativi ed importanti della storia dell’Arte Italiana. Dipinse a olio, tempera e pastello; si dedicò anche e con successo all’incisione di xilografie sia in nero che a colori.

Autodidatta, dal carattere irrequieto e ribelle, Giuseppe Biasi ebbe un’esistenza movimentata ed avventurosa, tra Sardegna, Nord Italia ed Nord Africa. Da questi numerosi viaggi trasse notevole ispirazione per la sua arte.

Nato a Sassari il 23 ottobre 1885, fin dall’adolescenza ama esprimersi attraverso la grafica e la caricatura, in particolare, pubblicando schizzi e vignette su giornali umoristici e poi goliardici universitari. Appena ventenne, nel 1905, il suo soggiorno di alcuni mesi nella capitale, gli consente di entrare in contatto con l’ambiente di giornali e riviste, come quella dell’“Avanti della Domenica”, frequentati da intellettuali ed artisti del calibro di Mario Sironi, Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Gino Severini, Duilio Cambellotti.

Rientrato a Sassari, nell’ottobre del 1905, tiene la sua prima mostra nella quale espone circa 200 caricature. L’anno successivo, inizia la sua “scoperta della Sardegna”: con l’amico e collega Mario Mossa De Murtas intraprende un viaggio nei paesi della Sardegna, fra la Barbagia e il Sulcis, per conoscere e documentarsi su quella realtà isolana la cui rappresentazione e “rivelazione” diventerà il tratto più caratterizzante della sua ricerca artistica e delle sue opere: rivelare la Sardegna ai sardi, agli italiani, agli europei. Rimane completamente affascinato dall’ambiente e dai costumi di Teulada, all’epoca poco più che un villaggio, in cui ritornerà spesso fra il 1910 e il 1924. Questo periodo rappresenterà per l’artista un’intensa esperienza esistenziale.

Nel 1908, si laurea in Giurisprudenza e nel 1909 inizia a collaborare con la scrittrice Grazia Deledda, di cui  diventerà assiduo illustratore. Nello stesso anno, il suo acquarello dal titolo “Processione nella Barbagia di Fonni” viene selezionato per partecipare alla Biennale di Venezia.

La partecipazione alla prima mostra della “Secessione romana”, nel 1913, gli procura notorietà a livello nazionale.  Alla base di questo successo stanno probabilmente i temi delle sue opere, che nel pubblico riportano alla mente le opere letterarie di Grazia Deledda. In entrambe gli artisti, l’evocazione del mondo sardo, intenso e verace, si gioca sulla seducente figura della donna, fiera e indomita, incarnante l’immaginario dell’arcaico, ancestrale, primigenio, naturale, per eccellenza … un po’ come la Sardegna stessa!

Nel 1915 viene arruolato e parte per il fronte, poco dopo, il 10 agosto a seguito dello scoppio di una granata, riporta una ferita ad un gamba che lo renderà lievemente claudicante. Dopo la permanenza nell’ospedale di Treviglio (BG) per le cure alla gamba, si trasferisce a Milano, dove riesce facilmente ad inserirsi e a guadagnarsi il favore del pubblico con la sua pittura particolare e moderna, anche grazie all’amicizia con Javotte Bocconi Manca di Villahermosa, un’influente nobildonna di origine sarda che lo introduce negli eleganti circoli milanesi.

Le eroiche gesta degli intrepidi fanti della Brigata “Sassari” provenienti dal fronte rendono il momento quanto mai propizio, portando agli onori della cronaca i figli di Sardegna, Isola che diventa, per la prima volta, oggetto insieme di curiosità ed ammirazione da parte dell’opinione pubblica nazionale. Così, nel 1917, Biasi organizza, insieme anche ad altri artisti, presso la Galleria Centrale d’Arte di Palazzo “Cova” a Milano, una “Mostra Sarda” che nasce, appunto, come iniziativa benefica a favore degli orfani dei combattenti sardi: erano, infatti, già numerosi i conterranei di Biasi che avevano dato la vita per la causa del Risorgimento italiano. Nel 1920, alla Biennale di Venezia ottiene il premio dell’“Opera Nazionale Combattenti”.

Partecipa alla Biennale veneziana del 1928 con due opere. In dicembre espone alla I Biennale d’Arte Sarda di Sassari; nel 1929 alla Mostra della “Primavera Sarda” di Cagliari. Promuove la costituzione dell’associazione “Famiglia Artistica Sarda”, per la tutela degli artisti sardi emarginati in seno all’ambiente artistico nazionale, ma l’istituzione del “Sindacato Regionale Fascista Belle Arti” tarpa ben presto le ali al nuovo sodalizio.

Nel 1932 decora con cinque tele di soggetto folcloristico l’atrio della stazione ferroviaria di Tempio Pausania. Nel 1940 cura la decorazione dello scalone del Palazzo di Giustizia della sua città e prepara i bozzetti per la decorazione della chiesa di Fertilia (Alghero): un complesso mosaico rimasto, purtroppo, in gran parte incompiuto.

Muore tragicamente alla fine del Secondo dopoguerra, il 20 maggio 1945, ad Androno Micca (BL). La sua morte, fino a poco tempo fa, era circondata da una fama discutibile e poco chiara. L’importante relatore della conferenza di Contigliano, il Professor Fiora, ha però contribuito notevolmente a chiarirne le reali circostanze, anche grazie al supporto di documenti e testimonianze da lui stesso individuate e raccolte, in provincia di Biella, nei luoghi dove l’artista visse nell’ultimo periodo della sua vita.

Testimonianze dell’arte di Giuseppe Biasi sono conservate in collezioni italiane e straniere, pubbliche e private (Museo Civico del Castello Sforzesco di Milano; Galleria “Ricci-Oddi” di Piacenza; Galleria d’arte moderna di Venezia; Institute of Art di Chicago, ecc.), e numerose di queste opere sono state acquistate dalla Regione Sardegna per la Pinacoteca di Sassari.

La Professoressa Lucia Maria Tanas, Presidente del Circolo “Deu seu Sardu”, Sez. di Terni – in seno alla quale è nata poi anche quella di Rieti – mi racconta: <<Il pittore sassarese, tra il 1910 e il 1924, periodo in cui frequentò assiduamente il paese di mio padre, Teulada, perché colpito dalla bellezza dell’ambiente e dei costumi tipici locali indossati dagli uomini e dalle donne che ritrasse in molte opere, si firmava, “Biasi di Teulada”. Tutti i parenti di mio padre vivono ancora lì. Io sono nata nelle Marche, mia madre era della provincia di Macerata. Ambedue erano profughi in Libia, conosciutisi e sposatisi a Barce, Cirenaica. Dopo la guerra si stabilirono a Terni. Insomma una storia emblematica dell’Italia del Secondo dopoguerra, fra gli anni Trenta e Quaranta … E di molti Sardi che per lavoro dovettero abbandonare l’isola.>>

Poi prosegue <<A nome di tutto il Circolo, ringrazio ancora il Professor Fiora per la sua splendida esposizione e per averci fatto conoscere un artista sardo così importante. La serata si è poi conclusa con un momento conviviale, un’ottima cena sarda presso il ristorante  “La Terra di Pa” gestito da una gentile signora di Ingurtosu, residente anche lei da anni a Contigliano. Sono felice perché è stata veramente una bellissima serata, culturale, sì, ma anche rallegrata da tanta simpatia e nuove conoscenze. Oltre al Sindaco di Contigliano, era presente anche il regista Tonino Nieddu che non manca quasi mai alle nostre programmazioni.>>

Infine, tiene a precisare: <<Tutti noi del Circolo “Deu seu Sardu” crediamo che della Sardegna si debba innanzitutto celebrare la sua grande valenza in campo culturale, che significa far conoscere le sue Donne ed i suoi Uomini più grandi, che si sono distinti nella letteratura, nelle scienze, nelle arti … dando enorme contributo al progresso universale>>.

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