E’ STATO IL CURATORE DELLA MOSTRA SULLA SARDEGNA NURAGICA A FIRENZE: INTERVISTA AL DOTTOR FRANCO CAMPUS

di Marilia Fresu

Dottor Campus: ci parli un po’ di lei. Mi chiamo Franco Campus e ho 45 anni, sono nato ad Ozieri ma sono originario di Ittireddu in provincia di Sassari. Ho conseguito una laurea in lettere con indirizzo archeologico in Protostoria Europea presso l’Università “La Sapienza” di Roma nel 1994. Mio relatore e maestro è stato Renato Peroni, una delle figure di  studioso più note negli studi sull’età del Bronzo e del Ferro italiana ed europea. Nella stessa Università ho conseguito la specializzazione triennale sempre in Preistoria. Subito dopo la Laurea ho immediatamente lavorato nella penisola italiana con studi e scavi prima di far ritorno in Sardegna richiamato dall’allora Soprintendente Fulvia Lo Schiavo con la quale è iniziata immediatamente una collaborazione scientifica e soprattutto una solida amicizia. Sono autore di diverse monografie tra cui il corpus delle forme ceramiche nuragiche del 2000 e numerosi articoli in riviste specialistiche con partecipazione a Convegni nazionali ed internazionali. Da circa 5 anni faccio il libero professionista e presto la mia collaborazione agli Enti preposti alla tutela e ad altri Enti pubblici e privati per attività di consulenza scientifica, di scavo e di relazioni per archeologia preventiva.   

Dove e come nasce l’idea di questa mostra. L’idea è frutto delle mie radici e della mia provenienza da Ittireddu, un paese che attualmente conta appena 560 abitanti. Qui nel 1985 si inaugurò il Museo Archeologico ed Etnografico ed io, ancora molto giovane ho respirato l’aria e la vivacità culturale di quegli anni. Nello specifico la Mostra nasce dal fatto che intorno alla metà dell’ottocento venne pubblicato dal padre dell’archeologia sarda, il canonico e senatore Giovanni Spano, un singolare reperto bronzeo, che egli interpretò quale cattedrale medievale, proveniente da una località incerta dal territorio di Ittireddu. L’esegesi di questo oggetto, che è un capolavoro della bronzistica nuragica, col tempo si è precisata sempre di più e, grazie alle intuizioni di Giovanni Lilliu, sappiamo che si tratta della raffigurazione di un nuraghe, con torre centrale, purtroppo spezzata, e altre quattro torrette laterali, delle quali si conserva attualmente solo 1, dunque un monumento quadrilobato analogo ad esempio a Barumini. L’edificio che si trova accanto è invece la rappresentazione del tempietto con copertura a doppio spiovente ed uccellini che sono, nell’ambito del simbolismo dell’età del Bronzo e dell’età del Ferro, il tramite tra la sfera divina e quella umana. Lo studio di questo reperto e di altri che nel frattempo sono venuti alla luce, realizzati anche in pietra o raffigurati sulla ceramica o quale albero maestro delle navicelle, testimoniano che nell’ambito della lunghissimo percorso dell’età nuragica, intorno all’XI-X sec. a.C., proprio quando non si costruiscono più queste straordinarie architetture in pietra, i Nuragici sentono l’esigenza di raffigurarlo. Il modello di nuraghe diventa il simbolo di un simbolo, il totem e la bandiera, ciò intorno a cui tutti si riconoscono. Per noi il modello costituisce una preziosa testimonianza su quello che era l’aspetto originario dell’edificio, specie per le porzioni superiori delle quali non possediamo più gli elevati. Essi confermano quanto indicano gli studi scientifici più recenti che indicano in diversi casi altezze anche rilevanti fino ed oltre i 25 metri di altezza.   

Chi sono i promotori e quali sono i mezzi. Il primo finanziatore fu, nel 2012 il comune di Ittireddu, che con risorse proprie finanziò la Mostra dal titolo accattivante “Simbolo di un Simbolo. I modelli di Nuraghe”. E’ stato un modo per illustrare, con enormi pannelli ( oltre 80) e gigantografie, non solo uno degli aspetti più intriganti della civiltà nuragica, appunto il Nuraghe trasformato in simbolo e sacralizzato, ma anche per rendere noto al più vasto pubblico una serie di scoperte più o meno recenti ancora non edite. Tra di esse il complesso scultoreo di mont’e Prama da cui provengono decine di modelli. Contestualmente si pubblicò un corposo catalogo scientifico di oltre 400 pagine, con contributi dei più importanti studiosi di questa straordinaria civiltà. La stessa Mostra, ma con l’aggiunta dei reperti originali è stata proposta al Museo Nazionale “G.A. Sanna” di Sassari nel maggio 2013. In quell’occasione si pubblicò anche una guida breve della mostra, nella quale si raccolgono i testi dei pannelli e le immagini più accattivanti del volume scientifico. Pertanto nelle prime due edizioni il promotore unico fu il comune di Ittireddu. Il successo riscosso a Sassari, con oltre 8000 visitatori in tre mesi, e la vasta eco suscitata dall’evento, spinse il Museo Etrusco di Villa Giulia, nella persona del Soprintendente Alfonsina Russo a manifestare interesse per l’esposizione presso questa prestigiosa sede. La necessità di sbarcare il mare ha avuto, come risultato, il coinvolgimento del comune di Torralba che ha in parte finanziato l’iniziativa. Soprattutto, l’esigenza di comunicare in un contesto che nulla sapeva della civiltà nuragica, ha reso necessario dare innanzitutto un altro nome all’evento e in particolare creare ex novo una parte introduttiva che spiegasse in modo semplice e didattico gli aspetti peculiari di questa civiltà. Nasce la mostra “La Sardegna dei 10000 Nuraghi. Miti e simboli dal passato”. Per la prima volta la capitale ha ospitato un’esposizione su questo periodo così florido e importante della nostra isola!. Anche qui, nonostante le grandi promesse preelettorali Regione, provincia ecc. non hanno dato nessun supporto in termini economici. A Villa Giulia i circa 20000 visitatori in una location così importante hanno confermato la bontà dell’operazione culturale. E’ indicativo di ciò, non solo la presenza, nei principali siti archeologici isolani, di visitatori che avevano visto l’esposizione romana e, incuriositi sono sbarcati nell’isola ad ammirare di persona monumenti e reperti, ma soprattutto alcune trasmissioni tra cui Geo e Geo che ha fatto un servizio sull’evento. Dopo Roma da maggio 2014 e fino al 10 agosto il grande carrozzone si è spostato nel Teatro del Falcone, presso il palazzo Reale di Genova in via Balbi. Fortemente voluta da Bruno Massabò, che per tre anni è stato Soprintendente di Sassari e Nuoro, la mostra dal titolo “Miti e simboli di una civiltà Mediterranea: la Sardegna Nuragica”, ha avuto il prezioso supporto logistico dell’Associazione dei Sardi in Liguria. Soprattutto ai comuni di Ittireddu e torralba si è aggiunto quello di Teti in provincia di Nuoro. In questo caso un laboratorio di volontari ha riprodotto alcuni bronzetti figurati del complesso cultuale di Abini, realizzato delle enormi statue, alte oltre 3 metri, che hanno costituito la scenografia della mostra. I nuovi spazi espositivi hanno consentito di proporre l’approfondimento di alcune tematiche essenziali nella comprensione del mondo nuragico cioè la Metallurgia e l’Agricoltura. Molti altri reperti e copie di oggetti hanno ulteriormente arricchito l’apparato di reperti già presenti nelle edizioni precedenti.    E adesso come sapete Firenze….    

Quali differenze ci sono tra le mostre di Roma, Genova e Firenze? Le mostre vengono in qualche modo calibrate in funzione degli spazi disponibili. E’ la location che ha vincolato ma anche portato ad arricchire e modificare nelle tre sedi l’esposizione. La sede romana si caratterizzava per la bellezza anche scenografica della villa del papa Giulio II e delle sale affrescate messe a disposizione nel piano nobile. Quella di Genova dalla razionalità e linearità del percorso espositivo. In quella fiorentina è stato necessario sacrificare la mostra originaria, cioè i pannelli sui simboli e i monumenti relativi che tuttavia si possono vedere nello schermo TV. In compenso si sono aggiunti non solo numerosi nuovi reperti che approfondiscono gli aspetti legati ai traffici da e per la Sardegna specie con il mondo villanoviano ed Etrusco, ma soprattutto si sono volute aggiungere diverse scenografie tra cui una enorme del cortile del nuraghe Santu Antine proprio all’ingresso e della capanna del nuraghe Palmavera. Infine, la chicca è costituita dalla riproduzione in scala reale delle statue di Mont’e Prama realizzate dall’artigiano di Oristano Carmine Piras.  

Con questa terza tappa la mostra si arricchisce notevolmente di reperti. E’ una mostra destinata ad essere itinerante o tutto cesserà con Firenze? Si è veramente arricchita di reperti e di contenuti mantenendo diversi di livelli di lettura con grandi pannelli pittorici e didattici e approfondimenti per le persone più interessate e per gli addetti ai lavori. Il mio obiettivo è sempre quello di far si che chi visita la Mostra rimanga incuriosito e che sia portato a venire nelle aree archeologiche e nei musei isolani. Non credo che cesserà a Firenze. Anzi, è proprio di alcuni giorni fa la richiesta avanzata dall’ambasciatore del Belgio Alfredo Bastianelli che ha inviato una lettera al sindaco di Ittireddu proponendo il trasferimento dell’esposizione a Bruxelles in occasione del semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea! Dunque siamo già al lavoro, purtroppo in preda alla scarsa lungimiranza di quanti dovrebbero, ancor prima dei comuni, promuovere l’iniziativa. Ogni volta è una nuova avventura, un nuovo “miracolo”. Tre piccoli paesi rispettivamente di 560, 680 e 980 abitanti poco più di 2000 anime che con caparbietà, con la testardaggine di tre sindaci loro si lungimiranti, hanno lanciato una sfida, io ritengo straordinaria, da emulare, da prendere da esempio in tutta Italia. 

2 risposte a “E’ STATO IL CURATORE DELLA MOSTRA SULLA SARDEGNA NURAGICA A FIRENZE: INTERVISTA AL DOTTOR FRANCO CAMPUS”

  1. La foto pubblicata in questo articolo riguarda l’altro archeologo Franco (G. R. ) Campus ed è un medievista, e la foto è relativa alle mummie di Castelsardo…

  2. Vi avverto che la foto che avete messa non è Franco Campus, sindaco di Ittireddu, archeologo che si occupa di preistoria, ma la mia.
    Io sono Franco Giuliano Rolando Campus, archeologo, ma mi occupo di Medioevo e di archeologia medievale. Se volete intervistare anche me sul periodo medievale o sullo scavo che vedete nella foto resto a vostra disposizione. Se il collega è disponibile anche su un intervista doppia stile le iene.
    A presto !!!!

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