CONSIDERAZIONI ALL’INDOMANI DELLA MANIFESTAZIONE A CAPO FRASCA SULLE SERVITU’ MILITARI: LA RESA DEI CONTI


del Generale Nicolò Manca

Il raduno di Capo Frasca ha mostrato il suo vero volto: una resa dei conti tra i partiti minori e quelli maggiori. I primi hanno ribadito i loro NO a tutto e a tutti: prima che ai poligoni militari alla dipendenza della Sardegna dall’Italia e al “colonialismo sardo”;  NO anche all’industria di stato, alle trivellazioni, all’eolico, al fotovoltaico, al nucleare, al carbone, ai gassificatori, alla pipe-line per il gas algerino, e NO o tutt’al più NI, visto che non gode di simpatie plebiscitarie, anche al turismo.  Stamattina nel leggere sulla stampa la cronaca del raduno indetto al grido di “No servitù”,  c’era da chiedersi  perché non si sia fatto cenno o si siano trattati en passant alcuni dettagli che non possono essere sfuggiti ad un cronista attento. Quali dettagli? Eccoli:

1.Lungo la strada non erano poche le scritte “SI al poligono”.

2.La presenza di “gente istrangia”, importata temo su commissione per “fare numero”, aveva poco da spartire con la Sardegna. Cosa ci facessero a Capo Frasca palestinesi di Gaza e libanesi è tutto da decifrare.

3.Si è impedito ad alcuni gruppi di manifestare il proprio dissenso… dai dissenzienti

4.Sono stati strappati due striscioni “Si pro poligono”.

5.Sono stati minimizzati gli atti violenti contro la base, quasi fossero opera di figli di nessuno, e le contestazioni contro i politici, in particolare contro l’onorevole Pili ritenuto animatore della manifestazione.

Sorge quindi  legittimo il sospetto che il “popolo sardo”, tirato in ballo dai vari minipartiti anti-italiani e anti-poligono  presenti al raduno, non sia del tutto d’accordo con i proclami lanciati nei giorni scorsi e con quanti hanno ironizzato sui 10.000 e passa stipendi a rischio di emigrazione. Forse non si è considerato che 10.000 stipendi significano 10.000 famiglie. C’è da chiedersi cosa sarebbe accaduto se queste famiglie, e solo queste, fossero intervenute al raduno. Certamente la partecipazione dei dissenzienti sarebbe apparsa poca cosa. Non è da escludere quindi che il raduno sia stato voluto o favorito quale campagna politica tesa  a dare visibilità ai leader dei partiti minori o a perseguire interessi  che… interessano molto i pochi e poco i molti. In tal caso “non b’hat òmine”, per dirla con un’espressione che viene usata nel nuorese per indicare una persona di non grande spessore o, in senso figurato, una circostanza che non merita troppa attenzione. Si può tradurre: non c’è sostanza di uomo oppure non ne vale la pena. Sic stantibus rebus, che pure sa di nuorese, non guasterebbe che chi non è d’accordo con quanti vorrebbero  la chiusura dei poligoni (che, non va dimenticato, rappresentano lo 0,5% del territorio isolano e 4% delle coste sarde) e invocano la radicale contrazione dell’intero strumento militare in Sardegna, incluse Marina e Aeronautica, nonché, eventualità più grave, il rischieramento della Sassari nella penisola, non guasterebbe che costoro, dicevo, facessero sentire democraticamente ma con decisione la loro voce… prima che sia troppo tardi. Anche per lanciare un messaggio alternativo ai partiti sardi, sia quelli maggiori sia quelli dello zero virgola: la nostra isola ha bisogno di progetti che valorizzino le sue potenzialità e non di operazioni che la privino del poco che ha. La Maddalena docet a nord e Decimomannu incombe a sud; anche qui, come oggi giustamente titola “L’Unione“: “Se chiude la base sarà la fame”.

4 risposte a “CONSIDERAZIONI ALL’INDOMANI DELLA MANIFESTAZIONE A CAPO FRASCA SULLE SERVITU’ MILITARI: LA RESA DEI CONTI”

  1. “Se chiude la base sarà la fame”. ; “a rischio di emigrazione” . Mahh caro Generale Manca, perché adesso in Sardegna c’è ricchezza? Oppure non si è reso conto che l’emigrazione in Sardegna negli ultimi dieci anni ha subito una forte accelerazione soprattutto tra i giovani. Le servitù militari non sono solo quelle del territorio, sono anche quelle mentali dei militari che hanno un senso unico di pensiero

  2. quelle mentali dei militari che hanno un senso unico di pensiero, colui che scrive questa frase, é forse a doppio senso, non credo, visto che per lui conta soltanto il suo senso…non chiedere all’esercito che blocchi l’emigrazione, chiedilo ai politici ma non all’esercito.perché c’è mai stata ricchezza in Sardegna I Sardi sono emigrati prima della guerra durante la guerra e dopo la guerra, attualmente sono seicentomila piú o meno, che sperano e che forse non ritorneranno mai in Sardegna, non certo per colpa dei poligoni. Cerca le cause per poter meglio porre riparo, le vere cause…

  3. A Nuoro hanno investito milioni di euro per l’università di cui inizialmente una percentuale era da destinarsi alla nuova caserma … Poi incredibilmente …. Tutti destinati alla caserma militare e l’università è stata chiusa …… Ora chi mi convince che i militari portano soldi e divertimento come gli universitari ??? Meglio le armi dei libri ??? Cmq non si sa quante armi sono presenti in Sardegna , visto che tutto l’armamentario di questa guerra in siria sono state mandate proprio dalla nostra terra …….

  4. Quindi il generale si rammarica del fallimento in sardegna del piano di sviluppo industriale? Quello che ha prodotto il deserto di Ottana, la tragedia di Portovesme, la desolazione di Porto Torres? Quell’enorme buco nero che ha inghiottito con voracità miliardi e miliardi di euro lasciando sul territorio nessuna ricchezza se non cassaintegrazioni in abbondanza?
    Quindi il generale si rammarica delle mancate trivellazioni (che costerebbero più di una loro eventuale resa, renderebbero il territorio ancora più desolante di quanto non lo sia ora e in definitiva non risolverebbero il problema energetico sardo, visto che l’unico problema energetico in Sardegna è quello della produzione pro Italia ma senza nessun beneficio per il residente)?
    Ma addirittura il generale si spinge oltre, e si rammarica del mancato si dei sardi verso il Nucleare, vera e propria eldorado e panacea di tutti i mali?
    Per non parlare dei 10mila stipendi poi, (magari non proprio tutti in mano ai sardi, ma guai a dirlo) che verrebbero a mancare..
    E insomma generale, la sua analisi latita anche sui numeri (fuorviante il suo 0,5% non trova? Sappiamo bene entrambi che quel numero è sbagliato: tenga, faccia pure un rapido calcolo qui http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_26_20051107122255.pdf).
    Ha proprio ragione generale, anch’io leggendo il suo intervento l’ho pensato: non b’hat òmine.

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