START UP IN VETRINA: “SARDINIA INNOVATION” VOLA A NEW YORK CON MONICA MUREDDU, UNICA ITALIANA PER UN PROGETTO INTERNAZIONALE

Monica Mureddu

di Paolo Merlini *

Per tre mesi, dal 10 settembre sino a dicembre, trenta giovani imprenditori di varie nazionalità che hanno creato start up di successo, o con buone speranze di averlo, vivranno insieme in un appartamento a New York per dare vita a progetti di sviluppo sostenibile. Si confronteranno tra loro, ma soprattutto avranno a disposizione esperti di ecologia quanto di economia, e potranno vedere realizzati i propri progetti, di gruppo o singoli, se saranno ritenuti meritevoli. Il progetto si chiama Startups Mansion e nasce in Spagna, esattamente a Barcellona, dove da cinque anni vive e lavora una giovane imprenditrice sarda che al mondo delle start up dedica da tempo le proprie energie. Si chiama Monica Mureddu, ha 37 anni ed è nata a Orani. Nel 2010 ha creata il magazine on line Sardinia Innovation, la vetrina più aggiornata su quanto accade nell’isola in termini di innovazione, possibilmente legata alla qualità dell’ambiente. «Sardinia Innovation – spiega Monica Mureddu – promuove le eccellenze sarde che operano per la qualità della vita, per la salvaguardia della cultura e per lo sviluppo sostenibile del pianeta: smart-tourism, bioedilizia, eco-mobilità, energia pulita, agrifood, tecnologie della comunicazione. In questi anni ho mappato per così dire l’ecosistema sardo dell’innovazione, cioè tutte le società, start up o meno, che si sono affacciate sulla scena isolana». Monica Mureddu è l’unica italiana che parteciperà al progetto. Che start up proporrà nell’esperimento newyorkese? «Porterò con me il mio progetto Sardinia Innovation. Mi piacerebbe creare un ponte culturale e dell’innovazione tra la Sardegna e New York. Gli obiettivi possono essere molteplici, soprattutto perché credo nelle potenzialità dell’isola nel mondo innovazione. Ma mi piacerebbe anche raccontare le storie dei sardi che lavorano e fanno impresa in America. O rafforzare il legame fra Orani e New York per sostenere il Museo Nivola, visto che sono nata a Orani, andando a incontrare in primo luogo i familiari dell’artista». Sardinia Innovation presta anche molta attenzione alla lingua sarda, nonostante debba obbligatoriamente utilizzare termini inglesi di uso corrente in un settore quale l’innovazione. Molte notizie vengono pubblicate anche in sardo. «È un po’ il mio pallino – spiega Monica Mureddu – un modo di conservare la propria identità affacciandosi nel mondo della globalizzazione». Oltre a Sardinia Innovation, in Spagna ha contribuito a fondare Media Haka, società che si occupa di monitorare l’innovazione su scala mediterranea. L’obiettivo, in estrema sintesi, è creare reti avanzate dal punto di vista tecnologico e della comunicazione che consentano alle start up di diventare imprese a tutti gli effetti, per esempio ottenendo finanziamenti pubblici o privati. Una sorta di «acceleratore di impresa» che sta raccogliendo consensi e ha già ottenuto riconoscimenti internazionali, quali un premio al DigiBic Award. Ma qual è lo stato dell’innovazione in Sardegna dopo il boom e le speranze, tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del secolo, di creare anche qui una sorta di Silicon Valley? «L’isola è sempre all’avanguardia – dice Monica Mureddu – e noi ci sforziamo di raccontare quanto di buono accade. Si fanno tanti progetti innovativi, che hanno visibilità internazionale, ma spesso non hanno un’efficacia reale sulla vita delle persone che abitano in Sardegna. Faccio un esempio: si creano applicazioni che agevolano la comunicazione nella rete, ma non si fa nulla per migliorare la mobilità fisica delle persone, penso a un migliore utilizzo dei trasporti pubblici. Non esiste un’applicazione mobile che mi dica gli orari dell’Arst, che forse sarebbe più utile dell’applicazione per incontrare gli amici al bar. C’è molto da fare, insomma».

* Nuova Sardegna

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