DALLA PICCOLA ALLA GRANDE ISOLA: IL LUNGO VIAGGIO DI GIOVANNA PERSEU IN AUSTRALIA

Giovanna Perseu

* La Donna Sarda

«Mi sono laureata nel 2011 e immediatamente mi sono chiesta: ‘E ora cosa faccio?’. L’unica risposta sensata che mi è venuta in mente è stata: ‘Parto!’. E ho fatto le valigie. Doveva essere solo un’esperienza per migliorare il mio inglese: senza che me ne accorgessi è stata la scelta che ha cambiato il mio futuro». Tre anni fa, Giovanna Perseu, 28 anni, di Iglesias, è volata in Australia. «Per me, che nella Grande Isola non avrei trovato né un antipatico ex compagno delle elementari, né un cugino di quarto grado, era un vero e proprio salto nel buio. Ad ogni modo, preparai documenti e valigie e, con il mio amato MacBook Pro sotto braccio, partii lasciandomi famiglia e più cari affetti alle spalle», racconta. Il primo mese è stato abbastanza difficile: la ricerca del lavoro, con un inglese poco più che elementare «non per me, ma per i residenti – precisa – per iniziare a 25 anni (età piuttosto avanzata per gli standard australiani) a mantenermi da sola». L’aspirazione era quella di lavorare in un’azienda, anche come segretaria, e cercare di entrare appieno nel mercato del lavoro, «ma con mia grande delusione scoprii che gli australiani non sono disposti ad assumere persone con il Working Holiday Visa, considerato ormai come il visto dei ragazzini venuti qui a divertirsi. Mi vidi costretta ad allargare notevolmente il diametro della mia ricerca lavorativa». Il primo lavoro arriva dopo qualche settimana: «Facevo la babysitter per due gemellini bellissimi, figli di una coppia di ragazzi omosessuali. Una realtà completamente diversa da quella italiana: fui fiera di farne parte. Trovai in seguito un altro lavoro come cameriera. Mi dividevo quindi tra caffè la mattina e gemelli la sera. Spendevo tutte le mie energie, ma avevo la soddisfazione di guadagnare più di un impiegato di banca italiano, grazie a dei lavori umili, come sono stati definiti da una ricca signora romana con cui scambiai due chiacchiere a Singapore. Lavori che consentivano però, a me e al mio ragazzo, di condurre una vita senza tante rinunce e di essere nello stesso battello turistico insieme a quella rispettabilissima famiglia italiana». Tutto era meraviglioso ma il visto, che consente di lavorare full-time senza vincoli, stava per scadere. «L’unica soluzione che trovai fu fare la richiesta per lo Student Visa, un visto che mi avrebbe dato molte restrizioni a livello lavorativo, ma più possibilità di riuscire ad ottenere quel lavoro che inizialmente cercavo, un lavoro che la ricca signora romana probabilmente avrebbe considerato meno umile, ma che a me piace definire come più adatto ai miei studi e alle mie attitudini». Ora Giovanna studia Gestione delle Risorse umane in un’università di Sydney ed è addetta alle vendite in un elegantissimo cupcake shop. «Penso di trattenermi in Australia almeno per qualche anno, anche se la questione più problematica è proprio quella del visto. Ottenere un visto permanente è abbastanza difficile: la soluzione più semplice è cercare uno sponsor. Il datore di lavoro deve farti un contratto per almeno quattro anni e allora si riesce ad avere un visto a lunga scadenza. Mi sarebbe piaciuto lavorare nel settore del make-up, dal momento che si tratta di una delle mie passioni. Recentemente ho portato il mio curriculum in uno shop dove cercavano make-up artists, ma hanno scelto australiane, come sempre. Non è un problema di diffidenza: semplicemente quando ti proponi la prima domanda è: “Che visto hai?” se, come nel mio caso, è un visto da studente la risposta è immediata: “Cerchiamo residenti”, perché vogliono evitare che da un momento all’altro i dipendenti facciano le valigie per tornare a casa. E in effetti, anche se spero di restare qua ancora un po’, il mio più grande desiderio rimane comunque quello di salire su un aereo con la stessa voglia che avevo due anni e mezzo fa di lasciarmi tutto alle spalle e di fare quel salto già fatto che mi porterà questa volta dalla Grande Isola alla mia piccola, bellissima e amata Isola».

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