INTERVISTA A MARCO PINNA, IL GRANDE MUSICISTA ORISTANESE TRAPIANTATO A NASHVILLE NEGLI STATI UNITI

Marco Pinna

di Gian Piero Pinna

Nato a Oristano nel 1955, quindi, nel pieno della sua maturità artistica, Marco Pinna, può guardare con un certo distacco il mondo della musica di oggi. La chitarra è sempre stata la sua fida compagna. Giramondo, poliglotta, musicista e compositore, chitarrista di successo, non ha mai dimenticato la sua terra. “Sono nato a Oristano – ci dice il grande chitarrista – ma a 22 anni ho cominciato a fare il musicista di professione e quindi, sono dovuto andare in giro per il mondo. Io amo Oristano, la tanto vituperata Oristano, è una cittadina che ha un fascino unico, una bellezza tutta sua, basta lasciar parlare i muri, farti raccontare le storie antiche, leggendarie o semplici. Ogni tanto torno per brevi periodi e mi commuovo quando passeggio nel centro storico.

Cosa ti ha fatto innamorare della musica e cosa ti ha spinto a continuare? I suoni mi hanno sempre attratto, fin da quando ero bambino. Un tardo pomeriggio d’estate, appena rientrati dal mare, mio padre accese la tv, avevo appena 10 anni e stavano mandando in onda i Beatles, a quei tempi era una rarità, perché la loro musica era fortemente ostacolata dai parrucconi della Rai. Rimasi folgorato da quella musica e da quel giorno, ho avuto ben chiaro in mente cosa avrei voluto fare nella vita. Inizialmente mi accontentavo di giocare ai Beatles, poi ho cominciato a trafficare con qualche chitarraccia presa in prestito e così ho imparato a suonarla da autodidatta, a quei tempi funzionava così. Il resto è venuto da sé.

Quando hai capito che potevi fare musica sul serio? Gli inizi sono stati difficili, ma appena mi sono reso conto di essermi costruito una buona tecnica, ho preso il primo aereo e sono scappato, destinazione Europa e infine, sono approdato negli States. Ma nonostante oggi sia molto apprezzato negli Usa, le agenzie di spettacolo oristanesi non mi chiamano mai per farmi esibire nella mia città di origine.

Come sei finito negli Stati Uniti? Negli Stati Uniti ci sono finito perché un noto Manager di Nashville, ha ascoltato le mie musiche su Internet, mi ha contattato e mi ha proposto di trasferirmi li. Il tempo di ottenere il visto e ho preso l’aereo. Sono stra-felice di trovarmi negli Stati Uniti, qui le persone sono molto carine, gratificanti e sopratutto molto professionali e se capiscono che hai la stoffa, ti acchiappano subito. Iniziando a operare negli Usa, mi sono ritrovato in una realtà molto diversa, se comparata con quella europea e in modo particolare, con quella Italiana. Gli americani sono diversi, difficilmente nutrono sentimenti come l’invidia e la spocchia, sono molto semplici e diretti, nessuno fa il fenomeno fra i musicisti. Ti racconto un aneddoto, dopo aver suonato al Mercy Lounge, nel Tennessee, mi si è avvicinato un tizio, mi ha stretto la mano e ha esordito dicendomi: “Accipicchia, che bravo e che musica, posso offrirti da bere?” Siamo andati al banco e abbiamo ordinato due birre. Abbiamo parlato del più e del meno, alla fine ci siamo scambiati i biglietti da visita e leggendo il suo nome, Brian Allen, ho realizzato che era il bassista del celebre chitarrista Robben Ford. Ho sorriso pensando, ma guarda tu, avrebbe potuto darsi arie da star e invece, non gli è passato nemmeno per la mente di farlo. Siamo diventati amici, lui adora la cucina italiana e mia moglie cucina benissimo. Negli Stati Uniti, ho incontrato molti musicisti famosissimi e la costante era sempre la solita: semplici e modesti. Ti garantisco che è un bel vivere, rispetto all’Italia, dove tendenzialmente si fa a gara per prevaricare gli altri e moltissimi si danno arie da saccenti guardandoti dall’alto in basso.

Che accoglienza hai avuto, musicalmente parlando, negli Stati Uniti? Gli Americani sono molto interessati alle novità, perché la novità porta dollari e da subito, hanno apprezzato il mio stile Mediterranean, Latin jazz con influenze Gypsy, roba che loro non hanno. Un altro incontro importante, è stato quello con Chester Thompson, il batterista dei Genesis, con Frank Zappa e con Weather Report. Lo ho contattato per chiedergli di registrare la batteria sul mio nuovo cd “Amigus” e lui mi ha chiesto di mandargli i provini. Dopo un primo ascolto, mi ha chiamato e mi ha chiesto le date delle sedute di registrazione e nel giro di due giorni, mi sono trovato ad accoglierlo ai Cupit Recording Studios di Nashville. Chester, lo conoscevo già da prima, è una persona straordinaria, calmo, modesto e spirituale. Ha suonato in modo impeccabile e la prima e stata buona. Mi ha raccontato che la sera precedente, ha verificato le partiture per essere sicuro di suonare in maniera precisa e questo modo di agire, si chiama professionalità. Mi ha fatto anche un regalo di valore inestimabile, rilasciando una video intervista nella quale parla della nostra collaborazione, non posso anticipare nulla finché non esce, ma ti confesso che mentre parlava di me, ero un po’ imbarazzato. Non mi sarei mai sognato di ricevere una cascata di complimenti da una leggenda come Chester Thompson.

Visto che lo hai anticipato, ci puoi parlare del tuo cd “Amigus”? Il mio cd “Amigus”, è prodotto da Sean O’Bryan Smith, il grande bassista che si è occupato di incidere anche tutte le parti di basso elettrico e contrabbasso. Siamo amici per la pelle, Sean è molto divertente e ha le idee chiarissime sul da farsi. Alla chitarra ritmica c’è Kyle Nachtigal, un giovanissimo che ha talento da vendere. Le percussioni sono curate dal fedele Lee Hines e da Glenn Williams, che ha anche inciso diverse tracce di batteria. Alle tastiere Kenny Zarider, mio amico fraterno, Peter Gallinari e Shannon Wickline. Tutti strumentisti di primordine. La presentazione, è stata fatta al Douglas Corner e lo show è stato definito dalla stampa uno fra i migliori dell’anno, un bel riconoscimento.

Come è la tua vita negli States? Quella che trascorro negli States, è una vita fatta di musica e famiglia, non ho molto tempo per altre attività, suono, studio, compongo e mantengo i contatti con l’ambiente e con i miei sponsor: Godin Guitars, V-Picks, Black Smith Strings e Benado Effects. 

Una risposta a “INTERVISTA A MARCO PINNA, IL GRANDE MUSICISTA ORISTANESE TRAPIANTATO A NASHVILLE NEGLI STATI UNITI”

  1. Oltre a raccontare la sua prestigiosa esperienza musicale negli States, il chitarrista oristanese Marco Pinna testimonia il suo attaccamento ad Oristano, al suo fascino ed alla sua bellezza e confessa:”Quando passeggio nelle vie del centro storico mi commuovo”

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