MOLTI PROBLEMI SUL TAVOLO CHE CHIEDONO CONCRETEZZA E SCELTE RESPONSABILI: INTERVISTA AL NUOVO ASSESSORE REGIONALE AL LAVORO VIRGINIA MURA

Virginia Mura con Francesco Pigliaru

di Luigi Coppola *

Per la prima volta, in tanti anni, l’intervista al nuovo assessore regionale del Lavoro è caratterizzata da una concretezza esemplare: nessuno spazio al politichese, alla demagogia. Un tecnico, l’assessore Virginia Mura, con un curriculum di tutto rispetto che ne evidenzia preparazione e competenze (dalla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione alla responsabilità della Direzione Regionale del Lavoro) insieme con una approfondita conoscenza dei gravi problemi della Sardegna in tema di lavoro e di occupazione.

Dottoressa Mura, gli emigrati si aspettano importanti novità della Giunta regionale, rispetto ai loro problemi che riguardano sia gli aspetti economici ma anche le difficoltà di mantenere saldo il legame con la Sardegna. Intanto aspettano la convocazione della Consulta Regionale per l’emigrazione. «Ci stiamo attivando per la ricostituzione della Consulta. La Regione e questo assessorato sono molto interessati al problema. Appena insediati abbiamo trovato una miriade di questioni aperte, compresa l’esigenza di attivare un migliore rapporto con le nostre comunità in Italia e all’estero, anche se la situazione di bilancio, al momento, continua ad imporre limiti nella spesa di risorse destinate al mondo dell’emigrazione».

– Il dramma dell’emigrazione sarda ha visto il sommarsi di diverse generazioni, negli anni. Ai tanti sardi partiti con la valigia di cartone decenni fa, andati in Belgio o in altri Paesi europei ed extraeuropei accettando lavori rischiosi o umili avendo la capacità di insediarsi con successo nella nuove comunità, da qualche anno si sommano i “cervelli” i giovani laureati. E mentre i vecchi emigrati ed anche i loro figli hanno conservato la nostalgia e il sogno di poter tornare, la paura è che i nuovi emigrati possano non tornare avendo la possibilità di mettere a frutto i loro studi all’estero. «Voglio parlare di due aspetti. Uno: abbiamo attivato nel nostro sito la situazione dei “cervelli” nostri che sono andati all’estero ed hanno avuto successo. Abbiamo inserito le schede di queste persone, anche perché ci fa onore avere dei corregionali che si sono distinti in vari settori (dalla musica alla ricerca scientifica). L’altro discorso lo voglio fare a difesa di queste intelligenze che vogliamo che tornino. Fare in modo che lo strumento del master and back, che consente a tanti giovani laureati sardi di andare in Europa o in Paesi extra europei per specializzarsi, diventi un prestito d’onore che permetta loro di tornare carichi di nuove esperienze utili per far crescere la nostra società. Quindi metteremo in campo questa riforma in modo che i giovani tornino dopo essersi formati all’estero. È una scommessa sulla quale ci stiamo impegnando».

Però è necessario fare i conti con le diversa realtà della Sardegna. Un giovane che si specializza all’estero quali probabilità ha di trovare nell’Isola occupazione che dia spazio alla esperienza acquisita grazie al “prestito d’onore”? «È una scommessa grande e ambiziosa. Come lavoro di tutta la Giunta, non solo dell’assessorato del Lavoro, è indispensabile rilanciare l’economia complessiva della Sardegna e fare in modo in modo che le nostre aziende si internazionalizzino, ci siano settori innovativi, e quindi che i giovani che ritornano abbiano spazio per dare il loro contributo per il rinnovamento delle aziende che abbiamo sul territorio».

Lei come assessore al Lavoro è alle prese con problemi che si sono accumulati negli anni, dall’Alcoa a tutto il settore industriale. In alternativa si parla spesso di turismo come nuova occasione di sviluppo e occupazione. A proposito di turismo negli anni passati qualcuno ha pensato di trasformare i nostri emigrati in propagandisti del turismo in Sardegna o in venditori del pecorino e altri prodotti sardi. Tuttavia il patrimonio di esperienze professionali e culturali che gli emigrati sardi hanno accumulato nei diversi paesi in Europa e fuori Europa (magari sono i nipoti degli emigrati del dopoguerra e forse parlano anche male il sardo ma sono cresciuti in Paesi moderni e sono legati alla Sardegna) può costituire un patrimonio per la Regione Sardegna? «Non sono in grado al momento di dare una risposta immediata. È un argomento che proprio alla luce di passate esperienze ci deve indurre a riflettere, ad approfondire con concretezza senza demagogia e senza illudere alcuno. Occorre vedere cosa è necessario fare per rafforzare i legami che pure esistono, vedere quali risorse di esperienza professionale possono mettere a disposizione della nostra terra e vedere noi, come Regione, cosa predisporre per fare in modo che loro possano avere questo nuovo rapporto con noi. Un rapporto impostato su canoni precisi e ben definiti».

Il problema del rapporto tra la Regione e il mondo dell’emigrazione, al di là degli aspetti politici, è sempre condizionato dal tema delle risorse economiche. Per esempio per sostenere le attività dei circoli sardi in Italia, in Europa, nel mondo. Lei ha detto prima che si è già attivata perché la Consulta entri in funzione al più presto. Ha in programma di far visita, prima, a qualche circolo di sardi in Europa? «Mi farebbe piacere. Per un po’ di tempo, però, sarà necessario lavorare ancora per mettere a fuoco tutti i gravi problemi esistenti e relativi alla crisi di diversi settori produttivi. Nei giorni scorsi ero a Sassari insieme con la collega all’Industria perché adesso, finiti i lavori della chimica verde ci sono esuberi di personale ai quali dobbiamo dare delle risposte. Qui le emergenze non finiscono mai e ce ne siamo trovate tante anche perché non c’è stata una programmazione. Di certe situazione si sapeva dall’inizio quanto sarebbero durati i lavori, quando si sarebbero conclusi e quali problemi occupazionali sarebbero emersi. Ora c’è un’emergenza che ci cade sulla testa e alla quale dobbiamo far fronte in tempi molto brevi».

È competenza del suo assessorato anche il problema della immigrazione. «I tempi sono cambiati. Prima la nostra era una terra solo di emigrazione, adesso è diventata una terre di immigrazione e ci sono fenomeni di convivenza, di integrazione che vanno seguiti. Questo è un altro problema molto importante. Ci stiamo lavorando in sinergia con organi dello Stato, le Prefetture, anche perché è sotto gli occhi di tutti il problema degli arrivi che si stanno moltiplicando in maniera esponenziale. C’è gente che scappa dalle guerre, dalle carestie, dalle povertà, non la ferma nessuno. Abbiamo necessità di trovare misure che consentano a queste persone di essere trattate come un Paese civile deve trattarle».

Un’ultima domanda che riguarda il futuro. Le do atto che non ha usato ne demagogia né politichese. Tuttavia cosa si sente di dire agli emigrati sardi? «Dopo avere parlato della crisi industriale ed economica volevo comunque dare un segnale di speranza con l’impegno di questa Giunta che sta lavorando sulla programmazione dei fondi europei: è molto importante per invertire la rotta, intendiamo dare risposte concrete all’Isola. Ora partiamo con la garanzia giovani, che riguarda i giovani dai 15 ai 29 anni, avvicinarli al mondo della scuola se non hanno concluso il corso di studi e conseguito il titolo di studio obbligatorio o avvicinarli al mondo del lavoro con varie misure. Stiamo riformando faticosamente i centri per l’impiego, vogliamo che funzionino. A par te le altre politiche che stiamo mettendo in campo per invertire la rotta. È un percorso lungo e faticoso ma vogliamo dare un segnale di speranza a tutti».

* Messaggero Sardo

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