SERVITU’ MILITARI, STRAPPO DI PIGLIARU A ROMA: NON FIRMA IL PROTOCOLLO COL MINISTERO

Francesco Pigliaru, Governatore della Regione Sardegna

Un ridimensionamento radicale della presenza di poligoni militari in Sardegna. Con questo obiettivo il governatore sardo Francesco Pigliaru si oppone al Ministero della Difesa durante la conferenza nazionale sulle servitù militari. La sua firma non comparirà sul protocollo d’intesa proposto dai rappresentanti del Governo che comunque avrebbe prospettato una riduzione graduale. “In anni di spending review  – scrive Pigliaru in una nota su facebook – che ci chiedono di identificare e cancellare ogni spreco, di ridurre l’uso eccessivo e ingiustificato di risorse, di eliminare auto blu e di ridurre drasticamente e giustamente i costi della politica, di risparmiare persino sulla benzina usata dalle nostre forze dell’ordine. In questi anni di risparmi e ridimensionamenti, una sola cosa sembra al riparo da questo processo: la dimensione dei poligoni militari in Sardegna. Lì tutto sembra essenziale, incomprimibile. Mi sa che se gli diciamo finalmente qual è il ‘vero’ costo di ogni metro quadro sottoposto ad attività militare, un radicale ridimensionamento dei poligoni non sarà più un tabù nemmeno per il ministero della difesa”. Le posizione del presidente della Regione arriva dopo l’ordine del giorno approvato in Consiglio regionale. Stando a quest’ultimo documento prevede che al centro dell’accordo col Ministero debba esserci l’impegno del Governo appunto verso un riequilibrio del gravame militare, attraverso la previsione di una progressiva diminuzione delle aree soggette a vincoli e la dismissione dei Poligoni di Capo Teulada e Capo Frasca, nonché la riconversione del Poligono di Salto di Quirra. Punti fondamentali saranno inoltre l’istituzione di osservatori permanenti per il monitoraggio ambientale in ciascun poligono militare e l’avvio di una valutazione indipendente, secondo standard internazionali, degli eventuali costi da mancati sviluppi alternativi dei territori. Si dovrà prevedere, in più, l’avvio di un tavolo tecnico finalizzato alla ridefinizione del sistema dei contributi ai Comuni maggiormente oberati da servitù militari. L’Intesa dovrà poi stabilire la destinazione, nell’ambito dei processi di riconversione delle attività svolte nei poligoni, di una quota degli investimenti statali in ricerca e innovazione anche in una prospettiva “dual use”, in misura proporzionale al gravame militare, al fine di avviare processi di sviluppo e di incremento dell’occupazione e delle competenze nei territori. Tra i contenuti, infine, la sospensione delle esercitazioni militari nel periodo estivo a partire dal primo giugno al 30 settembre. Le reazioni: “Richieste legittime alla quali ci uniamo con forza nell’auspicio che trovino il pieno riconoscimento da parte del governo nazionale”. Così il segretario generale della Cgil Michele Carrus sulla posizione espressa della Regione alla conferenza delle servitù militari, “una battaglia che collima perfettamente con rivendicazioni storiche del sindacato”. Secondo la Cgil infatti “stiamo subendo una situazione anacronistica inaccettabile” e, alla luce della discussione emersa nella conferenza, è del tutto evidente come non sia più possibile eludere le richieste avanzate: “In un momento cruciale per la nostra Isola, impegnata a ridisegnare una prospettiva di nuovo sviluppo – ha aggiunto Carrus – non possiamo continuare a cedere porzioni di territorio che rappresentano per noi un potenziale enorme”. Secondo la Cgil “il governo nazionale ha il dovere di ridimensionare un’occupazione ingombrante e sproporzionata”. Appoggio a Pigliaru arriva anche da Roberto Cotti, senatore sardo del Movimento 5 Stelle: “E’ da apprezzare il fatto che il presidente della Regione non abbia firmato accordi ma abbia deciso di proseguire il confronto col ministero della Difesa. La Difesa ha dimostrato di non avere percezione dei danni prodotti dalle servitù militari in Sardegna, nè dei mancati vantaggi economici di un uso alternativo dei territori. Il Generale Giovan Battista Borrini (sottocapo di stato maggiore dell’esercito) ha mostrato le foto di porto Zafferano come esempio di tutela ambientale, ebbene, in quel sito, sotto la sabbia, è pieno di ordigni bellici, tanto da essere stata dichiarata non bonificabile da altri militari. Se per i militari il modello di tutela ambientale è rappresentato da porto Zafferano allora non c’è possibilità di dialogo con la Difesa”.

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