I RICORDI DI VILLANOVAFRANCA (PENSIERI SULLA PROPRIA GIOVINEZZA DALLA LONTANA PARIGI)

immagine di Villanovaforru

di Giusy Porru

Scrivere sul proprio paese è un po’ come parlare della propria famiglia,  l’origine e la nascita   resteranno per sempre un forte legame affettivo. Ogni volta che  parlo della Sardegna con dei forestieri, inevitabilmente  riaffiorano i  ricordi del  nostro piccolo paese, in cui ho trascorso i primi vent’anni della mia vita. Un  paese che da  bambina mi sembrava grandissimo, nonostante ci conoscessimo tutti, sia per nome che per soprannome,  ed era raro incontrare persone estranee. Tra i ricordi più lontani scorrono nella mia memoria tante immagini della prima infanzia, i profumi e gli odori dei luoghi. Come per tutti i piccoli che riconoscono il proprio nido, mi  sono rimasti impressi quelli della nostra campagna, degli ambienti  e delle strade, marcate  in ogni stagione dalle attività che impegnavano le famiglie nelle varie colture: le  messi , le vendemmie, i frantoi per le olive ( ce n’erano due, proprio vicino a casa) con  i loro effluvi di olio; la raccolta dello zafferano e le serate trascorse davanti ai primi fuochi invernali a separare gli stigmi dai fiori,  che impregnavano dei loro aromi, al pari delle persone, anche i quartieri. C’erano poi  le  notti buie d’inverno che odoravano di fuochi di  legna e paglia, le primavere  con i fiori dei mandorli, i boschetti e i prati fioriti; emanavano un odore particolare anche  le lunghe serate d’estate, quando si stava fuori al fresco, mentre le strade polverose  e i muri delle case  riflettevano ancora  il calore della giornata. Per chi  risiede in una grande metropoli tra milioni di case e di persone, tutte queste sensazioni, sicuramente  irrilevanti per chi le vive ancora, assumono un’importante valore a distanza di anni e dei luoghi. Tra i personaggi che segnarono la mia infanzia desidero ricordare Caterina Lussu, meglio nota come signorina Ida, la nostra mestra dalla 1a sino alla 5a elementare. Originaria di San Sperate visse e insegno’ a Villanovafranca per parecchi anni. Sono sicura che molte delle mie compagne di classe la ricordano per la sua passione nel lavoro e disciplina per gli studi. Con lei leggemmo per intero “I promessi sposi”. Ci  spronava con gare di gruppo perchè avessimo i voti migliori e in premio ci offriva gite con la sua macchina personale. Non era facile competere con le prime della classe, ma quasi tutte riuscimmo a trascorrere almeno una giornata intera  alla sagra delle ciliege o delle pesche a San Sperate! Credo sia  stata signorina Ida a darmi la passione per la lettura e i viaggi. Un’altra attività che impegnava noi bambine erano i pomeriggi dedicati al ricamo e al cucito presso le suore della scuola materna. Trascorrevamo alcune ore pomeridiane nell’ampio e fresco  salone dell’asilo. Tra chiacchiere e risate si aspettava il calare del sole  per poi correre nel cortile interno a giocare a palla prigioniera. Nella buona stagione facevamo anche delle scorpacciate di nespole. Sono stata fortunata ad appartenere alla generazione in cui avvennero tanti cambiamenti sociali e culturali, certi negativi ma tanti postivi. Quando ero giovane adolescente a VNF aprirono le prime discoteche che si differenziavano molto dai balli privati nelle famiglie, molti giovani già possedevano una macchina e quindi una certa libertà per partecipare alle feste nei paesi vicini o lontani. Ricordo un bravissimo coro di giovani  che cantavano e suonavano durante la messa in chiesa; era nato persino un gruppo musicale di musica moderna. Quanto ai rapporti sociali, c’erano molti più contatti e interesse reciproco tra le famiglie, cosa oggi quasi scomparsa. O almeno questa è la mia impressione. Mio padre, oltre esercitare la professione di contadino, tutte le sere compreso il fine settimana, apriva il suo salone di barbiere, dove lavorava sino a tardi . In  quello spazio si incontravano persone di ogni età e professione; nell’attesa discutevano le ultime notivà del paese, quelle buone ma anche le notizie più dolorose; si scambiavano notizie sulle rispettive famiglie. Queste erano le poche occasioni in cui la gente aveva un po’ di tempo per incontrarsi, chi per parlare dei problemi di famiglia, del lavoro, dei litigi o altre disgrazie quotidiane. Io ero ancora troppo giovane per seguire i loro discorsi, e non vorrei dare l’impressione che il negozio fosse luogo di pettegolezzi. Invece  penso fosse utile anche come ritrovo sociale e terapeutico. Come lo erano anche i negozi dove si incontravano le donne, le riunioni al fresco, durante i preparativi delle feste e persino nei bar. Erano occasioni utili come le terapie di gruppo tanto in voga oggi nelle città moderne, con cui si curano malattie e vari problemi psichici derivati spesso dalla  solitudine e dal  disinteresse degli uni verso gli altri. Nel salone del barbiere che conobbi a quei tempi, si discutevano e si analizzavano molto spesso le reciproche preoccupazioni tra compaesani. Osservavo mio padre sempre troppo occupato per rispondere a  tutti i loro discorsi,  ascoltava  e lavorava, qualche volta sorrideva o sgridava chi esagerava, sempre attento a moderare eventuali liti. Seppi solo dopo la sua morte che a parecchi  di questi suoi clienti, soprattutto i più poveri,  non li fece mai pagare. Un avvenimento a mio avviso importante, fu l’istituzione della nuova corriera Villanovafranca-Cagliari che diede finalmente a molti giovani facilità di viaggiare per frequentare gli studi superiori. Oggi sembrerebbe del tutto normale, fin’allora c’erano le levatacce alle prime luci dell’alba  per poter prendere una complementare alle 5.30 del mattino e infine il  treno  da Sanluri  per Cagliari. Conseguita la maturità partii dal paese ancora per ragioni di studio, in seguito lasciai anche l’Italia per risiedere infine in Francia dove vivo attualmente con la mia  famiglia. Sono trascorsi più di trent’anni e non mi sono mai sentita un’emigrata. Questo perché mai avevo pensato di allontanarmi definitivamente, come poi in realtà è successo. Per me è stato un lento distacco da tutti i legami affettivi, dalla gente e dai luoghi. Vi ritorno almeno 2 volte l’anno, per ritrovare la mia  “famiglia”;  mancano già così in tanti da rendere ai miei occhi il paese ancora più piccolo e vuoto. Ogni volta che arrivo mi sento a casa ad appena qualche km prima del bivio, da cui si scorge il cupolone della chiesa  che si affaccia tra le colline. Il paese è cambiato veramente tantissimo con le nuove strutture e costruzioni comunali, ma anche perchè molte case appaiono abbandonate come nel quartiere dove abitavo, o quelli più vecchi vicino alla chiesa di San Lorenzo. Durante i miei soggiorni faccio solitamente delle lunghe passeggiate per le strade e le case una volta ben conosciute, quelle che restano o che sono state trasformate. Osservo spesso i portoni o un angolo di strada cercando di ricordare le persone che vi abitavano. Molti di noi fuori dall’isola, al rientro non possiamo fare a meno di visitare almeno una volta il cimitero del paese. Io ci vado per i miei e i nostri cari, ma anche per scoprire o semplicemente leggere o rileggere i nomi  delle altre persone ormai scomparse. Penso che il lato più triste per chi non ci vive più da tanti anni, sia la difficoltà di riconoscere le persone. A me succede di non ricordare i nomi di parenti, ex  compagni o amici. Molto spesso, incontrando dei giovani che assomigliano vagamente a persone conosciute a VNF, mi rendo conto di essere ormai  una straniera……forse. Seppure  VNF sia per molti aspetti cambiata, ed è giusto che continui  a cambiare con gli anni che passano, conservero’ sempre la sua forte impronta  e i  bei  ricordi  villanovesi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *