O LE BANCHE DANNO ANCORA TEMPO A SORU O LA SOCIETA’ SALTA: TISCALI AL BIVIO. A RISCHIO ANCHE IL FUTURO DEL NOSTRO BLOG


Sembrano segnate le sorti dell’Internet provider sardo, fondato da Renato Soru e passato dalle glorie del boom internettiano della fine degli anni Novanta all’oblìo di questi tempi con il titolo ancora quotato in Borsa ma che vale oggi solo 7 centesimi di euro. Tiscali oggi si ritrova a un bivio. O trova un accordo in questi giorni con le banche creditrici per allungare le scadenze dei suoi debiti o rischia di saltare. Anche perché entro il mese prossimo dovrebbe rimborsare alle banche ben 108 milioni. E soldi in cassa non ce ne sono. La società di Soru non è riuscita in quest’incertezza a pubblicare il bilancio del 2013 e sta faticosamente cercando di chiudere l’accordo di ristrutturazione con il sistema bancario. L’appuntamento cruciale per capire se la società cagliaritana potrà proseguire è con il cda convocato per fare il punto della situazione. Situazione che non è incoraggiante e che non esplode certo oggi. Tiscali dal lontano 2009 è un sorvegliato speciale della Consob che l’ha inserita nella sua lista nera. È l’elenco dei titoli in difficoltà finanziarie costretti ogni mese a comunicare al mercato la loro esposizione debitoria. Ebbene a fine aprile di quest’anno i debiti finanziari netti della società di Soru (che ha tuttora il il 17,8% del capitale, il resto è in mano ai piccoli azionisti) erano di 198 milioni. In cassa di denaro liquido ce n’è ben poco: solo 5 milioni. Ma il dato più grave è che la società ha cumulato perdite record per 240 milioni e a fine settembre del 2013 aveva patrimonio netto negativo per ben 150 milioni. Il capitale non c’è più e Soru sta di fatto in piedi solo grazie alle banche. Che hanno continuato a finanziare una società che ha bruciato del tutto il suo patrimonio. Paradossale in una situazione in cui con il pesante credit crunch in atto da tempo si negano soldi a imprese con una struttura finanziaria migliore di quella della società di Soru. Quel che tiene in vita Tiscali, oltre all’ausilio delle banche è che continua a produrre redditività industriale. L’unico punto di forza della società che nei primi 9 mesi del 2013 ha prodotto ricavi per 168 milioni con un margine operativo lordo di 43 milioni. Gli ammortamenti, le svalutazioni e gli interessi sul debito mandano però in rosso i conti chiusi a settembre 2013 (ultimo bilancio disponibile) con una perdita di 3,4 milioni. Il problema acuto è proprio il fardello del debito che vede la società impegnata in questi giorni a febbrili trattative con le banche dato che ben 108 milioni dovrebbero essere rimborsati già il mese prossimo e altri 29 milioni entro il luglio del 2015. Ecco perché senza una riallungamento delle scadenze dei rimborsi Tiscali fallirebbe. Non conviene certo alle banche creditrici perché perderebbero con ogni probabilità l’intero ammontare dei soldi concessi negli anni alla società di Soru. Che ha dovuto garantire i crediti con importanti fidejussioni. Una toppa verrà probabilmente messa ed è probabile che le banche finiranno per acconsentire e dare ancora tempo a Soru che è stato appena eletto euro-deputato del Pd. Ma certo la storia di Tiscali è quella di una parabola amara: da regina della new economy a Cenerentola appesa alle banche. E anche il nostro blog, appoggiato sulla piattaforma Tiscali, rischia fortemente la chiusura.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *