INTERVISTA A FABIO FORMA, SCRITTORE EMERGENTE CON IL ROMANZO D'ESORDIO "CARNE DA DEMOLIZIONE"

Fabio Forma

di Valentina Usala

Ho avuto il piacere di conoscerlo durante una sua presentazione, svoltasi presso gli spazi del circolo sardo “Su Nuraghe” di Alessandria. Abbiamo presentato assieme il suo romanzo d’esordio, “Carne da demolizione”. Un libro audace e crudo per certi aspetti , ma altamente appetibile. Che racconta in metafora la storia di un macello, degli addetti e del bestiame prossimo alla demolizione. L’autore Fabio Forma è nato a Nuoro nel1986. E’ video-maker amatoriale, ha studiato Comunicazione alla IULM di Milano dal 2005 al 2008 e successivamente ha lavorato come operaio generico in un frigo-macello.

Ho occasione di risentirlo anche dopo la sua presentazione, per porgli qualche domanda, da poter condividere con i sardi e non, di Tottus in pari.

La trama cita così: Nell’entroterra sardo, Fabio, ventiduenne di famiglia agiata, viene assunto in un mattatoio. Non sa nulla di carni e di processi di macellazione ma deve imparare a sporcarsi le mani, a fare i conti con una realtà arcaica e cruda. In un luogo reale e simbolico, dove la vita e la morte sono indissolubilmente intrecciate, Fabio inizia un percorso di ricerca interiore e di definizione della propria identità. I suoi colleghi però, che lo sanno figlio del titolare, non perdono mai occasione di metterlo in difficoltà al primo errore. Giorno dopo giorno il protagonista cova dentro di sé una rivolta: cosa c’entra lui con la macellazione della carne? Ci si può opporre a un destino che sembrerebbe già segnato? E attraversando la sua personale linea d’ombra che il ragazzo comprende come il passaggio dalla giovinezza alla maturità origini da un coraggioso distacco dal mondo in cui è cresciuto. (Gaffi Editore in Roma, collana Godot)

Come nasce l’idea del tuo romanzo d’esordio, Carne da demolizione? La passione per la scrittura è nata circa tredici anni fa, e non si è mai affievolita. L’idea di scrivere “Carne da demolizione” nasce per caso, ma è stata fisiologica. Di fatti, tornato da una realtà distante e antitetica per molti aspetti come Milano (rispetto al centro-Sardegna in cui vivo tuttora) ho cominciato subito, il giorno dopo, a lavorare in un mattatoio. La note stessa ho cominciato con la prima stesura del romanzo. E’ stato il riappropriarmi di quella parte di me che non volevo lasciare a Milano, quella artistica e legata alla Comunicazione, il naturale sfogo per lo scrittore che trova materiale ottimo da descrivere.

La carriera letteraria cosa ti sta insegnando? E’ un po’ presto per parlare di carriera, questo è il primo romanzo ed è una scoperta costante. Finora ho tenuto ventidue presentazioni, fra la Sardegna ed il resto d’Italia. Devo dire comunque che in questi mesi ho imparato tantissimo. Questo è il primo mestiere in cui credo veramente, e ci sto mettendo l’anima affinché il mio lavoro venga conosciuto e criticato (in senso positivo o negativo). Il mestiere dello scrittore è un mestiere da squilibrati, ed io lo sono al cento per cento. Ci sono momenti in cui si deve lavorare nel buio, dietro le quinte, creando il materiale che poi verrà aggiustato, asportato, smussato, fino a raggiungere l’opera compiuta, quella che viene stampata e riposta sugli scaffali d’Italia. Per essere in pace con se stessi, bisogna lavorare al cento per cento durante tutti questi passaggi, non lasciando niente al caso. Quindi, posso dire che quello che mi sta insegnando questo mestiere è il rigore, quello che mi era sempre mancato.

Fabio Forma e la Sardegna. E’ la mia terra, e chi è sardo come me, sa cosa significa. Eppure se non me ne fossi allontanato, per tre anni, non saprei effettivamente cosa rappresenta la terra che calpestiamo, spesso purtroppo anche in senso lato. La Sardegna per me è una bella donna, con tanti difetti, ma capace di farseli perdonare e farli dimenticare tutti. E’ un micro-cosmo, perché in sé contiene un piccolo continente unico ed autosufficiente. Sono orgoglioso della mia terra, e quando me ne allontano, mi rendo conto della fortuna che ho avuto a nascervi.

La realtà delle associazioni sarde in Italia: un tuo pensiero e giudizio. Penso siano una realtà ottima, ed unica nel suo genere: questo la dice lunga sul carattere dei sardi, che restano tali ovunque si trovino nel mondo. Mi è capitato di essere ospite di tre circoli sardi (Rieti, Como e Alessandria in ordine temporale) e lo stato d’animo era sempre lo stesso. Ho avuto l’impressione di trovarmi in una colonia sarda in terra straniera. E’ importante integrarsi nel tessuto sociale della terra che ci sta ospitando, ma al contempo  non bisogna scordarsi delle proprie radici, perché, parafrasando La santa de La grande bellezza “le radici sono importanti”.

Un giovane scrittore, che in quanto tale va valutato. Ha cercato da subito il contatto con il suo pubblico, sedendo tra di loro, per leggere il suo libro. Lui stesso. Ha cercato la gente,  per essere trascinato dal coinvolgimento, l’interesse e la curiosità. La risposta è stata positiva: un entusiastico applauso, mescolato ad un caloroso affetto per quel giovane ragazzo, dalla ferrea tenacia, che ha saputo donare a tutti un esempio di speranza, insieme con una fresca e intrepida ventata di Sardegna. 

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