BULGARIA, LA TERRA PROMESSA DEI SARDI: SOFIA E' L'ULTIMA FRONTIERA DELLA VITA LOW COST

Alessandro Calia del circolo "Sardica" a Sofia

di Luca Rojch *

Carlo Manca del "Sardica"

L’inverno ha l’abbraccio gelido di temperature artiche. Non c’è il mare, e la lingua è un inferno cirillico di segni incomprensibili. Ma la Bulgaria è la nuova terra promessa per i nonnini di mezza Europa e per gli imprenditori pronti ad trasferirsi ai piedi dei Carpazi. Non che la Bulgaria si sia salvata dalla miseria globale, ma il tenore di vita low cost del paese e i milioni di euro che arrivano dall’Unione europea per infrastrutture e formazione, rendono più dolce la vita nel paese balcanico. Così la colonia di sardi continua a crescere, e a invadere la Bulgaria. Sono tanti gli anziani con una pensione di mille euro, che in Italia non riescono più a sopravvivere. Scoprono un improvviso amore per l’ex repubblica socialista, sbrinata dopo 40 anni di blocco sovietico, e prendono casa nei sobborghi di Sofia. 250 euro al mese di affitto per un buon appartamento, un tenore di vita molto più basso. La pensione proletaria diventa un gruzzolo da quasi borghese. E a 70 anni ci si scopre di nuovo benestanti. “Qua fa freddo e la lingua è un enorme ostacolo – racconta Alessandro Calia, vicepresidente del circolo di emigrati sardi “Sardica” di Sofia –, ma per chi ha una pensione da mille euro, o qualcosa di più, si riesce a vivere in modo molto più che dignitoso”. Non solo pensionati in fuga dall’Italia dai prezzi sempre più folli, ma anche tanti lavoratori che sperano di trovare una nuova vita nel paese bulgaro. Tanto che il circolo ha aperto uno sportello, e un numero 00359893637702, per aiutare i sardi che vogliono trasferirsi in Bulgaria. Negli ultimi anni ne sono arrivati tanti. E le richieste continuano a crescere. In queste settimane c’è stato un boom di richieste. “Dopo alcuni servizi televisivi in cui diversi pensionati italiani e alcuni lavoratori raccontavano la loro vita da nababbi in Bulgaria è esplosa la richiesta – racconta Calia –. In una settimana sono arrivate più telefonate che in un anno. Ma dobbiamo stare attenti. Non siamo l’Eldorado. Sofia è una capitale europea con prezzi da capitale europea. Un appartamento al centro costa 1500 euro al mese di affitto. Per riscaldare una casa in modo adeguato per nel nostro inverno gelido, oggi fa meno 9, servono 400 euro al mese. È vero, il costo della vita è più basso, ma nessuno si immagini differenze tanto grandi. Un litro di benzina costa 1.300 euro, un chilo di pane 50 centesimi. Ma non è buono come il nostro”. Calia, 44 anni, laurea presa in Bulgaria, vive nel paese balcanico da 17 anni. “Sono arrivato qua per amore, ora ho una società di servizi alle imprese. Io sto bene, ma fino a qualche anno fa i sardi erano pochissimi”. Anche gli operai bussano alle porte della Bulgaria. “In questi giorni mi hanno chiamato in tanti – continua Calia –. Operai, muratori, anche

Gianfranco Vacca del "Sardica"

un pescatore. Gli ho spiegato che qui il mare non c’è. E il mar Nero, lontanissimo da Sofia, non è pescoso. In realtà se si pensa che lo stipendio medio di un operaio è di 400 euro, si capisce che qui non c’è un grande futuro per loro. Al contrario se uno vuole realizzare una piccola impresa c’è posto, e c’è il mercato. Abbiamo tanti piccoli esempi di imprenditori sardi di successo che hanno messo radici qua. A Sofia l’unica pasticceria italiana è di una famiglia del Nuorese. Prima vivevano in Venezuela, hanno deciso di trasferirsi qua. La loro attività va benissimo. Fanno anche i dolci sardi, sono molto apprezzati. Oltre al basso costo della vita e della mano d’opera c’è il vantaggio che di una tassazione al 10%”. Ad attirare cervelli dalla Sardegna c’è anche il cantiere per costruire la più grande raffineria dei Balcani. È a Burgas, città che si affaccia sul Mar Nero. Un progetto da un miliardo di euro. Una fetta da 300 milioni se lo è aggiudicata la lombarda Sices, che ha subbappaltato a una società sarda. “Per questo ci sono almeno 20 ingegneri che lavorano alla costruzione della raffineria – continua Calia –. In realtà a offrire possibilità è l’entroterra del Paese. Nei piccoli paesi la vita costa pochissimo, ma si deve stare attenti in provincia c’è una grande arretratezza, sembra di stare nell’Italia degli anni ’50. In questi piccoli centri è pieno di pensionati inglesi e giapponesi. Loro si accontentano, ma non è semplice adattarsi. Per questo io dico a chi vuole venire in Bulgaria che ci sono grandi opportunità, ma per chi vuole aprire una impresa. Per gli operai forse è presto”.

* Nuova Sardegna

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