CAPPELLACCI AL "SARDEGNA STORE": A MILANO PER L'APERTURA DELLA B.I.T. E A POCHE ORE DALLE ELEZIONI REGIONALI IN SARDEGNA


di Sergio Portas

Il presidente della regione Sardegna Ugo Cappellacci deve avere dei dati di previsione di voto molto più favorevoli di quanti circolino per le redazioni dei giornali sardi se si permette il lusso di essere presente al “Sardegna store” in piazza Diaz a Milano, oggi mercoledì 12, a tre giorni dalle elezioni che decideranno del suo destino politico. Piuttosto che battere per i paesini sardi in cerca di convincere una qualche percentuale di quella massa di indecisi o di quelli ancora più numerosi che di votare non ne vogliono proprio sapere più. E’ che la Sardegna vuole cavalcare l’onda lunga dell’Expo milanese, come un surfista del mare di Buggerru che, a giorni alterni, si fionda dentro Cala Domestica rilasciando spuma bianca  neanche fosse champagne di Linguadoca. Niente da dire sulla finalità che li muove, del resto anche l’esposizione milanese si muove sui binari di una ricerca alimentare, seppur globale, che parla di qualità e di genuinità. Ed è facile per  il sassarese Mariano Mariani, nominato per cinque anni a direttore generale dell’Agenzia governativa regionale di promozione economica “Sardegna Promozione”, discettare su temi di unicità della nostra isola. Partendo da quegli indici di realtà che contano 350 centenari ancora in vita sull’isola, con punte più significative in Ogliastra. Digitando su Google il nome di detto Mariani ci si imbatte in una interrogazione ( numero 1150/A, Consiglio regionale della Sardegna) a nome di Sechi, Cugusi, Cocco e Zuncheddu curiosi di saperne di più sullo stipendio annuale che percepirà nel prossimo quinquennio del giugno 2013, chissà se avranno avuto risposta. Che diversamente il numero dei sardi che si asterrà dal votare avrà una motivazione in più delle mille e una che ha diligentemente segnato sul calendario degli ultimi vent’anni. E dico venti perché anche Cappellacci in un sussulto di verità si lascia scappare che è tutta la classe dirigente sarda, non solo quella politica, ad aver sbagliato quasi tutto nelle scelte politiche ed economiche isolane in questo lasso di tempo. Si rimane col fiato sospeso nella speranza che seguirà, a tanta resipiscenza, una presa di posizione che lascia ad altri, magari più giovani e meno compromessi negli errori che si diceva, di tentare altre strade che facciano fronte al disastro in atto. Speranza che va presto delusa. Puntare su paesaggio, ambiente, agroalimentare, storia e cultura, toccherà ancora al lui. A seguito di una svolta “green” che lo accomuna, almeno oggi, ai Pigliaru e Murgia che queste cose le vanno dicendo da sempre. Il turismo l’anno scorso non è andato male, più 13% il numero degli arrivi in Sardegna. I trasporti, tema assai delicato da quando l’Unione Europea ha derubricato ad aiuti di Stato irregolari tutto il pasticcio della cosiddetta “flotta sarda”, con la continuità territoriale partita dallo scorso dicembre hanno fatto un salto di qualità. Cappellacci dice che volare da Milano e Roma per l’isola costa dai 45 ai 50 euro, tasse escluse. Anche se dal pubblico si levano le proteste di chi non ha proprio trovato un aereo che lo portasse in Sardegna per natale, pur disposto a pagare un biglietto non scontato. Comunque sia pare che in due mesi il traffico aereo da e per l’isola, in un periodo in cui quello nazionale è in declino, vedi il sempiterno caso Alitalia che si compreranno gli arabi come hanno fatto con la costa smeralda, pare sia aumentato del 9%. Deve passare la parola d’ordine che andare in vacanza in Sardegna allunga la vita. Magari aiuterà anche un DNA personale che non si discosti molto da quello degli ogliastrini, comunque anche l’alimentazione e lo stile di vita ci può mettere una buona parola. E anche se non si arrivasse ai kent’annos della mostra fotografica di Luigi Corda, che ha appeso una quindicina delle cento foto stampate in bianco e nero nello splendido libro edito dalla Silvana Editoriale, la sola speranza di ritrovare in Sardegna un poco di quell’elisir di lunga vita, vale per certo la spesa di una vacanza. Non posso proprio esimermi dal domandare al Presidente com’è che in questi paesi che rimandano alla mitica Shangri-La himalaiana, dove la qualità della vita raggiunge beatitudini tali che persino la morte si dimentica di venire a battere alla porta, non vuole più vivere nessuno, tanto che vanno spopolandosi drammaticamente. So bene che è domanda da cento miliardi, di quelle per cui ogni politico ha forse la giusta ricetta, ma appunto gli servono giusto altri quattro anni di mandato popolare, per una risposta appropriata. E’ vero che in Sardegna vi sono eccellenze e potenzialità non ancora dispiegate del tutto, che nella Marmilla che va spopolandosi occorre partire da una riscoperta dell’agricoltura di qualità che davvero potrebbe convincere anche i giovani che vale la pena di restare, di rischiare. Che il connubio tra innovazione e tradizione può diventare rivoluzionario. Vero, ma forse a tutto realizzare occorrerà cambiare classe dirigente, anche in Italia è così, in Sardegna tra le folate del maestrale che scoprono il rosso dei corbezzoli, sembra di udire il vaffa dei grillini che intanto mandano avanti Michela e i sovranisti.

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