LA MIA TERRA E' UN'ISOLA: ALL'ASSOCIAZIONE "SEBASTIANO SATTA" DI VERONA, IL DOCUMENTARIO DI FIORENZO SERRA

Fiorenzo Serra

di Annalisa Atzori

La serata culturale al circolo Sebastiano Satta di Verona (quella che ha preceduto le Festività Natalizie) è stata un tuffo nel passato della Sardegna, un omaggio alle tradizioni religiose che per molti sardi emigrati in “continente” ha il sapore del ricordo e dell’infanzia.

Grazie al documentario del regista Fiorenzo Serra (morto nel 2005), “La mia terra è un’isola”, ecco che ci si può immergere nella sezione intitolata “Tra festa e devozione”. Le riprese sono state effettuate dal vivo tra il 1953 e il 1955 e coinvolgono i santuari dell’aperta campagna della Barbagia, dove la festa religiosa è l’avvenimento più importante dell’anno. La festa della Madonna della Neve, alle falde del Gennargentu, interessa gli abitanti di Desulo e coincide con la fine dell’anno agrario e l’inizio di uno nuovo. E’ un chiaro segno augurale, una festa campestre. Passiamo poi a Mamoiada, al santuario di San Cosimo. Si tratta di una festa autunnale, qui coincide con il rinnovo dei contratti di affitto dei terreni. Con l’occasione, si fanno acquisti per tutto l’anno, utilizzando la moneta, fatto abbastanza insolito in una zona dove normalmente gli scambi avvengono tramite il baratto. L’affluenza è grande, la festa ha il tipico carattere paganeggiante delle feste sarde, si suona l’armonica, si fanno balli sardi, confluiscono alla festa tutti i paesi della Barbagia.  C’è poi, alle pendici del Monte Albo presso Lula, il santuario di San Francesco, con la sua festa dalle forme arcaiche. Il costume tradizionale è qui usato come segno di distinzione tra le varie comunità. A Sorgono invece la festa di San Mauro si svolge a primavera, una fiera mercato precede la festa religiosa.  Qui la molteplicità di interessi umani confluisce nella religione,  che unisce, c’è coesione spirituale che diventa forza unitaria.

Le riprese che riguardano la Novena sono state effettuate nel 1967. Si vedono le chiese campestri, che sono silenziose tutto l’anno e che si risvegliano nel periodo della novena. Gruppi familiari si recano alla chiesa per sciogliere il loro voto. La novena consacra le relazioni, il santuario è una zona franca che permette di superare le ostilità e fa incontrare persone provenienti da paesi diversi. Nelle “cumbessias” vivono i gruppi familiari. Moltissime chiese campestri sorgono nel territorio che va da Oristano ad Orosei. Durante la novena, le comunità vivono la loro quotidianità, ma lo fanno con un nuovo atteggiamento, anche i bambini danno una mano nelle varie attività. Ci sono la Madonna del Rimedio, per Orosei e tutte le Baronie, e i Santi Cosma e Damiano, per Mamoiada.

La devozione qui è anche un po’ villeggiatura, si tratta di momenti agro-pastorali, è la donna che si assume l’iniziativa del voto e della novena. E’ una sorta di evasione alla limitata autonomia che ha in paese. La novena può essere a maggio oppure a settembre, coincide con una pausa anche per gli uomini. La novena si conclude il giorno della festa. A Nostra Signora di Gonare si portano gli ex voto e si fa un percorso a piedi in salita, durante il quale si tocca la statuina della Madonna, solo così è possibile chiedere delle grazie. Assistere alla messa nella chiesetta in cima alla salita scioglie dal voto. Dall’alto, il panorama sconfina fino al mare. Il percorso è però costellato di riti antichi, che sono precedenti alla tradizione cristiana. Ad esempio, la pietra dove si dice che la Madonna avesse posato il Bambino (su brazolu) è una pietra sacra, una delle pietre della fecondità. S’imbaradorgiu è invece una cavità, dove la Madonna e il Bambino si posarono per riposare insieme. Qui, la tradizione dice di strappare delle foglie di leccio e di prendere un po’ di polvere (simile al talco) dalla cavità stessa: aiuta a dare il latte alle madri. Si dice che possa dare guarigioni miracolose anche a chi non è presente, se portata a casa dai malati. La discesa successiva è molto più leggera, ci sono anche mendicanti che chiedono l’elemosina. Alle bancarelle della festa della Madonna del Rimedio di Orosei il sacro e il profano si mescolano, pagano e cristiano si uniscono. E’ un cattolicesimo di tipo rurale, si vendono gli ex voto di cera con i bigliettini del donatore. Qui si donano alla Madonna dei monili in cambio della grazia, a quella Madonna che proteggeva dalle incursioni dei pirati. C’è per i santuari una derivazione naturalistica pagana: sono nati, infatti, vicini a pietre e luoghi ritenuti sacri.

Sono le donne che frequentano la novena, ma gli uomini si occupano dell’organizzazione, c’è un vero e proprio comitato laico. Durante la festa, ogni paese ha una sua danza, e lasciato un momento ai vari gruppi per esibirsi. La festa è cibo, banchetto, la carne si usa per celebrare le ricorrenze solenni, si fa un pranzo comune, c’è abbondanza di cibo e d’incontri. Poi, finita la novena, la vita riprende e il santuario chiude per un altro anno.

Altro aspetto interessante nelle tradizioni sarde è quello legato al ciclo del grano.

Fiorenzo Serra mostra come i buoi  siano utilizzati per l’aratura, quando il primo mese d’autunno si chiama “capidannu”, essendo l’inizio del ciclo della vita. L’aratura e la semina che seguiva è fatta dagli uomini con l’ausilio degli animali, la natura li unisce tra la fatica e la pazienza. Anche le donne aiutano nei campi, sistemando le file delle piantine appena nate. E’ una storia di fatica in un’economia che è però autosufficiente. La primavera è la stagione dell’attesa. Il vento e le nuvole indicano se sarà buona o cattiva sorte per il raccolto. Anche le pecore sfruttano il ciclo del grano. L’estate è l’apice della fatica, perché si fa la raccolta, il tutto avviene con alcuni mezzi meccanici, ma per buona parte con il lavoro manuale, perché le tradizioni sono difficili da sostituire. La trebbiatura si fa ancora a mano. Le pratiche tradizionali sono un momento per la comunità, per il tiro e il trasporto  sono usati cavalli e anche asinelli.

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