FALLU BADDA’! FALLU BADDA’! E’ L’ANIMA DEI CANDELIERI DI SASSARI: UN TRENO CHIAMATO UNESCO


di Mariella Cortès *

Fallu badda ! fallu baddà! È l’invito che, più di ogni altro, anima la Discesa dei Candelieri o Faradda: una festa di matrice religiosa che coinvolge e riempie nei suoi suoni, nella parlata sassarese, nei colori dei ceri e negli abiti storici dei gremi e in quella devozione che fa portare in processione, a ritmo di danza, dieci enormi ceri di legno, per il centro storico della città di Sassari. Ed è a ritmo di Fallu Baddà che il capoluogo del “Capo di Sopra” saluterà questo anno appena trascorso e andrà ad inaugurare il 2014 e, con lei, l’intera Sardegna. Vi raccontiamo oggi questo evento, in quello che deve essere, per tradizione, un momento di resoconti dove tirare le somme dei mesi appena trascorsi ma, anche, approfittando di una bella sorpresa per la nostra terra, di partire da una occasione per progettarne e ipotizzarne delle nuove. Partiamo dal recente riconoscimento della Rete delle Grandi Macchine a spalla come Patrimonio Immateriale dell’Umanità:la Macchina di Santa Rosa a Varia di Palmi, i Gigli di Nola e, per l’appunto, i Candelieri di Sassari sono dunque ufficialmente iscritti nella “Representative List of the Intangible Cultural Heritage of Humanity”. C’è stato un duro lavoro di squadra tra diverse città d’Italia e la volontà di rendere quel momento di tradizione popolare un qualcosa da scolpire nel tempo e nella storia, da non perdersi tra i meandri dei secoli, insomma. E’ questo l’obiettivo dell’Unesco: preservare beni, tradizioni, ricchezze materiali e immateriali dal logorio degli anni e, a volte, dall’incuria dell’uomo. La Sardegna chiude il 2013 completando una bella triade di beni nostrani iscritti nella prestigiosa lista: il primo era stato il villaggio nuragico di Su Nuraxi, a Barumini, esempio completo e perfettamente conservato di Nuraghe; nel 2005 fu il turno del canto a tenore, nato nel seno della millenaria tradizione pastorale della Sardegna, un antichissimo canto corale a quattro voci, di grande valore nel panorama musicale etnico del Mediterraneo per ricchezza timbrica e armonica – come si legge nel sito Unesco. Ecco, in questo momento di riflessione sui 12 mesi appena trascorsi, val anche la pena chiederci come far fruttare al meglio la presenza di questi tesori dell’umanità nella nostra Isola. Come prendere, insomma, questo treno al volo e costruirci, durante il viaggio, un bel progetto di lungo periodo. I binomi “Barumini-Su Nuraxi”, “Canto a tenore – Bitti (legato alla presenza del primo museo dedicato a questa forma corale)” e ora “Sassari –Città dei Candelieri” sembrano sì ben assodati ma solo per i sardi. Un turista lo sa? Viene accolto in aeroporto o al porto con queste informazioni che riconducono a un qualcosa di conosciuto a livello internazionale quale l’Unesco? Vi è una adeguata segnaletica che rimandi a queste informazioni? Quanta promozione vira su questi riconoscimenti? Ripensare al turismo nella nostra Sardegna, andando oltre la costa, il mare, l’estate e le vacanze significa considerare questi aspetti senza chiudere le nostre manifestazioni e ricchezze, come avevo già sottolineato in un altro editoriale, in una sfera di vetro. Ma, vi chiederete, il brand Unesco è così forte? Sì, ovviamente: non solo dà valore aggiunto al territorio ma rappresenta una forbice: da una parte costituisce un potente fattore di attrazione turistica e al tempo stesso il turismo svolge un ruolo fondamentale nella protezione e valorizzazione di tali siti. Quello della valorizzazione è però, un problema nazionale: l’Italia è il Paese al mondo con il maggior numero di siti dichiarati dall’Unesco: sono 49, ben il 5% circa del totale mondiale, e ne contano anche altri cinque nella categoria dei beni “immateriali”. Di questa grande miniera noi non ne sfruttiamo che una minima parte. Citiamo, a conferma della forza del brand, lo studio Isnart (Istituto Nazionale di Ricerche Turistiche) sull’andamento della richiesta, dei flussi e delle entrate dei 49 luoghi che fanno parte dell’Unesco World Heritage. E’ facile immaginare che, in generale, nei siti che accolgono i beni Unesco vi sia un effetto positivo in termini di aumento dei flussi turistici; del resto, nei territori coinvolti vi sono circa 23.000 strutture ricettive e più o meno 710.000 posti letto, pari al 15% del totale dell’offerta esistente in Italia. I dati Isnart confermano che nei siti Unesco sia nel biennio appena trascorso che nella prima parte del 2013 il tasso di occupazione delle camere è stato sempre nettamente maggiore, con poche eccezioni, in tutti i mesi; le differenze (nell’ordine del +15-20%) si manifestano nei mesi prima e dopo l’estate. Vogliamo lavorare sulla destagionalizzazione e sulla delocalizzazione? Giochiamo la carta Unesco, tutto l’anno e, come buon proposito per il 2014, pensiamo, almeno, a una cartellonistica adeguata che accolga i nostri visitatori facendogli conoscere questi – più forti grazie a tale brand– e i nostri altri tesori.

* focusardegna.com

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