LA SARDEGNA CHE DA' LE SPALLE AL MARE: LA PESCA NELL'ISOLA, UN SETTORE SENZA PROSPETTIVE


di Giorgia Porcu

La Sardegna ha sempre dato le spalle al mare(come afferma Claudia Sarritzu nel suo libro “La Sardegna è un’altra cosa”), mare che abbiamo messo da parte o di cui abbiamo sfruttato male le risorse, soprattutto quando si parla del settore pescala cui crisi è aggravata da politiche europee che non tengono conto delle specificità locali, dalla lentezza e dall’assenza di una chiara strategia di settore della Regione Sardegna e dall’estenuante burocrazia degli Enti regionali che si occupano di tale settore. Questa è una crisi che viene da lontano e che nell’ultimo periodo si è aggravata.

I problemi del settore sono tanti: Regolamenti europei sui controlli, tra dubbi interpretativi e inapplicabilità alla realtà sarda; Gli obblighi e adempimenti previsti dalle normative comunitarie, in particolare quella in materia di controllo delle attività di pesca. Si tratta di un complesso apparato di norme che disciplinano i controlli lungo tutte le fasi della filiera, norme che determinano un appesantimento delle incombenze per le imprese di pesca e, quindi, un aggravio di costi.C erto gli obblighi comunitari vanno rispettati,ma sarebbe stato necessario trovare il giusto punto di equilibrio tra l’efficacia del sistema e gli oneri a carico delle imprese. Lo strumento più adatto sarebbe stata una Direttiva comunitaria, lasciando appunto agli Stati Membri il recepimento, adattando le linee principali alla realtà nazionale. Ingiustificato ritardo sull’utilizzo dei Fondi FEP destinati alla pesca; Alcune misure di sostegno al settore si sono rilevate inefficaci e, in alcuni gravi casi, addirittura non misurate alla realtà del settore. Questo ha comportato un ulteriore indebolimento del sistema pesca creando false attese, ancora oggi non soddisfatte. I bandi continuano ad essere complicati e farraginosi. Si dovrebbe lavorare nella direzione che tali fondi siano calzanti alla realtà sarda. Mancanza di una fattiva politica di settore della Regione Sardegna e incapacità di incidere positivamente sulle politiche nazionali e comunitarie. L’Unione Europea mette a disposizione del settore consistenti risorse finanziarie, ma è altrettanto vero che le politiche comunitarie sono spesso calate nelle realtà regionali, senza considerare le caratteristiche locali. Bisogna che qualcuno lo dica, in sede comunitaria, che non è più accettabile definire norme e misure standard. Dobbiamo chiedere che la Sardegna interloquisca in maniera forte con lo Stato italiano e con l’Unione Europea affermando e pretendendo il riconoscimento della nostra specificità. Quindi dobbiamo chiedere autorevolezza in campo nazionale ed europeo. Incapacità di un processo di semplificazione e sburocratizzazione dell’Amministrazione regionale e delle Agenzie; Sono ormai anni che si continua a parlare di semplificazione della macchina regionale. E’ indispensabile costruire un nuovo processo di semplificazione per il settore, che riguardi tutti gli enti coinvolti. L’Eccesso di burocrazia logora soprattutto le imprese di un settore strutturalmente debole come questo.

Difficoltà di accesso al credito: Si tratta di una reale difficoltà per le imprese della pesca di accedere al credito. Le norme sempre più stringenti in materia bancaria (Basilea) stanno affossando il settore rendendolo più debole e più povero. E’ necessario promuovere il miglioramento, l’ammodernamento e la crescita imprenditoriale anche attraverso l’accesso ai mercati finanziari e creditizi, al rafforzamento del processo di razionalizzazione e consolidamento. Senza una vera e concreta azione di rafforzamento del sistema di accesso al credito, qualunque misura di sostegno al settore può risultare vana e inefficace. Aumenti insostenibili del carburante + 30% negli ultimi 2 anni; Mancanza di una gestione consapevole e razionale del regime concessorio delle lagune sarde; Insufficiente attenzione sul riconoscimento dei danni creati dalla fauna selvatica; Delfini e cormorani, specie che creano un problema enorme. Bisogna trovare un modo congruo per indennizzare gli operatori e la loro attività economica. Mancato controllo dell’attività di pesca sportiva che sempre più spesso si trasforma in pesca abusiva; Riduzione delle aree di pesca; Abbiamo una Flotta di pesca artigianale, caratterizzata da un basso tonnellaggio, che assieme alla conformazione dei fondali attorno alla Sardegna (breve platea continentale) portano ad avere poche aree di pesca molto frequentate. Tutto ciò mi preoccupa e mi spinge a ritenere che occorra trovare le giuste risposte alle richieste delle nostre imprese. Tutti noi dobbiamo crederci per poter dire domani,sempre citando la Sarritzu, la Sardegna è stata un’altra cosa.

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