LA VOGLIA MATTA DI PARTIRE DI ARIANNA PUGGIONI: ALLA RICERCA DI SE' STESSA E DELLE MOLTITUDINI CHE L'ANIMO CONTIENE

Arianna Puggioni, nata a Verona è di origine sarda

di Elisa Sodde

Arianna Puggioni, nata a Verona 31 anni fa da padre sardo e madre veneta.  Di lei si dice che sia una ragazza che sa badare a se stessa. Forte, decisa, determinata. Molto attiva, dinamica e con due grandi passioni: l’esercito e i viaggi.

Arianna, raccontaci un po’ di te e di queste tue qualità ed interessi. Il mio progetto era quello di arruolarmi nell’esercito ma a causa di 5 cm d’altezza mancanti ho dovuto ripiegare in una laurea in scienze politiche e relazioni internazionali. Mi sono battuta molto affinché la legge cambiasse uniformando i parametri fisici a quelli dei maggiori eserciti mondiali, ma a oggi l’unica esperienza che ho potuto vivere indossando la divisa è stata il progetto “Vivi le forze armate” presso il Reggimento Lagunari “Serenissima”.

Anche lo sport ha un ruolo molto importante nella tua vita, vero? Lo sport  è sempre stato importante soprattutto per incanalare la mia irrequietezza: a 21 anni ho conseguito il brevetto d’abilitazione al lancio con paracadute militare attraverso l’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia e per 4 anni ho svolto l’incarico di segretaria nella sezione di Verona. Durante il liceo ho conseguito il brevetto di bagnina e di istruttrice di nuoto, brevetti che mi hanno consentito sempre di lavorare. Tra le mie passioni sicuramente la kick boxing e diversi corsi di difesa personale. Ovviamente, da buona figlia di un artigliere, amo le armi da fuoco e anche nell’ultimo viaggio in Nuova Zelanda sono riuscita a trovare un bel poligono nel quale poter sparare.

Come nasce questa voglia di viaggiare, vedere il mondo, confrontarti con gli altri e con la vita? Ho iniziato a viaggiare a 10 anni, spedita da mia madre in vacanza studio in Scozia e negli anni successivi in Francia, Inghilterra e Stati Uniti. La scelta di mia madre era dettata principalmente dalla disperazione di gestire una figlia troppo vivace a casa per tutte le vacanze estive. Il mio personale desiderio di partire è  maturato solo dopo ed è stato indotto dalla voglia di non sentire parlare delle faccende italiane per un po’: a 24 anni ho vissuto 5 mesi in Australia e a 29 sono partita per la Nuova Zelanda dove ho vissuto un anno. L’Italia sarebbe un paese meraviglioso ma la cultura politica è così scadente che sento spesso l’esigenza di prenderne le distanze almeno per un pò.

Come individui le tue mete e  come ti organizzi per i tuoi viaggi? Ho scelto l’Australia e la Nuova Zelanda perché sono nazioni anglofone che concedono, grazie al working-holiday visa, la possibilità di viaggiare e lavorare sino ad un anno. Mi organizzo “scientificamente” consultando i siti ufficiali dei governi ospitanti che danno indicazioni precise sui visti e i documenti richiesti. In Australia ho girato molto trovando lavoretti in loco: ho raccolto arance, ho lavato piatti in un ristorante e ho lavorato come barista in un country pub in una town di soli 120 abitanti. In Nuova Zelanda ho lavorato come tata in una famiglia italo-neozelandese che vive in una fattoria.

Cosa cerca Arianna ogni volta che decide di partire? Forse se stessa?Cerco aria nuova, diversi modi di vivere e pensare la vita. Amo mettermi alla prova per scoprire risorse interiori che non pensavo di possedere.

Quale esperienza ti è rimasta più nel cuore? Ricordo ogni partenza con grande nostalgia ma rimango convinta che il viaggio sia relativo: nulla è più bello che prendere atto delle moltitudini che il nostro animo contiene. Uscire dall’Italia è un modo per vivere fuori dagli schemi e dai ruoli che ci hanno cucito addosso e che ci rendono spesso infelici. Nel cuore ho sempre il rumore dell’oceano e i sorrisi delle persone che ho incontrato.

Cosa, invece, non rifaresti  e quale situazione o esperienza ti ha insegnato qualcosa di particolare ed importante? Rifarei tutto perché ho vissuto con spontaneità ma sempre con grande buon senso.  Consiglio ai giovani che sentono l’esigenza di vedere posti nuovi di seguire le loro voci interiori. Viaggiare soli è davvero duro e fare gli immigrati è spesso frustrante, ma lasciare le sicure pareti di casa è forse l’unico modo per scoprire risorse interiori mai pensate.

Cosa porti con te ogni volta che rientri? Più che nostalgici  ricordi, porto con me vive e calde immagini di luoghi e persone che affiorano nella mia mente quando sono triste e in difficoltà.

Quali sono i tuoi sogni e i tuoi desideri? Crescendo ho imparato a non sognare ma a vivere giorno per giorno cercando di cogliere tutte le possibilità. È un periodo storico difficilissimo ma rimango concentrata su quello che posso fare e non sulla frustrazione che spesso noi giovani viviamo.

Progetti per il futuro … una nuova partenza? Sono tornata da meno di due mesi ma sto pensando con insistenza al Canada e al sud America…vi aggiornerò!

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