AL TEATRO COMUNALE DI TERRALBA, LA PRESENTAZIONE DI "FINTZAS A MORRI", L'ULTIMA OPERA DI GIOVANNI PAOLO SALARIS


di Gian Piero Pinna

L’otto dicembre prossimo, col patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune, nel Teatro di Terralba, con inizio alle 17,30, ci sarà la presentazione dell’ultimo libro di Giovanni Paolo Salaris, Finzas a morri, ovvero Fino a morire. Già sindaco di Terralba e insegnante di lettere, fondatore e direttore del Teatro SardiniaMàskaras e della casa editrice Mariapuntaoru  e Premio Gramsci 2008  per la poesia sarda, Salaris, oltre che di lingua sarda, è anche scrittore di lingua italiana. Tra le sue opere, racconti, romanzi, poesie e 14 commedie in lingua sarda. Per MariapuntaoruEditrice, ha scritto la silloge di poesie, Mohamed, (2009),  il racconto teatrale per ragazzi Busciuca il palloncinaio (2009), i romanzi: Attentato al duce, la leggenda di NikaPompongias, (2013). Sul filo del destino (2011), Fintzas a Morri (2013).

Nella sua ultima opera, Salais racconta le disavventure di Pepe Porcu, che deriso dai suoi compaesani, dopo trent’anni trascorsi in galera per un delitto non commesso, va in una baracca di canne che aveva costruito sulle dune della Costa Verde in località Cùcuru de s’arena, deciso a farla finita e si appende a una corda. Una donna, Bianca Candida Niedda, vedova della vittima dell’antico omicidio, lo salva dalla forca improvvisata e per lui inizia una nuova vita.

Passa qualche mese, un nuovo cadavere viene trovato nello stagno di Marceddì e questo fatto, costringe il maresciallo Antonio Perdixi a riaprire i fascicoli del primo delitto…

Una Sardegna “in estinzione”, quella descritta nel romanzo di Salaris, che parla col linguaggio di una cultura arcaica nei personaggi e di un mondo del passato che non trova posto nella modernizzazione e soccombe ai mutamenti epocali che caratterizzano il nostro tempo. È questa la tela su cui sono disegnati i personaggi e si sviluppa la trama di questo noir sardo dalle tinte forti, scritto con un linguaggio ironico e uno stile rapido e quasi cinematografico, che attinge, a tratti e volutamente, dal modo antico e popolare del narrare delle donne “in su friscu”, quando, nelle lunghe e calde serate estive, i vicini di casa si riunivano ad aspettare il sonno e a rinsaldare legami amicali e comunitari.

Avviluppati in un vortice di violente passioni, amori e vendette, emergono e rivivono i personaggi di questo mondo arcaico, mentre intorno a loro scorre veloce e implacabile il tempo della modernità.

Arcaici sono anche gli uomini, padroni di terre e di bestiame, i loro servi pastori, le loro donne, mogli e amanti è anche la lingua, quella sarda-campidanese, che l’autore utilizza come lingua propria dei personaggi e che al lettore pare di vedere, di sentire e di riconoscere come persone a lui vicine: parenti, amici, compaesani di un paese che forse non c’è più.

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