MA POI I "CERVELLI IN FUGA" DALL'ITALIA COSA FANNO ALL'ESTERO? IN REALTA' NON E' TUTTO ORO QUEL CHE LUCCICA! PROPOSTE PER UN MAGGIORE COORDINAMENTO INFORMATIVO FRA GLI EMIGRATI SARDI A LIVELLO INTERNAZIONALE

I partecipanti al Convegno "Migrazioni, mobilità e diritti dei lavoratori nel dialogo sociale" nella foto di gruppo presso il borgo medievale di Rango (TN)

di Elisa Sodde

Tra la drammatica ripresa delle immigrazioni e il fenomeno non meno preoccupante delle emigrazioni di giovani italiani all’estero, le  associazioni aderenti all’UNAIE (Unione Nazionale Associazioni Immigrati ed Emigrati) e i  movimenti europei per il dialogo sociale iscritti all’EZA (Europäisches Zentrum für Arbeitnehmerfragen – Centro Europeo per le Questioni sul Lavoro), nel loro XIII appuntamento annuale, hanno focalizzato l’attenzione sulle sfide che l’imponente processo di mobilità oggi in atto pone all’Italia. Il fecondo dibattito oggetto dell’annuale Convegno EZA-UNAIE dal titolo Migrazioni, mobilità e diritti dei lavoratori nel dialogo sociale, efficacemente orchestrato dall’associazione Trentini nel Mondo Onlus, che si è svolto a Comano Terme (TN).

Questi gli importanti temi affrontati con numerosi interventi di alto livello nelle tre giornate di lavori del seminario di studi aperto da Ferruccio Pisoni, Past President UNAIE, componente direttivo internazionale dell’EZA e Franco Narducci, attuale Presidente dell’UNAIE, riconfermato nella carica proprio durate l’assemblea nazionale tenutasi nella mattinata del 25 ottobre, che ha preceduto i lavori del Convegno.

L’UNAIE, raggruppante una trentina di organizzazioni regionali in tutta Italia con una rete di oltre cinquecento associazioni all’estero,  intende in questo modo dar vita a una vasta attività di presenza sul territorio e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica nazionale, ed in particolare dei suoi giovani, su temi evidentemente aggravati dalla crisi economica, sociale e politica che attraversa il paese.

Nelle tre giornate di lavori del seminario di studi, docenti universitari, operatori del settore e un folto numero di giovani, provenienti da una decina di diversi paesi europei, in rappresentanza delle associazioni regionali degli italiani all’estero, hanno dibattuto con passione e professionalità i complessi temi del lavoro, della formazione, della mobilità e dell’integrazione/inclusione nei nuovi paesi d’adozione.

Uno dei vari aspetti su cui ci si è soffermati è stata l’analisi dei dati relativi alla reale percezione delle opportunità lavorative che può offrire il mercato estero, quindi le aspettative che precedono e motivano alla partenza gli italiani e i risultati effettivamente conseguiti dai nostri connazionali nelle realtà d’oltre confine di approdo. In realtà, si è capito che non è “tutto oro quel che luccica”! La Prof.ssa Edit Pichler dell’Università di Potsdam ha, infatti, spiegato che circa la metà degli italiani che si reca in Germania, richiamato dalle numerose voci sulla più florida economia del paese della “nuova Lady di ferro” e sulle grandi opportunità di inserimento nel mondo del lavoro tedesco,  quel lavoro, invece, non lo trova affatto e spesso è costretto a rifare le valige per tornare a casa. Presso la Direzione di Berlino della Bundesagentur für Arbeit – l’agenzia federale tedesca per il lavoro – fra il 2011 e il 2012 il numero di italiani che si sono iscritti all’Ufficio di collocamento è aumentato del 10% e nel mese di settembre 2013, nella sola città di Berlino erano registrati 2.890 italiani in cerca di lavoro e, di questi, 1.405 risultavano essere disoccupati.

Per molti giovani italiani, in particolare negli ultimi anni, la capitale dell’agiata Germania costituisce sicuramente una delle mete dove sono convinti di poter realizzare il loro progetto di vita: alcune volte il sogno concretamente si realizza, ma in tanti altri casi la realtà prende un’altra piega. La prof.ssa Pilcher ha anche riferito alcuni esempi significativi di neo laureati italiani o professionisti in cerca di una migliore opportunità, costretti o a rientrare in Italia o a cambiare ancora paese per proseguire nella ricerca di quello che possa offrire loro un inquadramento in linea con le proprie inclinazioni o aspettative di crescita professionale; oppure ad accettare incarichi enormemente sottodimensionati  ripiegando nell’ambito della ristorazione, security, pulizie, call-center, fiere ecc., iscrivendosi nel frattempo a corsi di lingua tedesca (imprescindibile requisito) o di ulteriore formazione, nella speranza, col tempo, di riuscire a trovare il lavoro desiderato, tanto agognato.

Quando detto trova conferma nei dati di riferimento: a Berlino, nel comparto dei servizi, i segmenti in cui trovano maggiore occupazione gli italiani sono la gastronomia ed il commercio; per quanto riguarda la prestazione di servizi (security, pulizie, call-center, fiere) il numero degli italiani regolarmente occupati è passato da 512 nel 2008 a 1.158 nel 2012. Tali cifre indicano, dunque, la crescita di posti di lavoro soprattutto nei settori più modesti.

Ma vi è anche una sorta di categoria “cuscinetto” che si colloca a metà strada fra coloro che, pur di lavorare, scelgono di accettare incarichi sottodimensionati e quelli che, fortunatamente, hanno avuto successo andando a coronare in tempi abbastanza ragionevoli i loro sogni professionali. In tale categoria intermedia rientrano quelli che vengono definiti i “precari creativi”, ovvero giovani che si inventano dei mestieri dando vita a forme di attività precarie nel settore culturale (teatro, insegnamento, traduzioni, organizzazione di manifestazioni e eventi culturali), nei media (giornali in lingua italiana online), nell’informatica, nelle pubbliche relazioni, nel turismo, o nelle libere professioni (architetti, avvocati, mediatori, ecc.).

Mentre, dalla testimonianza di una giovanissima neolaureata italiana recatasi in Australia in cerca di un’occupazione, si evince che nella terra dei canguri non è poi difficilissimo trovare un impiego temporaneo presso privati se non si è troppo schizzinosi e ci si adatta a fare anche i lavori di breve durata e maggiormente legati al settore primario, nelle fattorie e nelle aziende agricole. Lì esiste la par condicio di genere, anche le ragazze sono ben accette per i lavori di accudimento degli animali, lavorare i campi, raccogliere le olive, ecc … però, un peccatuccio lo si è scovato anche fra le pieghe del mercato del lavoro australiano: i lavori dei giovani, in particolare provenienti dall’estero, sono si retribuiti settimanalmente, ma con cifre non astronomiche e, soprattutto, come si direbbe in Italia, “in nero”. Il bello dell’avventura lavorativa di questa ragazza è stato sopratutto il fatto che poi, rientrata in Italia, ha avuto la fortuna di trovare un esaminatore del suo c.v. che ha apprezzato la sua voglia di mettersi così in gioco in un paese estero e che tutto ciò le sia comunque valso l’acquisizione di un’altra lingua straniera: la ragazza ha trovato lavoro come receptionist in un albergo in Valle d’Aosta.

Per ragioni di tempo e spazio, in questa sede, non possono esser riferiti, neppure in forma sintetica, tutti gli apporti conoscitivi forniti dalle varie relazioni e discussioni sui temi oggetto del seminario, mi sento però di affermare che il Convegno EZA – UNAIE sia stato un appuntamento sicuramente formativo, di alto profilo e certamente di ampio respiro europeo, ma non solo, visto che – come da ultimo accennato – nel corso dei lavori ci sono stati significativi contributi informativi anche da parte di altri italiani residenti in Australia ormai da diverso tempo che hanno permesso di vedere l’altra faccia della medaglia, quella degli italiani che all’estero hanno trovato la loro strada ed il coronamento dei loro sogni.

Con viva soddisfazione, mi preme poi sottolineare che – nel corso dell’assemblea nazionale UNAIE, che aveva anche il compito di rinnovare le cariche sociali – il Presidente Franco Narducci verrà affiancato dal neo eletto Comitato Esecutivo di cui è entrato a far parte anche un sardo. Aldo Aledda, Presidente CEDISE (Centro Elaborazione Documentazione Internazione Sardegna Estero) è stato, infatti, nominato Vicepresidente Vicario dell’UNAIE. Nella compagine dell’organo esecutivo sono poi risultati eletti: Vicepresidente: Ilaria Del Bianco (Pres. Ass. “Lucchesi nel mondo”); Segretaria: Anna Lanfranchi (Dir.  Ass. “Trentini nel mondo” Onlus); Tesoriere: Patrizio De Martin (Dir.  Ass. “Bellunesi nel mondo”); Emergenza immigrazione: Laura Bisso (Pres. “Palermo Mondo”).

Come già detto, le rappresentanze degli italiani trasferitisi all’estero da diverse regioni della nostra penisola erano numerose e la loro partecipazione è stata vivace ed intensa. La Sardegna, al momento, assicura una partecipazione limitata – con la presenza di due membri del CEDISE (Aldo Aledda, Presidente; la sottoscritta, consigliera “future vice president”) ma ci si augura che in seguito la rappresentanza sarda possa esser sempre più nutrita ed apportatrice di ulteriori spunti di riflessione.

Si è trattato, dunque, di un’importante occasione di incontro, dialogo, confronto, conoscenza, scambio di idee e soluzioni con altri giovani e meno giovani italiani delle altre regioni che raccontando se stessi, i loro nuovi punti di vista e le loro esperienze (difficoltà ma anche successi) nel paese d’adozione, hanno arricchito tutti sotto il profilo personale e collettivo.

A mio avviso, i tempi sono maturi affinché si inizi a pensare ad una maggiore aggregazione a livello internazionale e si gettino le basi per la creazione di strutture informative e di riferimento per i giovani sardi che già si trovano o intendano recarsi in paesi esteri per varie necessità o scelte di vita: motivi familiari, di studio, lavoro, temporaneo o meno. Raccogliere e raccontare non solo le criticità, le varie vicissitudini ed esperienze di vita, ma anche i traguardi raggiunti e i successi ottenuti, gli insegnamenti che da tutto ciò si possono trarre, in un’ottica di condivisione, dialogo e servizio sociale.

Si potrebbe partire proprio dalle associazioni e dai circoli sardi già esistenti nei cinque Continenti, inserendosi nella scia di una tradizione che, in questo senso, va avanti da diversi decenni, ma necessariamente aggiornandola ai nuovi tempi economici e sociali della “modernità liquida” – come insegna il noto e profondo sociologo Zigmund Bauman – ed affidandola alle forze più giovani dell’associazionismo, maggiormente avvezze all’uso delle nuove tecnologie. Ipotesi che potrebbe portare nuova linfa vitale a tante strutture associative in cui la stragrande maggioranza dei soci ha ampiamente superato i 60 anni. Senza mai nulla togliere a quanto (tantissimo!) di buono posto in essere in tutti questi anni dalla compagine “over” che rappresenta il nocciolo duro e che, spesso, è anche la più attiva in tali circoli, l’investitura delle leve più giovani, al loro interno o al loro fianco, per la realizzazione di una rete informativa che abbracci la mission di interfacciarsi, confrontarsi (al di là dei soli e consueti social network più gettonati) e quando possibile incontrarsi vis a vis con loro coetanei, credo possa rappresentare  un modo concreto e utile di coinvolgerli, interessarli ed attrarli nell’orbita di queste strutture portando con loro un po’ di freschezza d’idee, sano entusiasmo, nuovi modi di vivere ed approcciarsi ad un mondo che cambia così vertiginosamente. 

4 risposte a “MA POI I "CERVELLI IN FUGA" DALL'ITALIA COSA FANNO ALL'ESTERO? IN REALTA' NON E' TUTTO ORO QUEL CHE LUCCICA! PROPOSTE PER UN MAGGIORE COORDINAMENTO INFORMATIVO FRA GLI EMIGRATI SARDI A LIVELLO INTERNAZIONALE”

  1. “Fra il 2011 e il 2012 il numero di italiani che si sono iscritti all’Ufficio di collocamento è aumentato del 10% e nel mese di settembre 2013, nella sola città di Berlino erano registrati 2.890 italiani in cerca di lavoro e, di questi, 1.405 risultavano essere disoccupati.”
    Benvenuti a Berlino!!!

  2. Ringrazio Sonja per avermi segnalato questo articolo. JobOnAir è il programma della webradio RadioAttiva (Rivoli, TO)che racconta le esperienze professionali di giovani italiani all’estero. Ogni puntata è incentrata su un paese e sull’intervista in diretta a un giovane che in quel paese vive e lavora. Il programma non vuole essere una spinta alla fuga dei cervelli, ma un modo per incoraggiare i giovani ad arricchire il proprio curriculum con un’esperienza all’estero. Sono quindi i coetanei che hanno già intrapreso questa esperienza a fornire informazioni pratiche su un determinato contesto-paese, sulle possibilità che offre e sulle normative ma anche, come fa giustamente emergere questo articoli, su eventuali “ombre” che molti resoconti vittoriosi offerti dai media sui successi degli italiani all’estero non fanno trasparire. Vi ringraziamo quindi per l’approfondimento.

  3. ringrazio Elisa per avermi (-ci) coinvolta in questa discussione, il cui tema è molto caro a me ma anche a molti conterranei che si trovano nella terra del Sol Levante.
    Qui (Tokyo), a differenza di altri posti, non si viene per "tentare" a fortuna, ma con un piano ben preciso, quello di restare perché si ha il lavoro, ottenuto per i meriti che non ci sono stati riconosciuti in Patria. Nonostante il fatto che qui sei (e resterai sempre) "lo straniero", ti accolgono in modo caloroso, con profonda ammirazione perché parli la loro lingua e ti sei inserito in una società diversa dalla tua di origine, ti fanno sentire a casa tua…. il che rende ancora più difficile rapportarti con la famiglia, quella vera, che chiede un imminente rimpatrio…
    qui non esiste la lista di collocamento, se non hai (o non sei riuscito a trovare) uno sponsor per il visto, devi tornare a casa, e stai sicuro che ti ci mandano…
    Io, laureata in lingue e letterature orientali a Venezia, dopo varie esperienze in Italia e in Giappone, sono riuscita ad arrivare qui dopo 3 anni di gavetta (eterna, nel campo del turismo, in Italia anche se hai esperienza, basta che cambi azienda e devi reiniziare da capo, stipendio ovviamente sempre uguale, da novellina ) direttamente in un’azienda nipponica, già dotata di visto di lavoro, e in meno di due anni mi hanno fatto fare un’esperienza che in Italia non avrei mai sognato di fare in così poco tempo, e ancora ci sono nuovi stimoli e novità!
    In tutto ciò, la Sardegna è rimasta sempre nel cuore (E tottus in Pari lo sa bene….) tant’è che, assieme ad altri due sardi (eravamo di più ma per vari motivi, lavorativi e non, di attivi siamo rimasti in pochi) , al momento rappresentanti una del sud, una del centro e uno del nord Sardegna (ma contiamo di ampliare l’organico quanto prima) abbiamo formato, un’anno orsono, un’associazione (cfr http://www.isolagiappone.com) per creare un ponte culturale, e non solo, tra il Giappone e la Sardegna.
    Ci siamo sempre autofinanziati tutti gli eventi, attraverso gli ingressi e sponsors (al momento tutti giapponesi, i sardi ancora non pagano ma si fanno pagare per fare loro pubblicità, logica che non riusciamo a capire.. eppure mettiamo sempre in chiaro che ci proponiamo a titolo gratuito, di mettere in visibilità una realtà che qui è sconosciuta, ma i costi ci sono e ce lio stiamo sobbarcando tutti noi di tasca nostra) e abbiamo riscosso un enorme successo tra i locali, un po’ meno tra i sardi, ma lo capisco (…forse), del resto qui la vita costa cara e si suda parecchio per sbarcare il lunario, e gli eventi erano tutti a pagamento! (soldi poi reinvestiti negli eventi successivi)
    Non voglio dilungarmi troppo, ma vorrei mettere in chiaro una volta per tutte che stiamo facendo tutto questo per pura passione e attaccamento per la nostra terra, da dove ci siamo dovuti allontanare per cause di forza maggiore (a chi non piacerebbe andare al mare fino a Novembre). Non siamo né professionisti di organizzazione di eventi, né di esposizioni, tantomeno di marketing, siamo: un’agente di viaggi (Valeria), un’insegnante di lingua (Eva) e un ricercatore di Fisica (Guido)… ma in un anno abbiamo ottenuto grandi risultati, 600 e più adesioni alla pagina Facebook, tanti che ci scrivono dalla Sardegna e da altre parti del Giappone… insomma, sono tutte grandi soddisfazioni, lontani da casa!

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