PRESTIGIOSA VITTORIA CINEMATOGRAFICA NEGLI STATI UNITI PER GIOVANNI CODA: A SEATTLE, UN PREMIO PER "IL ROSA NUDO"

 

immagine del film

di Bruno Culeddu

Dopo la proiezione quale “Evento speciale” alla 70ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2013, Il Rosa Nudo del cagliaritano Giovanni Coda ottiene il riconoscimento internazionale aggiudicandosi  il Gold Jury Prize quale MIGLIOR FILM al SOCIAL JUSTICE FILM FESTIVAL 2013 di Seattle.

 Anne Paxton, Direttrice del Festival, ha dichiarato di essere rimasta affascinata da un’opera che “senza materiale di archivio ha potuto in modo così drammatico e forte comunicare l’orrore di un programma di persecuzione e tortura”. I giurati sono stati colpiti, in particolare, delle immagini inusuali e incalzanti usate nel film per accompagnare la narrazione delle memorie di Seel.

“Questo premio – afferma Giovanni Coda – è uno di quei frutti che Il Rosa Nudo raccoglie, in silenzio, e che offre a chi lo ha sostenuto fin dal suo primo fotogramma. Un premio che viene da lontano, fuori dalle logiche castranti, nei concetti e nei contenuti e non meno nelle modalità di fare e promuovere il cinema che hanno rappresentato un ostacolo alla realizzazione di questo film. Limiti che rappresentano un freno ai processi comunicativi e alla libera circolazione delle idee nel nostro territorio. Un pensiero va agli attori, ai produttori, ai miei maestri e soprattutto agli amici che mi hanno sostenuto in questi anni di grande “passione artistica”.

Il Rosa Nudo è un lavoro di cinematografia sperimentale ispirato alla Vita di Pierre Seel ed alla autobiografia scritta in collaborazione con Jean Le Bitoux, che a sua volta è stato uno dei più importanti attivisti per i diritti GLBT in Francia e in Europa. Questo toccante testo letterario non è stato mai tradotto in italiano. Parlare della vicenda traumatica di Seel, significa rimarcare gli orrori compiuti dai nazisti anche nei confronti di chi era schedato come omosessuale. Il Rosa Nudo si concentra soprattutto su un episodio doloroso e terribile che segnerà per tutta la vita l’emotività di Seel che, all’epoca dell’internamento, aveva solo 17 anni. Deportato nel campo di Schimerck, assisterà all’atroce morte del suo compagno.

Pierre Seel  fu deportato nel 1941dai tedeschi e internato nel campo di concentramento di Schirmeck, dove subì torture e violenze a causa del suo orientamento sessuale. Sopravvissuto a questa esperienza terrificante, Seel, dopo la fine del conflitto, nel tentativo di dare un nuovo senso alla sua vita, si sposò e divenne padre. Nel 1982, però, fu il primo a denunciare le terribili vicende che lo accomunarono a migliaia di altri omosessuali, marchiati come lui con il triangolo rosa: un coming out clamoroso che aggiunse altro orrore all’orrore. Il Rosa Nudo, prendendo spunto dalla sua autobiografia Moi, Pierre Seel, déporté homosexuel, racconta in maniera teatrale ed evocativa l'”Omocausto”, soffermandosi anche sulle teorie scientifiche per la cura dell’omosessualità di Carl Peter Veernet, che aprirono di fatto la strada alle persecuzioni naziste.

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