DINA PALA, CLASSE 33, PITTRICE E SCULTRICE DI TERRALBA


di Federica Melis *

Avere meno di dieci anni e affrescare con bravura la casa paterna non è da tutti, ma è così che il talento di Dina Pala (classe 1933), eclettica pittrice e scultrice originaria di Terralba, inizia a rivelarsi. “Già da piccola ero terribilmente innamorata dell’arte, a quattro anni osservavo le opere di Michelangelo e Leonardo nei libri di babbo e le riproducevo. Prendevo la carbonella dal caminetto e disegnavo dappertutto, sui muri, sulla carta da macelleria”.

Con l’ingresso alla scuola elementare scopre i pastelli e comincia a fare esperimenti con i colori e a dipingere, creandosi le tinte da sola con quello che le offriva la natura: il verde dall’erba, il viola dal papavero, il rosso dal sangue degli animali allevati in casa e destinati all’alimentazione della famiglia. Da adolescente entra in contatto con alcuni degli artisti sardi più influenti: Antonio Corriga e in particolare Carlo Contini, che diventerà suo grande amico e l’aiuterà a esprimere la sua arte senza condizionarla. Soprattutto grazie a quest’ultimo, Dina comincia a esporre, dapprima in Sardegna e in seguito in Italia e nel mondo. Inizia a viaggiare quando ancora è bambina: Venezia, Roma, Firenze, e a 15 anni compie il suo primo viaggio all’estero da sola, a Parigi, curiosa di vivere in prima persona la città degli artisti. Sulle rive della Senna conosce Maurice, pittore, che la ospita per quasi due mesi nel suo appartamento e la porta nella casa di Picasso, con il quale riesce a parlare. “È stato un miracolo che abbia avuto quei cinque minuti da dedicarmi – spiega Dina con semplicità – si è avvicinato, mi ha incoraggiato a continuare e mi ha scompigliato i capelli. Tutto qua. Però non gli ho fatto vedere i miei lavori, avevo paura”. Da quel momento di strada ne ha fatta, esplorando e riproponendo varie tecniche di pittura, sempre dando la sua impronta personale. Oltre alle numerose mostre e ai premi ricevuti nell’Isola, in Italia e nel mondo (New York, Caracas, Hong Kong e non solo), nel 2000 viene riconosciuta come la caposcuola della pittura Fluttuista, stile basato sulla linea, sul movimento, sulla sinuosità, e in particolare sull’attento studio sul colore (alcune delle opere sono visibili sul sito http://www.dinapala.it/). I soggetti raffigurati sono spesso persone (che incarnano sentimenti, anche i più impetuosi, come la rabbia e il dolore), cavalli, scene di vite contadina, il corpo umano e in particolare le mani, che l’artista studia in continuazione. I suoi quadri trasmettono emozioni: gioia, tristezza, armonia. “Bisogna essere coscienti di cosa si vuole comunicare con la propria arte. Una volta ho visto un quadro: l’autore non sapeva spiegarne il significato e lasciava l’interpretazione allo spettatore. Per me quello era una crosta!”. Dina conclude spiegando che all’estero o in Italia, e in particolare nelle città d’arte, avrebbe molte più possibilità di continuare a far conoscere i suoi lavori ed essere apprezzata, ma è troppo attaccata alla sua terra e al suo paese, Terralba: a volte luogo ingrato, ma pur sempre casa.

 * cagliari.globalist.it

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