AUNDI SEUS ANDENDI? DALLA CRISI DEI PARTITI ALLA CRISI DEGLI ELETTORI


di Piero Marcialis

La febbre sta salendo. Le elezioni regionali sono l’emergenza più sentita, non ancora sulla bocca di tutti, ma nella testa sì. Tutti sognano di fare il Presidente della Regione o almeno il consigliere. Qualcuno lo ha già detto, qualcuno già si sente vicino al traguardo. Siamo al Trionfo della Vanità, all’anteporre la gioia effimera per un titolo falsamente onorifico alla bellezza di vivere l’avventura storica di liberare un popolo dalle sue catene. Cappellacci fa di mani e di piedi per arrivarci: commissaria province, corre a tutti i microfoni, canta la canzone della zona franca, dice che ha resuscitato Sant’Elia… Michela Murgia decide il 3 di agosto. Certo, fosse da scegliere tra questi due, il mio voto andrebbe sicuro a Michela Murgia. Ma la lista è più lunga. Più forte sarebbe Renato Soru, ma non sembra che lui si senta forte. Allora c’è Francesca Barracciu, ma si oppone Deriu di Nuoro (per non dir di Lai e di altri ancora). Certo, tra Deriu e Barracciu, sceglierei Barracciu. Ma tra Barracciu e Murgia? Murgia però dicono che non ha possibilità, un piccolo gruppo indipendentista il suo. Barracciu però è del Pd, un partito che s’è messo a governare con Berlusconi. E gli indipendentisti che dicono? E che dicono a sinistra? Ma chi è la sinistra? Il Pd che sta col Pdl? Al massimo sarebbe centro. Sinistra sarebbe Sel, ma se va col Pd? Allora sinistra è chi non va con nessuno? Il Movimento 5 Stelle? Rifondazione? E l’Idv che fine ha fatto? E Ingroia? E Rossomori? È sinistra? È indipendentista? Tutt’e due? Sovranista, dicono. Gesùmmaria… Meno male che anche dall’altra parte c’è poco da ridere. Cappellacci non piace a tutti. C’è Mauro Pili che fa concorrenza. E il Pdl è centro o è destra? Non è Oppi il centro? O il centro vero è il Psd’Az? Eh, il Psd’Az è furbo, ora qui, ora là, dove meglio se po’ magna’. In conclusione: ma che cosa vogliono i sardi? Il cambiamento? Tipo pasticcio di Roma? Cinque anni a denunciare Cappellacci e infine ce lo sposiamo? L’unità della sinistra? Con chi? Con chi non ne vuole sapere o con chi “siete tutti di destra, tranne me”? L’unità dei sovranisti? Che cosa sarebbe? Un pezzo di Pd e Sel, Rossomori, Indipendentisti (quelli buoni, poi si vede), Idv, Rifondazione, Azione Civile, ecc. ecc.? Mandare via tutti? Maggioranza assoluta al Movimento 5 Stelle? Oppure maggioranza assoluta agli indipendentisti (se uniti) con in più i movimenti (pastori, artigiani, commercianti, ecc.) ma, sia chiaro, senza “italiani”? C’è da perdere la speranza nel vedere che questo popolo non riesce a trovare una sua via, a riconoscersi in un programma, a voler collaborare con sé stesso. Perduti tra mille proposizioni, incantati da futile propaganda, chiusi negli angoli della subalternità, questuanti nei corridoi del Palazzo, oppure ribelli fiduciosi nelle guide che li fanno vagare di qua e di là, per sentieri sperduti che non si incontrano mai. Un popolo che non trova i suoi intellettuali organici, quelli che danno voce ai problemi della gente, uomini di grandi ambizioni, non quelle piccole di leader che perdono il sonno, sognando ad occhi aperti un posto all’ombra della falsa saggezza, saggezza che divide e non unisce, l’antico motto dell’egoismo sardo “budda beni sa pingiada mia”, che sembra sopravvivere a sinistra e a destra. Tanti bravi sardi, amano la Sardegna, ma non amano i sardi. Siamo certamente una nazione, ma forse non siamo ancora un popolo.

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