(T)ESSERE INSIEME 2013: CHIARA VIGO A PETTINENGO PER UNIRE SARDI E PIEMONTESI

 
di Simmaco Cabiddu

La Festa sarda “Sa Die de sa Sardigna”, iniziata a Pettinengo venerdì 14 giugno, ha visto la presenza di Chiara Vigo, proveniente da Sant’Antioco (Carbonia Iglesias), invitata dall’Associazione Piccola Fata e Pace Futuro. L’Oratorio di San Grato d’Aosta e Sant’Eusebio da Cagliari di Canton Gurgo non è riuscito a contenere il numerosissimo pubblico richiamato dalla fama del Maestro di bisso, unico al mondo a raccogliere ancora la preziosissima fibra tessile animale nei fondali a Sud-Ovest della Sardegna. Pettinengo in festa ha accolto l’Isolana indossando gli abiti tradizionali della festa. Tanti i bambini presenti, vestiti nelle elegantissime locali fogge alpine. Sull’altare una tovaglia di lino con ricami di genzianelle e, nei vasi, fiori veri provenienti dai giardini del rione. Così la settima edizione di “(T)essere insieme 2013”, “La terra e il mare, intrecci di canapa e bisso”, ha unito trama e ordito con la diciannovesima edizione della Festa del Popolo sardo. “Io sono una donna acqua – ha esordito Chiara Vigo – e sono venuta dalla Sardegna perché Pettinengo diventi una delle fonti di energia che guidano il mondo”. Come un’antica sacerdotessa, Chiara Vigo è entrata in chiesa cantando il “Deus ti salvet Maria”, subito seguita dalle voci dei Sardi presenti, che l’hanno accompagnata alla balaustra in un suggestivo fuori programma di preghiera e devozione. “Il bisso – ha affermato – è la fibra impiegata per confezionare i lembi del mantello di Aronne, la cintura, la tunica e il pettorale. Di bisso era l’abito di Salomone e il mantello di suo padre Davide. Il bisso non si compra e non si vende. Può solo essere regalato o ricevuto in dono”. Dopo le presentazioni di rito – introdotte dal parroco don Ferdinando Gallu e dall’archeologo Marco Tonon, professore emerito dell’Ateneo patavino, i saluti di Lucio Zanellato, presidente di “Piccola Fata” e di Battista Saiu, presidente di “Su Nuraghe” – un vero e proprio recital con colpi di scena e affermazioni forti: “La pinna nobilis, la grande conchiglia, alta fino a 150 cm, da cui si ricava il biss  al formarsi della  luna nuova del  mese di maggio, va tutelata e salvata dalla pesca a strascico. Se un peschereccio pratica questa tecnica vietata nei nostri fondali, ‘tac’, prima recido le cime delle reti e poi faccio le denunce delle imbarcazioni illegali”. Ha intonato canti antichi ritmando la cardatura manuale del bisso, filato davanti a tutti con un piccolo fuso di legno, “la mia bacchetta magica”, ha affermato. Il primo filo ottenuto, ritorto a due capi, è stato legato al dito del sindaco Vincenzo Amoruso e di Lucio Zanellato, presidente di “Piccola Fata” impegnandoli per il bene del paese; da parte sua, la disponibilità a trasferire ed esporre le preziosissime e rare tele di bisso custodite nel piccolo museo di Sant’Antioco, in favore di Pettinengo. Per i bambini uno specialissimo rituale con la promessa di tessere col bisso