INTERVISTA A CLAUDIA SARRITZU, AUTRICE DEL LIBRO "LA SARDEGNA E' UN'ALTRA COSA": UN VIAGGIO GIORNALISTICO NELL'ISOLA DELLA CRISI

Claudia Sarritzu alla presentazione del suo libro al Salone Internazionale del Libro di Torino


di Massimiliano Perlato

E’ uscito il libro “La Sardegna è un’altra cosa” (Ethos Edizioni), il cui titolo evoca una bella descrizione che D.H. Lawrence aveva dato dell’isola, ha l’ambizione di proporsi come un reportage giornalistico e allo stesso tempo come un romanzo di una generazione. L’autrice Claudia Sarritzu, attingendo a un ricco materiale raccolto in quattro anni di cronache e di servizi per la radio, ci fa conoscere da molto vicino i paesaggi e i volti di una crisi che sembra non avere mai fine. Il suo modo di porsi di fronte a chi soffre per le conseguenze drammatiche della mancanza di lavoro e di prospettive non è certo neutro ma di condivisione, grazie anche a uno stile colloquiale e semplice. Ma soprattutto accessibile a tutti, dalla nonna di un paese dell’interno al giovane che non legge il giornale tutte le mattine, attraverso interviste a studiosi e semplici protagonisti della crisi. Lo scopo è anche quello di individuare le possibili risposte che il mondo delle imprese e della politica dovrebbe dare ai giovani per offrire loro un futuro all’altezza delle proprie legittime aspirazioni e per ricomporre un tessuto sociale oggi sempre più allo stremo delle forze.

Claudia Sarritzu è nata a Cagliari nel 1986. Oltre ad aver collaborato come inviata e conduttrice con due radio, ha scritto per varie testate sarde, mentre a livello nazionale ha collaborato con “L’Espresso” e con “Globalist syndication.” Ha vinto il Premio letterario Città di Cagliari nel 2010 con un romanzo inedito. Ha pubblicato due libri: “Il maestrale in testa” con il gruppo “Espresso” e “Volti Parole” con l’associazione “PadPad Revolution”. Oggi dirige e coordina il giornale locale online “Cagliari.globalist”.

Claudia, il titolo è bello ma il sottotitolo non è da meno. “Viaggio giornalistico nell’isola della crisi”, perché i giornalisti nell’epoca di internet vanno ancora in giro a scovare storie? Questa domanda ironica mi piace molto. Mi fa esprimere esattamente quello che penso sulla trasformazione della professione negli ultimi anni. Oramai conta più la velocità di uscita di una news rispetto al suo approfondimento. Su Cagliari.globalist cerchiamo di realizzare un compromesso fra queste due esigenze, facciamo spesso scrivere e raccontare i protagonisti delle vicende, un punto di vista soggettivo allegato alla notizia fredda e breve. Nel libro invece sono stata libera di fare la giornalista vecchio stile, prendermi il tempo necessario per fare le interviste, per incontrare i personaggi, per scovare le storie come dici tu, e per tessere la trama di una guerra che dura sei anni e viene combattuta dai lavoratori di una terra, la Sardegna, umiliata. Il mio poi è stato un viaggio anche personale, autobiografico e introspettivo. Mi sono chiesta dopo alcuni anni se amavo questo mestiere ancora come il primo giorno, devo dire che ho capito di amarlo di più e questo è un bene in un’epoca di sogni infranti.

Nel libro parli di amore, di quanto sia importante innamorarsi delle cose che si fanno. Non solo, parlo di quanto sia importante per un giornalista innamorarsi delle cose che si raccontano. Non avrei potuto scrivere questo saggio se non fossi innamorata della mia isola. Se devo essere sintetica e sincera questo libro ha due grandi parole chiave intorno a cui tutto gira: una è l’amore come hai detto tu, l’altra è la parola Restare. Non è un verbo qualunque, si tratta di una scelta coraggiosa, forte, di quelle che stravolgono la vita. Restare per trovare le risposte per cambiare il destino di un popolo. Riavvolgere il nastro della storia e tentare di dare un futuro di speranza a noi abitanti di questa Regione autonoma, che è autonoma solo quando deve sbrigarsi da sola:l’inquinamento, il malessere sociale, una popolazione anziana enorme e priva di una corrispondente forza giovane che possa contribuire al welfare. Restare perché siamo come i panda in via d’estinzione, e io non ci sto! Perché dovremmo rinunciare a vivere in un posto così bello perché non abbiamo la forza di provare a cambiare le cose qui?

E come si cambiano le cose? Facendo squadra fra sardi, smettendola di invidiarci fra di noi. Io l’ho vissuta nella mia piccola e insignificante esperienza di praticante giornalista. C’è più gente che ti vuole vedere fallita che vincente. L’invidia è per eccellenza il riconoscimento di inferiorità di se stessi, e ho scoperto in questo viaggio che ci sono parecchi sardi che preferiscono uno straniero in patria a sfruttargli l’orto di casa rispetto a un proprio conterraneo realizzato. Nel libro intervisto agricoltori e pescatori che invocano la parola alleanza, sinergia. Da questa crisi ne usciamo insieme se le energie migliori hanno la possibilità di competere e di farsi valere nei luoghi di potere. Invece continuiamo ad allevare incompetenti solo perché nella mentalità di troppi lo spirito massone li porta a preferire sempre il conoscente, il figlio di. Stiamo perdendo giovani, questo libro è per loro, per chiedergli di restare a cambiare questa mentalità suicida.

Racconti quindi non solo chi ha “perso” durante la crisi? Assolutamente sì, racconto anche chi con grandi difficoltà ce la sta facendo. È un libro che non si piange addosso, ma che dà speranza e tenta di incoraggiare, spero. Diciamo che tento di portare la mia follia di sarda che non vuole fare le valige e cerco di contagiare una intera generazione. Lo so sono affetta da grandi ambizioni. Nel libro c’è anche una parte dove ci sei tu e Tottus in Pari, infatti mi rivolgo anche a chi un giorno vuole tornare. Vorrei questo libro fosse un abbraccio, ecco sì, delle braccia aperte che accolgano.

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2 commenti

  1. Ile Muttley Atzori

    Splendida intervista….mi piace lo stile di Claudia, e adesso mi piace anche sapere che, come me, ha scelto di restare e provare a cambiare ciò che non va bene….spero che questo libro venga letto e capito da quante più persone possibile!

  2. Elisa Sodde (Noale)

    Anche l’uscita di questo libro non era certo passata inosservata! Non appena avrò la possibilità di leggerlo potremo anche parlare di quando e come mettere in programma la sua presentazione … ovvero, come al solito per noi, in modo un po’ creativo … se l’autrice – Claudia Sarritzu – sarà d’accordo. 😉

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