SARDEGNA IN PRIMA VISIONE: L'IMPEGNO DELLA FEDERAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI SARDE IN ITALIA PER LA PROMOZIONE DEI FILM ISOLANI


di Bruno Culeddu

La FASI concorre  alla diffusione della cinematografia sarda attraverso la formidabile rete dei suoi 70 Circoli degli emigrati sardi diffusi nella penisola. Promuovere il cinema sardo rientra tra gli scopi istituzionali della FASI e dei suoi Circoli poiché significa far conoscere fuori dell’isola un’espressione artistica che rappresenta un veicolo di formazione e di crescita culturale, sociale ed economica, caratterizzato dal non trascurabile vantaggio di durare nel tempo in virtù della  penetrante incidenza che la “settima arte” ha nell’immaginario popolare. Questa “missione” è favorita da una generazione di registi che stanno proponendo voci e immagini non convenzionali  della Sardegna con opere diversificate per temi,  per linguaggio espressivo e per intenti estetici ma che vivono  tutte di  un  diretto legame con la cruda realtà dei problemi, delle contraddizioni, e anche della lingua che connotano il territorio e l’identità regionale.  Queste opere “made in Sardinia” si sono imposte all’attenzione del pubblico e della critica dando la sensazione di una “Nouvelle Vague” sarda.  Il sorprendente  movimento cinematografico ha portato alle luci della  ribalta tanti registi che qui vogliamo  elencare in rigoroso ordine alfabetico, scusandoci per eventuali, involontarie omissioni: Marina Anedda, Bonifacio Angius, Gianfranco Cabiddu, Giuseppe Casu, Giovanni Columbu,  Simone Contu, Marco De Murtas, Antonello Grimaldi, Davide Manuli, Peter Marcias, Fabrizio Marrocu, Salvatore Mereu, Andrea Mura, Fabio Mureddu, Sergio Naitza, Giuliano Oppes, Christiano Pahler, Enrico Pau, Roberto Pili, Enrico Pitzianti, Alessandro Sanna, Piero Sanna, Stefano Schirru,  Massimo Spano, Paolo Zucca.  A ciascuno di questi artisti daremo, con pari impegno e passione, tutto il nostro sostegno, e per tutti metteremo a disposizione la forza organizzativa della rete dei Circoli FASI nella consapevolezza che promuovere la diffusione delle loro opere cinematografiche può solo apportare ricadute positive a  favore dell’immagine (intesa nel significato più ampio) della nostra Isola.  Che questo sia  veramente un momento felice per il cinema sardo è immediatamente riscontrabile. Nonostante i problemi legati alla distribuzione, in questi giorni si sono affacciati sugli schermi nazionali ben sette film col marchio “Sardegna” che hanno suscitato l’unanime apprezzamento della critica  ed un forte interesse negli appassionati.
Si tratta di “Bellas Mariposas”, di Salvatore Mereu, film “tracimante di colori e immagini, una ballata neorealistica” (Paola Casella), ispirato all’omonimo  romanzo di Sergio Atzeni; “Su Re”, di Giovanni Columbu, “poesia sacra e fortemente radicata nella voce della natura, alla maniera di Pasolini e Bresson” (Marzia Gandolfi); “Treulababbu”, di Simone Contu, “un’esperienza nuova e originale nel panorama del cinema regionale sardo” (Claudia Carta); “Dimmi che destino avrò”, di Peter Marcias, “un dramma che affronta, con tocco di realismo magico, il tema spinoso e attuale della diversità culturale” (Mariano Cappi); “La leggenda di Kaspar Hauser”, di Davide Manuli, “in Rete è già culto, e all’estero ha conquistato pubblico e cr