INTERVISTA A NANNI ROCCA EREDE DI UNA FAMIGLIA DI ARGENTIERI PROVENIENTI DA GAVOI


di Gian Piero Pinna

Quella dei Rocca è una dinastia di argentieri che vengono da lontano, nei primi dell’800, un avo di Nanni Rocca, a Gavoi, esercitava la professione di notaio e viveva nella parte più segreta e antica del paese, a Sa Corte manna, ma sono due donne, Annesa e Zuannica, con padre di Nanni, Luisu, che inaugurano la tradizione di famiglia di argentieri che continua ancora oggi. A Sa Corte manna, il mantice a manovella, per anni soffia ininterrottamente sulle braci di carbone, preparato a Sa Matta con legno di erica, che serviva per fondere l’argento, di cui era ricco il sottosuolo sardo.

Da anni Nanni Rocca si è trasferito ad Oristano e i suoi successi artistici non si contano più. L’ultimo suo lavoro è di pochi giorni fa, quando gli è stata commissionata l’aureola che adora la Madonna di Fatima, donata alla Chiesa arborense da un’anonima benefattrice e benedetta da Monsignor Ignazio Sanna, in una suggestiva cerimonia tenutasi in Cattedrale il 12 maggio scorso.

Chiediamo a Nanni Rocca, come ha proceduto nella progettazione del sacro oggetto che ha realizzato nel su laboratorio.

“La Sardegna, la sua cultura e le sue tradizioni, hanno da sempre costituito un punto di riferimento fermo e fonte di spunto notevole per la mia professione di orafo. La passione che ho ereditato dai miei avi, orafi anch’essi e che sto trasmettendo ai miei figli, mi ha portato, nel corso degli anni, ad effettuare ricerche e studi sempre più approfonditi su ciò che l’arte orafa ha rappresentato in termini di tradizione e di cultura, ma anche come manifestazione di sacralità e devozione. Le conoscenze finora acquisite mi hanno pertanto permesso di riprodurre fedelmente molteplici gioielli, tutti rigorosamente artigianali e con propria collocazione storico-territoriale e anche con l’Aureola della Madonna di Fatima, me ne sono servito, infatti ho riprodotto dodici roselline con una pietra dura che già avevo utilizzato per il rosario donato a Papa Giovanni  XXIII. Realizzare quel gioiello per me è stata una grande emozione, ancora più forte, quando sua eccellenza Monsignor Sanna, durante la cerimonia in Cattedrale, mi ha chiamato per aiutarlo a sistemare l’aureola sul capo della Vergine”.

Che cosa stai preparando per i prossimi mesi?

“Dopo l’evento culturale che si è tenuto al Palagio di Parte Guelfa a Firenze, nel settembre scorso, con la mostra “Prendas contra s’ogu malu”, per rappresentare il “Sacro e il profano” esistente in molti strati sociali dell’Isola, che ha riscosso un notevole successo anche tra i miei colleghi orafi fiorentini, che mi hanno subissato di domande, ho ricevuto la proposta di portare una parte della collezione di gioielli esposti nella capitale toscana, per allestire una mostra in Francia, in occasione di un gemellaggio tra Ittiri, paese d’origine di mia madre e Amnéville, ricca cittadina termale e turistica francese di 10.181 abitanti, situata nel dipartimento della Mosella, nella regione della Lorena”.

Di cosa si compone la tua mostra?

“In effetti, la mostra, Prendas contra s’ogu malu”, percorre tutta la storia degli amuleti sardi, in quanto ho raccolto una collezione alquanto vasta di gioielli, realizzati interamente a mano, in argento, oro e con e con incastonature di ossidiana, granato, corallo, etc. In Francia, porterò anche un’esposizione di antiche attrezzature orafe, risalenti alla fine del 1800, utilizzate dalla mia famiglia Rocca”.

Progetti per Oristano?

 Per Oristano, ho in mente di organizzare una mostra dove saranno esposti tutti i principali ornamenti preziosi sacri dei sardi. L’ideale sarebbe organizzarla all’interno di una chiesa e ho già un’idea in proposito. L’esposizione si chiamerà “Rosarios e nudeos”: ogni gioiello, sarà opportunamente documentato sia sotto il profilo storico, sia sotto il profilo dell’uso a cui era destinato, offrendo uno spaccato reale delle tradizioni e delle antiche simbologie sarde. È una mostra che ho portato anche da altre parti e gli apprezzamenti che ho avuto, mi ha convinto che esportare e porre a confronto con altri popoli, l’insieme degli oggetti della nostra arte orafa, possa essere un modo concreto per valorizzare maggiormente gli aspetti culturali e la tradizione sarda, contribuendo con ciò a dare maggior visibilità e considerazione a tutti i nostri conterranei che risiedono e lavorano lontano dalla propria terra”.

Come nasce l’arte orafa sarda: era per ricchi, o per tutti?

“Le pietre semipreziose della nostra terra: diaspri, corniole, geodi, ossidiane, erano in pochi a potersele permettere, allora l’estro e la fantasia degli orafi, aiutava i committenti più poveri e il modesto vetro, colorato con ossidi, veniva trasformato come per magia e la natura forniva conchiglie, denti e zanne. Metalli senza valore, venivano argentati e chi li riceveva li esibiva con la stessa fierezza di chi ostentava costosi gioielli.

Come inizia l’avventura dei Rocca “argentieri” e quali sono i gioielli più significativi che escono dalla loro bottega?

“Si può dire che dalla bottega dei Rocca, escono i più significativi gioielli della nostra tradizione, come: ispuligadentes, canzos de prata, guttones e guttonedos, aneddos lados e aneddos a perlinas, pendilinzones e nuscheras, orechinas, rosarios, sebezes e puleos, oggetti di devozione, d’ornamento, amuleti. Sono tutti oggetti che nascono da un’arte paziente e raffinata, con un percorso che parte da Gavoi e che proseguea a Ollolai, Tonara, Desulo, Busachi, Mamoiada, Ovodda, Bono, Sarule, Nuoro, Sassari e tanti altri centri. Erano gioielli che accompagnavano la vita dei nostri progenitori, in particolare delle donne, ne scandivano l’esistenza, regalando qualche attimo di gioia e che tramandavano da una generazione all’altra. Dall’umile opercolo di murice incastonato in argento, sa Perda de s’ogu, che proteggeva i bambini dal malocchio, ai doni del fidanzamento, del matrimonio: sos donos, che ornavano le donne nei giorni di festa”.

Questa è l’avventura di un artigianato nobile e secolare, che Nanni Rocca, ha ereditato dai suoi avi, ma non si è fermato qui e nel suo laboratorio di Oristano, riproduce, rielabora e reinventa i motivi della nostra tradizione. L’esposizione all’interno del suo laboratorio, raccoglie un’ampia retrospettiva dei suoi splendidi manufatti, che si trovano esposti anche a New York, Ginevra, El Cairo, Firenze, Savona, Milano, Cagliari, Porto Cervo, Serravalle Scrivia e tanti altri centri.

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