A PAVIA, OTTIMI ESITI QUALITATIVI E QUANTITATIVI PER "SA DIE DE SA SARDIGNA" DEI CIRCOLI SARDI DELLA LOMBARDIA

Nell'Aula Foscoliana dell'Università di Pavia, da sinistra: Francesca Pau, Gesuino Piga, Paolo Pulina, assessore Francesco Brendolise

di Paolo Pulina

Assistite – fin oltre le previsioni – dal bel tempo, le due giornate a Pavia dell’ “orgoglio sardo” (come ha titolato in un ampio articolo il quotidiano locale “La Provincia Pavese”) si sono svolte con notevole successo di adesioni e con grande soddisfazione dei partecipanti.

Ma andiamo con ordine. Quest’anno (sabato 4 e domenica 5 maggio) sono spettati al Circolo culturale sardo “Logudoro” di Pavia, presieduto da Gesuino Piga, l’onore e l’onere di organizzare l’annuale appuntamento, che si ripete quasi ininterrottamente dal 2003 (ha “saltato” solo l’anno 2007), della  celebrazione unitaria de “Sa Die de sa Sardigna” (Festa del Popolo Sardo, che vuole ricordare il 28 aprile 1794, giorno in cui avvenne la temporanea cacciata dei Piemontesi dalla Sardegna ad opera del popolo cagliaritano) da parte dei venti Circoli della Circoscrizione Centro/Nord–Lombardia (di cui è coordinatore Antonello Argiolas) dei Circoli sardi della Federazione delle Associazioni Sarde in Italia (FASI), in collaborazione con l’Assessorato del Lavoro, Formazione professionale, Cooperazione e Sicurezza sociale della Regione Autonoma della Sardegna. Per la memoria storica, nell’occasione,  sono state stampate in tipografia alcune centinaia di copie del giornale on line “Tottus in Pari” diretto da Massimiliano Perlato con il programma 2013 e con il resoconto dettagliato di ciascuna delle manifestazioni dal 2008 al 2012.

Ecco come i responsabili dei due organismi sociali organizzatori della “due giorni pavese” hanno sintetizzato le finalità della manifestazione: «1) Riunire i sardi non residenti intorno alla propria bandiera nello spirito dell’Autonomia auspicata dai nostri Padri e conseguita con lotte e sacrifici;  2) affermare che la Sardegna, nonostante l’isolamento, e non solo fisico, si vanta di  essere una parte importante della nazione italiana, avendo contribuito a crearla attraverso la rinuncia alla propria indipendenza di Regno  Sardo e con la partecipazione attiva alle battaglie risorgimentali, l’ultima delle quali, la Prima Guerra Mondiale, costò un contributo di valore e di sangue che rimase ineguagliato;  3) dimostrare gratitudine alla Terra di Lombardia che ha accolto i sardi che fuggivano davanti alla fame e  alla disperazione offrendo loro una sicurezza che è stata ricambiata con tenacia e laboriosità  e con l’impegno e la dedizione  che hanno concorso a fare della Lombardia  la più operante e ricca regione italiana; 4) rivendicare, nel nome dei vincoli che si sono stabiliti fra sardi e lombardi, tanto che i primi si sentono lombardi a pieno titolo, una amorevole e fattiva solidale attenzione che consenta all’Isola di superare un rinnovato isolamento in cui rischia di cadere per la sfortunata e malevola contingenza che la minaccia».

Rispetto alle edizioni precedenti de “Sa Die” in Lombardia, che in passato hanno visto concentrati in un solo giorno di domenica la visita alla scoperta della città di volta in volta ospitante, il convegno culturale, la messa, il pranzo, lo spettacolo pomeridiano, quest’anno – anche per una motivazione contingente di cui si dirà tra un attimo – la giornata di sabato è stata dedicata al convegno culturale e a uno spettacolo musicale serale per i giovani così da consentire, la domenica, una più tranquilla visita guidata (e sufficientemente dimostrativa) alle bellezze monumentali e storico-artistiche della città.

Nel pomeriggio di sabato 4 maggio, si è tenuto quindi, presso la storica Aula Foscoliana dell’Università degli Studi di Pavia, l’annunciato convegno dal titolo “Anche la rivolta popolare del 28 aprile 1794 alla base della concezione di Autonomia e Federalismo dei teorici e politici sardi Giovanni Battista Tuveri e Giorgio Asproni” (secondo le linee di un progetto selezionato – in seguito alle risultanze di un bando  sull’argomento –  dall’ Assessorato della Pubblica Istruzione e Beni Culturali della Regione Autonoma della Sardegna: i materiali di pubblicizzazione dell’iniziativa, oltre che in italiano, sono stati  redatti anche in sardo in accordo con gli intendimenti specifici della Regione Sardegna e con la finalità dei Circoli degli emigrati sardi di tutelare e valorizzare il primo segno di identità culturale di un popolo: la lingua madre).

Dopo l’apertura dei lavori da parte di Gesuino Piga, presidente del Circolo “Logudoro”, le autorità presenti (il prefetto Giuseppa Peg Strano e l’assessore provinciale alle Politiche per la coesione sociale, Francesco Brendolise) hanno portato il loro saluto. Il compiacimento della FASI per l’iniziativa è stato espresso dal presidente emerito Filippo Soggiu.

Piga ha quindi dato lettura di un articolato messaggio – contenente una rapida nota storica sui fatti del 28 aprile 1794 e «il sincero e affettuoso saluto al Circolo di Pavia impegnato in una manifestazione celebrativa particolarmente importante in quanto volta a conservare la memoria di un grande evento del nostro passato» – pervenuto dal nuovo Assessore del  Lavoro, Formazione professionale, Cooperazione e Sicurezza sociale della Regione Sardegna, Mariano Ignazio Contu, impossibilitato ad essere fisicamente presente a Pavia.

Sono seguiti, esposti oltre che in italiano anche nella variante campidanese (Gesuino Piga) e logudorese (Paolo Pulina) della lingua sarda, alcuni appunti di rievocazione storica degli avvenimenti del triennio rivoluzionario sardo (1794-1796); delle cause della sollevazione del 28 aprile 1794; dei moti antifeudali; del ruolo di Giommaria Angioy.

La relazione centrale “I concetti di Autonomia e di Federalismo come sono stati  insegnati da G. B. Tuveri e da Giorgio Asproni” è stata sviluppata da Francesca Pau dell’Università “La Sapienza” – Roma, autrice del recente  volume “Un oppositore democratico negli anni della Destra Storica: Giorgio Asproni  parlamentare (1848-1876)”.

Diamo conto  di questo interessante contributo con le parole di un abstract redatto dalla stessa relatrice.

«Giovanni Battista Tuveri (Forru, oggi Collinas, 1815- 1887), l’uomo del Pensiero, e Giorgio Asproni (Bitti, Nuoro, 1808-Roma 1876), l’uomo dell’Azione, pur con temperamenti e percorsi di vita differenti, si trovarono concordi nei rimedi da opporre alla disfunzione del sistema unitario, il pernicioso centralismo.  La soluzione federalista di Tuveri e Asproni ebbe il suo fondamento in una valutazione antropologica sociale: l’uomo viene concepito come “persona”, ossia socraticamente un’unità originaria d’individualità e socialità, detentore di diritti naturali costitutivi della sua realtà ontologica, anteriori alla formazione di ogni società politica, rappresenta un valore per se stesso, il primo in ordine di rilevanza cui tutti gli altri vanno riferiti. Il diritto naturale deve essere pertanto elemento sostanziale e fondante di qualsiasi ordinamento. Se si pretende di ridurre tutto il federalismo al concetto di Stato federale, se si ignora il carattere della società nella quale esso può  funzionare e mantenersi non si ottiene nemmeno una coscienza adeguata del  medesimo. In questo presupposto concettuale più generale, il federalismo e l’autonomia appaiono nel loro pensiero non solo una questione d’istituzioni democratiche, che coinvolgono immediatamente la natura dello Stato, ma precipuamente una questione di classe dirigente, la possibilità che esse riescano ad avvicinarsi alla concretezza storica e sociale delle diverse situazioni che caratterizzano il Paese.  Il mondo della natura, pur con le sue leggi postulate, non costituisce di per sé una realtà dialettica, è necessaria la presenza  di mondi coscienziali. Questo elemento indispensabile si realizza in entrambi attraverso un’istruzione politica avente spessore educativo che possa indirizzare l’individuo verso la libertà. Coessenziale a questa intima realtà, il conformarsi, nel rispetto delle specificità, delle istituzioni come mondo fenomenico alla essenza delle cose.  Da qui la valorizzazione in entrambi della Costituzione sostanziale che presuppone la lealtà morale e culturale a certi valori. Oltre all’elemento soggettivo della consapevolezza, indispensabile in entrambi  il riconoscimento oggettivo attraverso l’applicazione della legge Giusta».

Dopo la relazione della dott.ssa Pau è intervenuto il sindaco di Pavia,  Alessandro Cattaneo, che ha manifestato l’apprezzamento dell’amministrazione comunale per la continuità e il rigore delle iniziative culturali del Circolo “Logudoro” e che ha ribadito un concetto che gli è caro: la comunità sarda è una dimostrazione di come si può arricchire la tessitura dei fili sociali che si intrecciano in città, in pratica la convivenza civile, senza disperdere o “annacquare” la propria cultura identitaria di provenienza. 

L’assessore Brendolise e il sindaco Cattaneo hanno poi consegnato i premi (meritati a seguito della partecipazione a un concorso nazionale della FASI sulla cultura sarda rivolto ai figli e ai nipoti degli emigrati sardi) rispettivamente a Sasha Cilla (i cui  nonni, Antonio Maria e Domenica, sono entrambi originari di Bono) e a Gaia Malinverni. Gaia, che dai nonni anch’essi bonesi (Antioca Sotgia e Gavino Ganzu: quest’ultimo – Bono 1933- Pavia, 2007 – è stato uno storico fondatore e dirigente del Circolo “Logudoro”) ha imparato a parlare e non solo a comprendere la lingua sarda, ha poi letto alcune ottave dell’inno “Su patriota sardu a sos feudatarios”, noto anche come “la Marsigliese sarda”, composto dal magistrato ozierese Francesco Ignazio Mannu (1758-1839) tra la fine del 1795 e gli inizi del 1796.

Personalmente, in doverosa memoria dell’operaio-poeta bonese-pavese recentemente scomparso a 90 anni, Costantino Bussu, ho letto alcune delle quasi cento ottave in limba pubblicate nel suo volume  “Giovanni Maria Angioy, vittima di patriottismo” (2005),  attraverso le quali Bussu ha ripercorso le imprese dell’illustre compaesano  Giovanni Maria Angioy (Bono, 1751 – Parigi,1808), eroe popolare della rivolta antipiemontese del triennio rivoluzionario sardo, 1794-1796.

Chiusi i lavori del convegno (che ha avuto come uditori numerosi soci del “Logudoro” ma anche presidenti e soci di altri Circoli FASI della Lombardia: Brescia, Carnate, Milano, Parabiago, Saronno), dopo qualche ora di intervallo, si è passati dalle parole alla musica.

Alle ore 19.30, presso il Cortile del Caffè dell’Università di Pavia, per un intrattenimento organizzato dai Giovani dei Circoli FASI della Lombardia e del Circolo “Logudoro” di Pavia in collaborazione con Brincamus, si è avuta l’esibizione  dei cantautori sardi Alessio Longoni e Arau  (Antonello Cogoni).

E veniamo a domenica 5 maggio. Al mattino un bel sole ha accolto a Pavia le comitive provenienti, in pullman e in macchina, dalle altre città lombarde sedi di Circoli FASI. Così si sono potute svolgere le visite guidate, per gruppi, alla scoperta dei monumenti e dei beni storico-artistici della città, a conclusione delle quali  si è raggiunta la Chiesa di Santa Maria di Caravaggio, dove è avvenuta  la celebrazione della Messa “aperta” anche ai visitatori sardo-lombardi.

Tutti i partecipanti hanno poi raggiunto a piedi, per il pranzo, la vicina mensa universitaria di Via Bassi (i duecento commensali hanno apprezzato il  menù “alla sarda” fatto approntare dalla  direttrice: la sarda Erica Perinu). Oltre che un nuovo intervento  del sindaco Cattaneo sono  da registrare la presenza e il saluto del neo vice-sindaco (e assessore alla cultura) del Comune di Pavia, giovanissimo (è nato nel 1987), più giovane anche del sindaco (classe 1979). 

Nel dopo pranzo, presso il Teatro dei Salesiani, spettacolo con il coro “Sa Oghe de Su Coro” (“Meticci canterini di Sardegna e non”, ossia un coro stabile di canto sardo nella città di Milano diretto dal  maestro Pino Martini Obinu)  e con il gruppo folk “Ichnos”, di cui è responsabile Gonario Ultei.

Prima della partenza degli ospiti, a Pavia, secondo le previsioni meteorologiche (ma, per fortuna, molte ore dopo l’inizio che era stato previsto nei giorni precedenti), è arrivata la pioggia battente. Ma non ha inciso in nessun modo sugli ottimi risultati qualitativi e quantitativi della Festa del Popolo Sardo 2013 in Lombardia.  Questi esiti lusinghieri  sono motivo di grande soddisfazione per il presidente Piga e i suoi collaboratori, da mesi impegnati nella predisposizione di tutte le misure che potessero garantire la migliore riuscita  del complesso evento. Il bel tempo aiuta per le manifestazioni all’aperto, ma per il resto è solo la buona organizzazione che assicura i buoni effetti.

Nota finale. Le manifestazioni de “Sa Die” a Pavia, oltre che degli enti sardi citati,  hanno fruito del patrocinio del Comune, della Provincia, dell’Università degli Studi di Pavia  e dello IUSS (Istituto Universitario di Studi Superiori).

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