DAL SIOTTO ALLA CINA CON BBC, SONY E BARCLAYS: CAROLINA MELIS E L'ARTE NATA IN CASA INTORNO AL TELAIO DELLA MAMMA DANESE

Carolina Melis

di Maddalena Brunetti *

Designer, creativa, illustratrice, grafica ma anche artista e regista. Sfugge alle definizioni Carolina Melis che, con Maria Zanardi, ha firmato il cortometraggio “Le fiamme di Nule” una favola senza tempo, realizzata nel 2010. Poco più di sette minuti, prodotti dall’Isre – Istituto superiore regionale etnografico – per un bianco e nero, tessuto con le trame del sogno, che ha il sapore della Sardegna ma riesce a raccontare una storia senza confini, tanto universale quanto personale.

La storia. Il film parte da un concorso di tappeti a cui partecipano tre tessitrici di Nule. La prima stupisce tutti con la sua abilità tecnica, i disegni e la lavorazione sono di una precisione che incanta, la seconda punta tutto sulla creatività con un tappeto meraviglioso. La terza invece propone qualcosa di mai visto: offre una riflessione realizzando un tessuto non perfetto né particolarmente bello ma vivo proprio come il paese. “Il mio regalo per Nule è Nule stessa. Bella, sì, ma non perfetta. Armonica, sì, ma non sempre in sintonia. Amichevole sì, ma a volte litigiosa. Ordinata sì, ma a volte in confusione. Sono stata a guardare a noi tutti, come lavoriamo, come amiamo, come viviamo e anche se alcune delle mie forme non sono in forma e anche se alcuni dei miei colori si scontrano, siamo quel mix e questo è il mio dono” spiega la voce narrante nel riportare le frasi dell’ultima tessitrice mentre l’attrice che le dà il volto, riesce a far parlare le sue mani con una gestualità magnetica. “Si tratta di una favola – spiega Melis – è senza territorialità e senza riferimenti temporali. Ai miei studenti dello Ied (Istituto europeo di design, dove ha tenuto una serie di lezioni, ndr) ho chiesto quando, secondo loro, lo avessi girato. Mi hanno risposto negli anni Sessanta”, racconta divertita l’autrice del film che è nata nel 1975. Il film. L’idea del corto è nata da una gita a Nule, “e lì mi aveva fortemente colpito il silenzio che regna in paese. Una quiete interrotta solo dal rumore dei telai che lavorano continuamente”, spiega la regista. Ma a far scoccare la scintilla è stato l’incontro con una tessitrice, Eugenia Pinna, che le ha fatto conoscere il mondo della tessitura. Una scoperta che ha dato il via anche una serie di lavori come la mostra di tappeti – di cui lei ha disegnato trame e motivi – che ha allestito a Londra. L’esposizione ha avuto un notevole successo e da qui si sono avviate delle collaborazioni con la cooperativa tessile Su Marmuri di Ulassai e la cooperativa Su Trobasciu di Mogoro. Ma sui progetti in cantiere Melis non vuole svelare troppo “siamo ancora in una fase embrionale”, spiega anche se l’obiettivo sembra quello di riuscire a promuovere l’artigianato oltre i confini sardi. “Le fiamme di Nule è stato il mio primo lavoro sulla Sardegna ma poi ne sono nati altri”, precisa Carolina. “Si tratta di un omaggio, di certo non un documentario e questo mi ha permesso anche una grande liberà nella scelta degli attori e dei luoghi. Parte dall’isola e dalla competizione che si tiene a Nule ma racconta anche tanto di me, di tutti i miei percorsi. La prima tessitrice è una tecnica impeccabile, è in sostanza una designer. La seconda, romantica, è un’artista. La terza racconta una storia, è una critica o sociologa, e propone una riflessione. Parla di me e della divisione tra essere una bravissima designer, un’artista o spostarsi e fare l’opinionista. È un dilemma di molti creativi.

Artista o designer. Carolina preferisce evitare le etichette e spiega: “Senza voler fare comparazioni, ma se si pensa a William Morris si scopre che è stato un disegnatore di tessuti, un designer, un architetto e anche un poeta. Ci sono alcune persone che hanno la necessità di cambiare costantemente il loro punto di vista”. E ancora: “Quando mi sono trovata al bivio tra arte e design ho avuto l’occasione di riflettere sul fatto che una delle cose che più mi urtava dell’arte è quella sorta di pretesa di non finire le cose. Come se si richiedesse allo spettatore di concludere il lavoro, di fare quel passaggio in più.”. “La cosa peggiore per me è annoiare e forse anche per questo mi sono buttata più sul design: primo perché penso che ci sia un pubblico più sincero rispetto a quello dell’arte e poi perché mi sembra ci sia una sfida in più”. Dopo il film è nata la passione per i tappeti, che tra le sue mani diventano opere d’arte su tela. “In realtà cerco di capire come si fanno le cose, tento di padroneggiarne i codici. Con la tessitura è importante capire la logica dei fili, gli intrecci e i colori che funzionano, insomma è come nell’animazione: conoscere la tecnica ti aiuta ad avere le idee appropriate. E poi a me piace la precisione e faccio uscire solo le cose migliori”.

La trama. Con la passione per la tessitura però “è come se si fosse chiuso un cerchio. Io sono cresciuta con un telaio in casa: quello di mia madre”, spiega l’artista – di padre sardo, lo scrittore Chicco Melis, e mamma danese, l’artista Randi Hansen – racconta. “Quando ero piccola a casa nostra c’era un continuo via vai di artiste scandinave che usavano i tessuti e realizzavano opere decisamente sperimentali. Io non volevo fare quello che faceva lei ma di recente sono tornata ai tessuti. Anche se con un approccio completamente diverso: lei li faceva, io li disegno”. Opere che ha realizzato anche per Hermes e Ikea, solo per fare qualche esempio, “sono abituata a tenere in considerazione il fattore moda, che poi è l’arte nel tessile, e cerco di focalizzarmi sulle tendenze. E al mondo dei fili sente vicino anche quello dell’animazione, due universi solo apparentemente inconciliabili. Melis spiega: “Un lavoro che ho fatto per molto è la regia di film di animazione. Si tratta di una procedura lunghissima perché si procede fotogramma per fotogramma, per intenderci: sono 25 al secondo. La precisione è importante, si deve guardare al pixel che è vicino al punto da cucire. Insomma è un po’ come ricamare, ci vuole moltissima pazienza e l’immagine totale è data dai dettagli. Vanno create le griglie e poi i disegni, ed ecco perché forse con i tappeti mi sento a casa. Ma se fili e trame avevano il sapore di casa, il design, la regia e l’illustrazione sembrano avere come unico punto di partenza la danza. Il percorso da creativa è iniziato a Londra dove Carolina si era trasferita per studiare coreografia: “Il corso di laurea prevedeva piccole produzioni di cui dovevamo curare anche la pubblicità. I miei spettacoli erano di qualità media, forse anche medio-bassa – spiega ridendo – ma i miei poster erano stupendi. Sembravano proponessero produzioni hollywoodiane, tanto che la scuola li conservava. Lì ho imparato a usare i primi programmi e ho capito quanto conta la confezione. Certo il contenuto e fondamentale ma se manca un bel ‘poster’ rischia di non essere visto da nessuno”. Dopo una breve parentesi di lavoro per Tiscali “avevo saputo che cercavano grafici e mi sono proposta. Ma più di tanto non potevo fare e ho deciso di tornare in Inghilterra” dove si è iscritta a un corso di animazione e illustrazione “e da lì è stato un crescendo. Sono arrivati dei lavori pazzeschi come quelli per Mtv, perla Sony ola Bbc”. Tra gli ultimi lavori anche la campagna pubblicitaria della Volkswagen per il mercato della Cina dove si è fermata tre mesi assieme a un team di creativi. Per lei è arrivata anche la proposta di un lavoro importante in oriente ma ha rifiutato: “troppo lontano. Non sarei potuta tornare in Sardegna spesso come faccio adesso”. Internazionale sì, ma con un piede sempre sull’isola “perché la casa è una sola e la mia è qui a Cagliari”. Percorsi eclettici nati da una formazione eterogenea.

Biografia. Carolina è nata a Cagliari dove ha studiato fino al secondo anno di superiori. “Ma quando inizi con il piede giusto poi è più facile fare una maratona”, sottolinea la regista pensando alle scuole elementari, frequentate in via Falzarego e alla maestra Anna Maria Rachel “era bravissima. Ci faceva fare anche molte attività creative che generalmente sono considerate di secondo piano. Ci ha introdotti alla musica, al disegno riuscendo a creare un clima stupendo”. Terminate le Medie, si è iscritta al liceo classico “Siotto” e, dopo i primi due anni, ha deciso di trasferirsi a Trieste per diplomarsi al Collegio del Mondo Unito “una scuola internazionale dove conta molto, oltre al profilo accademico, anche quello personale”. Un istituto scovato grazie alla sorella maggiore che lo aveva frequentato prima di lei anche se in Galles, dove c’è un’altra sede. Successivamente si è spostata in Danimarca per dedicarsi all’arte e poi in Inghilterra dove si è iscritta al Dartington College of Arts per studiare danza e coreografia, e dopo animazione e illustrazione alla Central Saint Martins di Londra. Chiusa una parentesi con Mtv Europe, nel 2004 è entrata a far parte della casa di produzione Nexus come regista. Ha realizzato pubblicità per la televisione per clienti come Prada, la BBC, Sony, Barclays, e video musicali per Vladislav Delay, Metronomy, Colleen, Oh No Ono, Four Tet. Ha elaborato cortometraggi per Discovery Channel e Channel 4 ricevendo diversi premi e riconoscimenti tra cui una nomination per i British Television Craft Awards per  Hands, cortometraggio commissionato dal Consiglio d’Europa, e un Eurobest per la serie “Bbc three World”. Come illustratrice e designer, ha lavorato principalmente nel campo della pubblicità e della moda collaborando con firme importanti come Prada, Hermes e Sessun e riviste quali Vogue e Tank. Nel 2008 ha presentato a Hong Kong al Landmark la sua prima mostra di illustrazioni Precious Collection, una collaborazione con la rivista Tank e la casa di gioielli ForeverMark. I questi anni i suoi lavori sono stati esposti in contesti internazionali tra cui V&A Museum, British film institute, Uppsala konsert & kongress. Nel 2010 ha realizzato il cortometraggio  Le fiamme di Nule, che ha portato a delle collaborazioni con le tessitrici di Nule e Ulassai, e ha cominciato a lavorare con la casa di produzione inglese Warp X sviluppando un’idea per un lungometraggio.

* Sardi News

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