ELENA ZANZU, ACROBATA DEL VOLO: DALLA SARDEGNA AL CANADA, TRAPEZISTA NELLA VITA E NEI CIRCHI

il volo oltre oceano di Elena

 
di Giulia Clarkson

Trapezisti della vita, acrobati, funamboli lo si diventa un po’ tutti, in tempi di precarietà. Ma Elena Zanzu, trentenne di Capoterra, occhi che sanno di cielo intenso, delle discipline aeree è una vera professionista. 

Dai circuiti dell’underground e dei teknoraves bolognese, dove diciottenne si trasferisce per proseguire gli studi, grazie a due borse di studio arriva in Canada, per specializzarsi in trapezio oscillante con l’eccezionale maestro russo Victor Fomine, passando per il Belgio. È a Bruxelles che scopre, e frequenta, le arti circensi. L’innamoramento con il trapezio – un colpo di fulmine subito ricambiato – porta Elena a diventare insegnante di discipline aeree, ufficialmente diplomata alla scuola nazionale di circo di Montreal, e a laurearsi a pieni voti in filosofia a Bologna, con una tesi su Il Trapezio Oscillante.

Storie di Circo nell’Aria. Cose che accadono, a chi non si accontenta di avere la testa tra le nuvole, ma si intestardisce a portare in alto il corpo intero. Da bambina, è vero, voleva fare l’astronauta. Ma poi si è aggiunta la necessità dell’arte.

Così oggi Elena, multilingue che oltre all’italiano parla spagnolo, inglese, russo e francese, ha inventato il suo palcoscenico ideale a sette metri d’altezza, di qua e di là dell’oceano. In Sardegna, a casa, torna molto spesso: “La Sardegna mi ha dato l’imprinting. I suoi odori, colori e suoni viaggiano con me. Sono felice di venire da un’isola che il mare separa dal resto del mondo. Ma il mare unisce anche, e quando guardo l’oceano immagino che quell’acqua arrivi a bagnare anche la mia isola. Volando sul trapezio ho la fortuna di girare il mondo e incontrare la gente più disparata. Nel circo, la condivisione del rischio ci porta a conoscerci senza convenevoli. Per questo possono nascere amicizie profonde in pochi istanti e il circo è un po’ una famiglia”.

Tuttavia è non solo questo. Al fondo c’è anche un pensiero etico, dallo sfondo politico: “penso che il potere di trasformazione delle arti sia enorme, e che il corpo possa essere un veicolo per la creazione di un’emozione trasformatrice. Questa è la pulsione che mi fa spiccare il volo. L’entertainment, le performance per i grandi eventi finanziati dalle multinazionali dedite allo sfruttamento e alla discriminazione sociale, sono un modo di fare circo nel quale non mi ritrovo affatto”. Infatti Elena, artista a tutto tondo, anche quando suona (la tromba) o canta lo fa all’interno di quello “straordinario progetto di musica sociale” che è la Banda Roncati a Bologna, il Chaotic Ensemble a Montreal, e un coro di protesta a Barcellona.

La giornata di Elena è faticosa, variegata: tante ore di prova al trapezio, ma anche danza, musica, preparazione fisica, improvvisazione, personaggi, scrittura, sperimentazione. Spesso inizia la mattina presto e finisce la sera tardi. Poi ci sono gli spostamenti, i viaggi, i montaggi, le prove luci e gli spettacoli. E non mancano le sfide: “una volta, in Messico ho fatto uno spettacolo di trapezio oscillante con una maschera che m’impediva quasi completamente la vista. È stato molto emozionante – e un po’ mistico direi – dopo ogni salto e piroetta ritrovare il trapezio nelle mie mani”. Né si fanno desiderare gli imprevisti: “ai controlli di sicurezza dell’aeroporto di Parigi una volta hanno distrutto un pezzo del trapezio considerandolo oggetto contundente”. Altro effetto dei tempi: le esigenze della sicurezza non risparmiano neppure le ali degli angeli.

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