SIMONE TONDO DA ALGHERO A PARIGI COME RE DEGLI CHEF PER GESTIRE IL MIGLIOR BISTROT DI FRANCIA

Simone Tondo è il primo a sinistra

di Andrea Massidda *

Il miglior bistrot di tutta la Francia? Lo gestisce a Parigi Simone Tondo, uno chef nato a Sassari 24 anni fa e che ha frequentato l’istituto alberghiero di Alghero. A certificarlo è la celebre guida culinaria Le Foodding, che nell’edizione 2013 parla del ristorante Roseval – il cui il titolare è appunto Nicola insieme con il socio inglese Michael Greenwold – come di «meilleure table» d’Oltralpe. Un riconoscimento esaltante quanto inaspettato per questo giovane cuoco cresciuto professionalmente alla scuola di Cristiano Andreini e di Roberto Petza (praticamente i due migliori chef sardi) e che dopo vari stage in alcune cucine della Penisola è approdato nella Ville Lumiere, dove lo scorso luglio ha inaugurato il suo locale in rue d’Eupatoria, zona di Ménilmontant, nel multietnico quartiere di Belleville, lo stesso in cui sono ambientate le vicende narrate nei bestseller dello scrittore Daniel Pennac, che ancora vive lì. Ma esattamente che cosa c’è dietro questo successo? Ventiquattro coperti, ambiente caldo e gentilezza a gogò, sembra che il Roseval si distingua soprattutto per alcuni piatti gustosissimi serviti a 35 euro dal maitre di sala Clement Boutreaux (26 anni) e per i vini abbinati dalla sommelier colombiana Erika Biswell (30 anni). «Siamo uno staff giovane e molto affiatato – racconta Simone – e la nostra cucina ha quel tocco di ignoranza e golosità tipicamente italiana che non deve mai mancare. Sarà per questo che anche il quotidiano Le Figaro lo definisce «pop-chef». E la Sardegna è presente nei piatti del Roseval? «Mi capita – spiega Simone – di utilizzare la fregola, ma cerchiamo di basarci sui prodotti dell’Ile de France (la regione di Parigi – ndr) e delle province circostanti. E credo che sia giusto così”. Sogni nel cassetto? «Mi piacerebbe – conclude – avere una locanda con poche camere che servisse una bella colazione classica e la cena. Alghero e Cagliari sarebbero due luoghi affascinanti per un’iniziativa del genere, ma per i sogni ci sarà tempo, ora voglio concentrarmi solo sul mio bistrot».

* La Nuova Sardegna

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