CONTINUITA' TERRITORIALE? "COSI' COM'E' A VERONA NON LA VOGLIAMO". INTERVISTA A MAURIZIO SOLINAS, PRESIDENTE DEL CIRCOLO "SEBASTIANO SATTA" DELLA CITTA' SCALIGERA

nella foto Maurizio Solinas

di Giuseppe Santoro

Al seminario di Sinnai (si legga l’articolo sul numero 429 di Tottus in pari) parlando della continuità territoriale minore: Torino, Bologna, Verona, l’Assessore Christian Solinas ha detto che sarà ripristinata sulla falsariga di quella in revisione.

Tu, un po’ sul feroce, gli hai risposto che così com’è da Verona non la vuoi, parole grosse, perché? Da quando è stata stabilita la CT2 da Verona, si partiva alle 20,40, da Cagliari alle 8 del mattino. Un’assurdità! Chi voleva un volo decente, a metà giornata, doveva andare a Linate. Questi orari non andavano bene neppure a chi abitava a Cagliari e occasionalmente veniva a Verona, per esempio fiere e Vinitaly.

Se non sbaglio, avevi già preso posizione contraria al nascere della “continuità”? Sì, ci fu una lunga intervista su L’Unione Sarda, dove esprimevo le ragioni del malcontento. Gli Assessori d’allora Depau (turismo) e Broccia (trasporti) mi risposero un po’ beffardamente: “…Il presidente del circolo di Verona non ha capito la filosofia della legge…” e aggiunsero che gli orari così concepiti erano stati studiati per favorire: gli ammalati che potevano raggiungere gli ospedali del continente tornando nella giornata; così pure gli studenti universitari, partivano di prima mattina sostenevano l’esame e la sera erano a casa; gli imprenditori, venivano stipulavano l’affare e tornavano a Cagliari nella serata.

Non mi dire scherzi? No, no, hanno scritto proprio così su L’Unione Sarda, ho ancora copia degli articoli.

Ma è ridicolo? Certo. E’ solito concetto sbagliato che si ha sull’emigrante: tutti poveracci e ignoranti, raccontiamogli una frottola. E speriamo sia così, altrimenti c’è veramente da preoccuparsi. La Depau, ginecologa, avrebbe dovuto conoscere bene gli ospedali, pur avendo Verona, una sanità all’avanguardia, nemmeno su appuntamento i tempi sono così veloci, lo sanno bene proprio gli ammalati che ci cercano per trovare una sistemazione alberghiera. Se uno abita a Fonni, Arizzo, Gavoi e dintorni, come fa ad andare a casa quando arriva a Cagliari alle 21,45 o a Olbia alle 23,30? A che ora si deve alzare per prendere l’aereo del mattino? Molto probabilmente, tra levataccia, stress del viaggio e ritorno a notte fonda, in ospedale ci finisce davvero. Hai mai conosciuto uno studente che da Bosa, Pattada, Bonorva e via dicendo, va nelle università del continente, sostiene l’esame e ritorna nella giornata: trovalo e gli facciamo dare da Broccia il nobel della diligenza. La storia degli imprenditori poi mi ha fatto scompisciare dalle risate.

Allora secondo te quali erano le vere ragioni di tali orari? Sinceramente non l’ho ancora scoperto. Si vociferava che fosse Meridiana a volerli. Essa ha più volte smentito, spiegando che tali orari facevano solo male al turismo ed è vero, il numero dei passeggeri diminuì paurosamente. Di certo una scelta improvvisata che non teneva conto del flusso turistico, ma solo d’interessi di pochi frettolosi privilegiati. Non escludo inoltre che questi operativi rispondessero a esigenze di misera propaganda.

Miopia politica? Certamente. Tragicamente si continua sulla stessa linea e si faranno gli stessi errori non accontentando alla fine nessuno. Gli interlocutori non possono più essere solo Regione e compagnie aeree. Le Federazioni dei circoli sardi potrebbero essere utili osservatori, invece sono escluse o superficialmente ascoltate e ammansite con le solite vane promesse se protestano, ci sono gli assessori ai trasporti delle Regioni collegate e gli enti aeroportuali.

Spiegati meglio. E’ indubbio, i sardi fuori sono più di quelli dentro la Sardegna, chi è che conosce meglio le esigenze di costoro se non i circoli dei sardi? Esse, inoltre, non possono ridursi solo a una questione tariffaria a scapito del servizio; l’Assessore veneto ai trasporti ha nulla da dire sui collegamenti verso la Sardegna? Esempio perché in “continuità” è stata collegata Verona che aveva un volo al giorno invece di Venezia che ne aveva due e un bacino d’utenza più ampio? Un rapporto con le regioni collegate potrebbe anche diventare sinergia nella battaglia per smuovere il Governo. Gli enti aeroportuali sborsano fior di quattrini in contributi per favorire i voli delle così dette Low Cost (leggi Alghero e Ryanair). Non sono solo i turisti stranieri a voler andare in ferie in Sardegna, ma anche piemontesi, lombardi, veneti, romani, emiliani, ecc. Com’è stato detto al seminario di Sinnai: più turisti vanno e vengono più sono competitive le tariffe, ma servono regole che garantiscano un servizio certificato offrendo un’accessibilità alla filiera del turismo, tutto questo nel pieno rispetto dei diritti dei passeggeri.

Quali regole ritieni siano necessarie? Regole che garantiscano una corretta concorrenza tra i vettori che diventano anche condizione per creare nuovi posti di lavoro. Chi opera su voli nazionali, soggetti a IVA del 10%, deve avere una società o filiale con bilanci in Italia in modo che gli accertamenti fiscali siano pari ai suoi competitor e che sui guadagni paghino le tasse in Italia, altrimenti questa è evasione fiscale, e chi paga questi costi? Tutti noi! Riguardo alla Sardegna, i voli nazionali devono offrire la possibilità di proseguimenti, dove esistano voli con fasce orarie che lo permettano. E in ultima analisi, ma non meno importante, i voli devono poter essere intermediati dalle Agenzie di Viaggio e Tour Operator con un’accessibilità reale e non solo on-line. Quest’ultimo punto è fondamentale per lo sviluppo turistico, negarne la possibilità non è da intendersi come minor costo aziendale ma è un chiaro metodo per eludere la legge impedendo al passeggero di avere un interlocutore (Agenzia Viaggi) al quale chiedere il danno nel caso che la compagnia aerea non fornisca i servizi acquistati. 

Non vuoi dunque la Continuità Territoriale su Verona? Per me la Continuità deve essere concepita come un ”PATTO” tra cittadini e vettori per collegare una Regione geograficamente sfavorita, se si replicano le superficialità fin qui presentate e non si adottano con serietà e professionalità regole e condizioni sostenibili, Verona ne fa volentieri a meno.

Una risposta a “CONTINUITA' TERRITORIALE? "COSI' COM'E' A VERONA NON LA VOGLIAMO". INTERVISTA A MAURIZIO SOLINAS, PRESIDENTE DEL CIRCOLO "SEBASTIANO SATTA" DELLA CITTA' SCALIGERA”

  1. Condivido in gran parte l’analisi di Solinas però ritengo la trasformazione delle linee giuda in norme che definiscano i criteri di bando troppo importante per l’economia della Sardegna e allo stesso tempo veramente complessa e delicata da liquidare con una battuta.
    In particolare, pur capendo lo sfogo, ritengo pericolosa la provocazione nel non volere la “Continuità” sugli aeroporti minori, perché abbassa il tono del confronto dando spazio alla sterile critica e a chi interviene senza arte ne parte, avendo come scopo di dare visibilità e sostegno alla propria propaganda populista.
    Il tema, invece, è di per se complesso; serve un tavolo di lavoro che alzi il livello del confronto che non ignori, anzi parta dai prioritari aspetti legati alla sostenibilità.
    Sappiamo, come tutte le persone con un minimo di grano salis, che nessun decreto o emanazione Europea può cambiare l’attuale assetto di profonda crisi dei trasporti.
    Con le attuali condizioni fallimentari dei vettori o il problema viene affrontato in una logica di sostenibilità oppure capiremo tardivamente che non sarà solo il costo del biglietto a penalizzare la mobilità e lo sviluppo turistico economico-produttivo dell’Isola.
    Dovremmo chiederci se esiste un qualificato progetto quadro di sviluppo della Sardegna, se per tutti è chiara la centralità dei trasporti, settore che anticipa le tendenze economiche e riflette l’ingovernabilità e la qualità delle strategie riguardanti la mobilità, primario fattore in termini di potenzialità.
    Purtroppo affrontare i veri temi, con esperti e professionisti, non se ne parla.
    Quando se ne parla, non emerge in modo chiaro e netto, da parte delle Istituzioni, quella ‘sete’ di confronto, che è condizione e frutto allo stesso tempo per trovare sostenibili soluzioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *