DA CAGLIARI AGLI EMIRATI ARABI PER SCOPRIRE LA CITTA' PERFETTA CON IL PROGETTO ECOSOSTENIBILE "MASDAR"

Federico Cugurullo nella foto di Antonio Mannu

di Antonio Mannu – Progetto Migrazioni

Questo articolo, nasce dal progetto: “Migrazioni – In viaggio verso i migranti di Sardegna”, un lavoro collettivo di ricerca sulla migrazione sarda. Durante lo sviluppo del progetto sono stati sinora visitati 9 paesi. “Migrazioni” è sostenuto dalla Fondazione Banco di Sardegna, dalla Provincia di Sassari, dalla Camera di Commercio Italiana negli Emirati Arabi e dalla Visual E di Sassari. Al progetto è dedicato un sito web: www.deisardinelmondo.it

«Mi occupo di geografia urbana, degli aspetti sociali di urbanistica e architettura. Gli edifici non mi interessano in quanto tali, ma perché dentro ci vivono persone». Federico Cugurullo è nato a Cagliari nel 1983. Ci incontriamo a Dubai, dove abita da qualche tempo perché impegnato in una ricerca sullo sviluppo ecosostenibile nella regione. L’oggetto principale del suo lavoro è Masdar City, città di nuova costruzione che sta sorgendo ad Abu Dhabi. Federico, dottore di ricerca al King’s College di Londra, sta intervistando persone che hanno a che fare con quest’iniziativa. Gli architetti che l’hanno disegnata, i politici che la finanziano, i dirigenti di aziende private che ci hanno investito, i ricercatori che lavorano all’Università, cuore pulsante di Masdar City, dove si vuol dar vita ad un centro di ricerca sullo sviluppo ecosostenibile. Federico si laurea a Cagliari in Scienze Politiche con una tesi sulla città ideale nella storia moderna. «Sono rimasto affascinato da questi progetti che partivano da un’ idea astratta, platonica, perfetta. Un’idea che veniva tracciata sulla carta e, in alcuni casi, arrivava alla pietra, agli edifici, alle piazze. Una città vera che, la storia ci ha insegnato, raramente manteneva le promesse ideali». Oggi le città di nuova fondazione in fase di realizzazione sono diverse. Oltre a Masdar City una è in costruzione in Oman, due in Korea, una in Cina, un paio negli Stati Uniti e in Inghilterra, una in Spagna ed una in Azerbaijan. «Quando ho dovuto scegliere l’obiettivo della ricerca ho deciso di continuare a lavorare sulla città ideale. Mi son chiesto quale potesse essere oggi». La risposta è stata la città ecosostenibile. La scelta di lavorare su Masdar City è dipesa dal fatto che il progetto nasce negli Emirati, ad Abu Dhabi, produttore e esportatore di petrolio che, come si sa, non è una risorsa pulita. Inoltre gli Emirati in generale sono il paese al mondo dove in media un abitante consuma e inquina di più. «Eppure qui è in atto una campagna per lo sviluppo eco sostenibile, il che, per molti versi, è paradossale. Da geografo ho pensato fosse doveroso studiare il caso, provare a comprendere cosa ci sia alla base di questa politica lungimirante». Alla base di tutto, per Federico, non c’è filantropia; ci sono gli affari. Un progetto di sviluppo urbano così avanzato comporta investimenti che possono fruttare e attira capitali diversi. «È anche una questione di immagine. Tempo fa a Londra c’è stato un incontro, l’European Future Energy Forum, un evento in cui si discute di strategie per lo sviluppo ecosostenibile. Tra i conferenzieri c’era un banchiere che, candidamente, ha affermato che investiva nel settore perché era gradito ai clienti. Naturalmente lo sviluppo eco sostenibile è una buona cosa e ci sono studi che provano come le nuove tecniche non siano ottimali solo per l’ambiente ma, poiché sono più efficienti, garantiscono un gran risparmio di risorse». Nel caso di Masdar City c’è un però, perché il progetto si sviluppa nel deserto ed ha perciò costi altissimi. Per Federico la grande contraddizione è creare da zero una città teoricamente ecosostenibile, in uno dei luoghi del pianeta che lo sono meno e ignorando il contesto. Se anche un domani Masdar City dovesse effettivamente diventare un modello si tratterebbe di una minima percentuale del territorio di Abu Dhabi che, sotto quel profilo, resterebbe nel Medioevo. «Non è un problema di questo progetto soltanto, ma qui l’incongruenza è più evidente. Non so quanto sia corretta questa politica, personalmente partirei più da ciò che c’è, soprattutto punterei sull’educazione, abituando il cittadino a comportamenti virtuosi. Qui tutti si spostano in automobile perché non ci sono marciapiedi. All’inizio della mia visita sono stato una decina di giorni ad Abu Dhabi. Il primo giorno ho deciso di esplorare un po’ e ho fatto una lunga passeggiata. Ad un certo punto ho attraversato delle strisce pedonali, ho proseguito sul lato opposto con l’intenzione di attraversare alla prima occasione: dopo mezz’ora non avevo ancora trovato un passaggio pedonale. Qua le strade sono a otto corsie, passare senza le strisce è un suicidio. Sono tornato indietro». Racconta di essersi trasferito a Dubai anche perché c’è una zona pedonale. Si chiama “The Walk”, la passeggiata, ed è lungo il mare. A Dubai c’è anche la spiaggia ma gran parte non è accessibile, soprattutto di notte. «Qualche giorno fa ero in un locale sul mare, per andare in spiaggia è stato necessario pagare. Io sono abituato a Cagliari, dove la spiaggia è aperta e ci sono, o meglio c’erano, i mitici chioschetti. È bello, c’è una bella atmosfera a Cagliari». Per Federico la sua è una bella città, ma per descrivere in maniera più compiuta i suoi sentimenti racconta un aneddoto. In aereo, anni fa, incontrò un gruppo di tenores che tornava dal Sud America. Saputo che era di Cagliari gli dissero, un po’ scherzando, un po’ sul serio: «È una città bellissima, peccato sia abitata dai cagliaritani». «Scherzo anche io e non voglio generalizzare – aggiunge – ma un po’ di menefreghismo e maleducazione c’è. Ora di base vivo a Londra, città enorme, nonostante tutto più ordinata, e ogni volta che torno a Cagliari la trovo caotica e disorganizzata. Siamo pochi, è una città piccola, ma io ad esempio ho difficoltà a riadattarmi al suo traffico. Se solo ogni cittadino si comportasse più civilmente!” Dell’isola gli manca soprattutto il cibo, ma la nostalgia più forte è per l’acqua, non quella del mare, ma del rubinetto. «L’acqua di Cagliari credo sia ancora una delle migliori in Italia. Penso non ci si renda conto di quanto sia pura e buona. Un lusso che altri non hanno».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *