ANCHE IL CIRCOLO NON E' PIU' UN'ISOLA FELICE: LA CRISI E LA MANCANZA DI RISORSE COLPISCONO IL "MARIA CARTA" DI BERGAMO

nella foto, l'autore dell'articolo, membro del direttivo del circolo "Maria Carta" di Bergamo

di Sergio Oggiano

Si sperava tanto che la crisi in atto da un po’ di tempo ci tenesse lontani da questi problemi (almeno per quanto riguarda il nostro associazionismo), e invece ci troviamo nel bel mezzo di una tempesta con grosse difficoltà a rimanere sopra la linea di galleggiamento.  Parlo della sopravvivenza del nostro Circolo che, dopo aver superato in dodici anni varie peripezie dovute alla mancanza di risorse iniziali, alla inesperienza e improvvisazione, all’imposizione di regole per le associazioni di promozione sociale equiparate a vere e proprie aziende (con tanto di consulenza finanziaria, commerciale e legale), a vedute futuristiche miopi, al conseguente disimpegno da parte di chi inizialmente pareva crederci e la mancanza di ricambio generazionale, ora ci è di ostacolo anche questo periodo difficile per tutti. Il giusto e privilegiato pensiero, in un momento come questo, è orientato a risolvere situazioni di vitale e primaria importanza rispetto al prosieguo della nostra associazione. Però è corretto che i Soci vengano informati e invitati a esprimere un loro parere su come voler e poter continuare una bella realtà fortemente voluta e portata avanti da chi ancora fa parte di questo Circolo. La Regione Sardegna naviga in cattive acque, ripiegandosi su se stessa per una crisi cosi grave mai conosciuta. E’ naturale che l’attenzione in questi momenti sia da dedicare ai conterranei (a cui va tutta la nostra solidarietà) che in questo momento non hanno un futuro, una casa e non riescono più a mettere insieme il pranzo con la cena. E’ ovvio che questi nostri fratelli siano i primi nella lista a cui investire i pochi soldi che Roma invia. E’ normale che il contributo che la Regione ci dà per avere “mini ambasciate” nel mondo (compresa quella che riguarda noi di Bergamo), si è notevolmente affievolito negli ultimi tre anni e le previsioni future, già dall’anno prossimo, non lasciano sperare tanto. A questo punto l’alternativa è trovare altre soluzioni che comprendono l’ autofinanziamento o altri tipi di collaborazione con sponsor e organizzazioni locali da individuare nel tessuto sociale in cui si opera. Domenica 26 novembre scorso, al Consiglio Nazionale della Fasi a Milano, si è discusso animatamente delle problematiche attuali viste anche in proiezione futura e si è notato subito che, chi più chi meno, era nelle stesse nostre condizioni.

Si è parlato di come poter sopperire a questo momento critico, in cui ci vengono chiesti cambiamenti repentini senza aspettare che la tempesta si calmi e, anche se ciò dovesse accadere, lo scenario non sarebbe più lo stesso. Non si vuole fare allarmismo o terrorismo psicologico ma essere informati è il minimo che si possa fare e non certo nascondendo la testa sotto la sabbia. Bisogna aprire un ampio dibattito, libero da preconcetti o posizioni ormai obsolete, per il forte rilancio delle associazioni dei sardi nel mondo ma non con lo smantellamento della rete operativa costruita negli anni. Non è facile spiegare la necessità di cambiamento e della inevitabile riconversione della natura dei circoli e delle attività.  Una delle idee proposte è quella di accorpare i Circoli che gravitano nello stesso comune o unire quelli che risiedono a distanze minime. Un’altra è quella di trasformarli in Circoli multimediali o virtuali, eliminando cosi spese di manutenzione di sedi costose e poco utilizzate. Molta attenzione è stata data alla modifica della legge regionale sull’emigrazione n° 7/91, che la Regione Sardegna sta facendo passare in giunta e che stravolge completamente le richieste fatte dalla Fasi al Congresso Nazionale dello scorso anno. Anche per noi è arrivato il momento di decidere cosa fare da “grandi”.

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