LA MATEMATICA NON E' UN'OPINIONE: CONSIDERAZIONI DELLA PRESIDENTE DEL "SARDISCHES KULTURZENTRUM" DI BERLINO SULLA QUESTIONE DEI TAGLI DELLE RISORSE DALLA REGIONE SARDEGNA

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di Alexandra Porcu

Lo sappiamo, c’è la crisi. E i tagli sono necessari. E c’è il patto di stabilità e, purtroppo, lo sappiamo che dobbiamo tenere duro. Vorrei fare un altro discorso. I circoli sardi e le associazioni sarde nel mondo hanno una funzione che forse non è entrata ancora nella testa alle persone che stanno distribuendo i soldi della Regione Sardegna. Ormai, nel giro di quattro anni, i fondi per l’emigrazione hanno subito un taglio del 60%. Ignorando di fatto che i soldi che escono fuori dall‘isola, ritornano al 200%. La maggior parte di queste associazioni che riceve i contributi, li spende per mantenere una sede. Una sede nella quale gli emigrati consumano prodotti sardi. Il prezzo medio di una sede ammonta dai 600 ai 1000 euro al mese d‘affitto. In ognuna di queste sedi, si consumano vini, formaggi, salumi e altro. In tante sedi si fanno delle cene con prodotti sardi, importando culurgionis, gnocchetti sardi, sebadas e così via. Per acquistare i prodotti sardi in queste Associazioni in Italia e all’estero si spendono delle risorse importanti. Le entrate servono per chiudere le spese per l’attività culturale. I tagli del 2012 hanno toccato proprio le attività culturali. Il problema che nasce però da questi tagli è che le sedi subiscono una minore frequenza dai soci. Se non c’è attività, la motivazioni scendono e le sedi rimangono deserte. Con questo trend si arriverà al giorno in cui nessuno più andrà al circolo. Le attività culturali, messe in piedi con mille difficoltà dal volontariato dei direttivi e dal piccolo contributo regionale, quest’anno non si sono svolte. Le attività culturali avevano sempre lo scopo di promuovere la Sardegna. Un sentimento nobile sviluppato dagli emigrati che si sentono comunque piccoli Ambasciatori della Sardegna. Queste attività culturali fanno conoscere la Sardegna nel mondo. Gli italiani, tedeschi, francesi, spagnoli, argentini, australiani vanno in vacanza in Sardegna, comprano cibi sardi, libri sardi e fanno in più anche promozione se rimangono soddisfatti dalle ricchezze che offre la cultura e la terra sarda. Le attività dei circoli creano anche un piccolo indotto ai commercianti, agli artigiani e agli artisti sardi sempre molto ricercati in giro per il mondo dove sventola una bandiera con i quattro mori. Questo dimostra che tutti i contributi dati dalla Sardegna ai Circoli e alle Associazioni ritornano in qualche modo nell’isola. La Regione quest’anno ha deciso di spendere 2.000.000 per l’intera emigrazione. Guardiamo bene questa cifra e prendiamo in considerazione il numero dei sardi e i loro discendenti all’estero. Stiamo parlando di almeno 1.000.000 di persone al mondo che hanno DNA e sangue sardo nelle loro vene. Arriviamo al fatto che la Regione Autonoma della Sardegna nel 2013 spenderà per ognuno di loro 2 euro a testa. Anche se non tutti frequentano le nostre associazioni per disinteresse o per questioni logistiche. Molti ci seguono da lontano e con simpatia. Ma chiediamoci quanti soldi spende un sardo all’estero ogni anno per la Sardegna? Un sardo che frequenta un circolo, tra cibo, libri, viaggi e regali agli amici di prodotti sardi, arriva a una cifra di almeno 2.000 euro all’anno. Ultimamente ho sentito spesso che si dovrebbero chiudere i circoli “meno attivi”. Questa non può essere una soluzione accettabile. Ogni circolo ha la sua funzione, ogni circolo ha il diritto di esserci perchè porta un beneficio alla Sardegna. Ogni circolo che si chiude è una perdita. Ci sono associazioni che sono state chiuse perché i loro dirigenti, arrivati ad una certa età, hanno deciso di tornare in Sardegna e spendere lì le loro pensioni lavorate in altri paesi. Sarebbe stato così se avessero tagliato il cordone ombelicale con Tzia Ichnusa? Qui non si tratta di criticare le decisione della Regione Sardegna. Qui si tratta solo di ricordare che ci siamo, che viviamo e che abbiamo il diritto di mandare avanti le peculiarità della terra che ci ha partorito. E se ci chiedete il perché? Ho il dovere di citare un mio carissimo amico, Ivo Murgia: “Poita ancora seus in custa terra e ancora seus is Sardus”.

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